La con­qui­sta del­lo spa­zio con­ti­nua

Do­po Mar­te, la Na­sa pun­ta le sue ri­cer­che sul più gran­de dei “pia­ne­ti na­ni”. Per ca­pi­re da do­ve ve­nia­mo

GQ (Italy) - - Sommario - Te­sto di KEN­NE­TH CHANG

Qual è la me­tra­tu­ra mi­ni­ma di un pianeta?

È pic­co­lo. È ton­do. E un tem­po era un pianeta, ma poi lo han­no esclu­so dal club a cau­sa del­le sue di­men­sio­ni: trop­po ri­dot­te. A mar­zo una son­da del­la Na­sa ci at­ter­re­rà so­pra per da­re ini­zio al­la pri­ma esplo­ra­zio­ne rav­vi­ci­na­ta di quel­lo che vie­ne def­ni­to un “pianeta nano”.

No, non è Plu­to­ne. È Ce­re­re. Lar­go 900 chi­lo­me­tri, è l’aste­roi­de più gran­de tra Mar­te e Giove. « Stia­mo per sve­la­re gli af­fa­sci­nan­ti se­gre­ti di un mon­do fat­to di roc­cia e ghiac­cio » , dice Marc Ray­man, ca­po in­ge­gne­re del­la son­da Na­sa Da­wn. Più avan­ti, que­st’an­no, an­che il più gran­de, e mol­to più fa­mo­so pianeta nano, Plu­to­ne, avrà le sue bel­le foto rav­vi­ci­na­te quan­do un’al­tra son­da del­la Na­sa, la New Ho­ri­zons, gli pas­se­rà vi­ci­no.

In­tan­to si la­vo­ra a un al­tro obiet­ti­vo: Ce­re­re, un aste­roi­de tra Mar­te e Giove

Que­ste due mis­sio­ni do­vreb­be­ro for­ni­re una ma­rea di da­ti per aiu­tar­ci ad ave­re un’immagine più chia­ra sia di Ce­re­re che di Plu­to­ne e quin­di for­ni­re qual­che in­di­zio in più sul­le ori­gi­ni dell’uni­ver­so e del no­stro si­ste­ma so­la­re.

Ma do­vreb­be­ro an­che riac­cen­de­re il dibattito su co­sa sia esat­ta­men­te un pianeta. Lan­cia­ta nel 2006 per un viag­gio lun­go cin­que mi­liar­di di chi­lo­me­tri fno a Plu­to­ne, la New Ho­ri­zons ora si tro­va a cir­ca 200 mi­lio­ni di chi­lo­me­tri, di­stan­za che sta co­pren­do a una ve­lo­ci­tà di 50mi­la chi­lo­me­tri all’ora. «Quan­to rag­giun­ge­rà il pun­to più vi­ci­no, a 13mi­la chi­lo­me­tri di di­stan­za, le foto che scat­te­rà avran­no una ri­so­lu­zio­ne di 70 me­tri per pixel», pun­tua­liz­za il dot­tor S. Alan Stern, lo scien­zia­to re­spon­sa­bi­le del­la mis­sio­ne New Ho­ri­zons.

L’esclu­sio­ne di Plu­to­ne dal­lo sta­tus di

pianeta, nel 2006, ha crea­to mol­ta con­fu­sio­ne sull’esat­ta de­fi­ni­zio­ne di co­sa sia un pianeta. L’unio­ne Astro­no­mi­ca In­ter­na­zio­na­le, che è re­spon­sa­bi­le in ma­te­ria di no­mi, ha in­ven­ta­to una nuo­va ca­te­go­ria, i “pia­ne­ti na­ni”, per in­di­ca­re sia Plu­to­ne sia il suo cu­gi­no vir­tua­le, Eris. Su­sci­tan­do an­co­ra più con­tro­ver­sie e con­fu­sio­ne, l’as­so­cia­zio­ne sta­bi­lì che i pia­ne­ti na­ni (e Ce­re­re, in quel­la stes­sa oc­ca­sio­ne, fu pro­mos­so da “aste­roi­de” a “pianeta nano”) non era­no pia­ne­ti. Il dot­tor Stern non ha pro­ble­mi ad am­met­te­re che l’at­tua­le def­ni­zio­ne «è stu­pi­da». E ag­giun­ge: «Non ci han­no dav­ve­ro ca­pi­to nien­te».

Marc W. Buie, astro­no­mo del Sou­th­we­st Re­sear­ch In­sti­tu­te di Boul­der, Colorado, e mem­bro del team New Ho­ri­zons, è d’ac­cor­do con il dot­tor Stern ma si au­gu­ra che la questione ven­ga su­pe­ra­ta: « Quel­la di Plu­to­ne è una fac­cen­da dav­ve­ro fa­sti­dio­sa che di­strae e ba­sta. Bi­so­gna an­da­re ol­tre que­ste di­scus­sio­ni non scien­ti­f­che e ar­ri­va­re al­le cose dav­ve­ro in­te­res­san­ti».

Di “cose dav­ve­ro in­te­res­san­ti” da ri­sol­ve­re, per gli scien­zia­ti, in ef­fet­ti ce ne so­no un sac­co. Per esem­pio: per­ché Plu­to­ne, che quan­do Cly­de Tom­bau­gh lo sco­prì nel 1930 era ros­so, all’im­prov­vi­so, tra il 2000 e il 2002, è diventato an­co­ra più ros­so? E poi per­ché, visto che se­gue un’or­bi­ta che lo al­lon­ta­na dal So­le, la sua at­mo­sfe­ra non si è ghiac­cia­ta pre­ci­pi­tan­do al suo­lo, come mol­ti scien­zia­ti ave­va­no ipo­tiz­za­to? E quante lu­ne esat­ta­men­te gli gi­ra­no at­tor­no? So­no dav­ve­ro solo cin­que?

Quan­do Ce­re­re fu sco­per­to, nel 1801, fu in­se­ri­to nel­la li­sta dei pia­ne­ti. Ne­gli an­ni successivi, pe­rò, gli astro­no­mi ri­ten­ne­ro che era ri­di­co­lo chia­ma­re pianeta ogni pez­zo di roc­cia tra Mar­te e Giove. Co­sì Ce­re­re e le al­tre roc­ce fu­ro­no clas­si­f­ca­ti come aste­roi­di. Che Ce­re­re fos­se ro­ton­do pur sen­za es­se­re un pianeta non im­por­ta­va a nes­su­no fin­ché an­che Plu­to­ne, pu­re lui ro­ton­do, non di­ven­tò un non-pianeta.

Co­mu­ne­men­te si def­ni­sce pianeta “una co­sa gran­de or­bi­tan­te at­tor­no al So­le”. L’U. A. I. pro­vò ad ag­giun­ge­re “gran­de”, sta­bi­len­do che un pianeta com­ple­ta­men­te svi­lup­pa­to “ha ri­pu­li­to le vi­ci­nan­ze in­tor­no al­la sua or­bi­ta”; mentre i pia­ne­ti na­ni de­vo- no es­se­re ab­ba­stan­za lar­ghi da far sì che la lo­ro for­za di gra­vi­tà dia lo­ro una for­ma sfe­ri­ca. An­che gli scien­zia­ti a cui pia­ce que­sta def­ni­zio­ne am­met­to­no che la U.A.I. non si è espres­sa mol­to be­ne.

«È scrit­ta in un mo­do ter­ri­bi­le», dice Mi­chael E. Brown, l’astro­no­mo del Ca­li­for­nia In­sti­tu­te of Tech­no­lo­gy che ha sco­per­to Eris e da­to il via al­la catena di even­ti che han­no poi por­ta­to al de­clas­sa­men­to di Plu­to­ne. Nean­che lui ha pro­ble­mi a espri­me­re la sua opi­nio­ne: il li­bro che ha scrit­to nel 2010 è in­ti­to­la­to How I Kil­led Plu­to, and Why It Had It Co­ming (“Come ho am­maz­za­to Plu­to­ne, e per­ché se l’è cer­ca­ta”).

A og­gi nien­te la­scia sup­por­re che la U. A. I. ri­ve­drà la questione dei pia­ne­ti: Thier­ry Mont­mer­le, il se­gre­ta­rio ge­ne­ra­le dell’or­ga­niz­za­zio­ne, ha det­to che «la gran­de mag­gio­ran­za del­la co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le dei pla­ne­to­lo­gi ha ac­cet­ta­to quel­la def­ni­zio­ne in mo­do chia­ro».

Di si­cu­ro c’è che la fac­cen­da sem­bra ap­pas­sio­na­re sem­pre me­no. Il dot­tor Brown ha svelato che, di questi tempi, è mol­to ra­ro sen­ti­re qual­cu­no la­men­tar­si del de­clas­sa­men­to di Plu­to­ne mentre, die­ci an­ni fa, ri­ce­ve­va re­go­lar­men­te del­le te­le­fo­na­te di in­sul­ti: «Di so­li­to mi chia­ma­va­no in dei mo­di co­sì vol­ga­ri che non ave­vo nem­me­no idea di co­sa vo­les­se­ro di­re, per cui ero co­stret­to a chie­de­re ai miei stu­den­ti, i qua­li, non di ra­do, si ri­fu­ta­va­no di ri­spon­de­re, per­ché trop­po im­pe­gna­ti a ro­to­lar­si a ter­ra dal­le ri­sa­te».

QUANTE LU­NE GLI GI­RA­NO AT TOR­NO: SO­NO DAV­VE­RO SOLO CIN­QUE? La son­da New Ho­ri­zons è qua­si ar­ri­va­ta: man­ca­no solo 200 mi­lio­ni di chi­lo­me­tri

LA SON­DA NEW HO­RI­ZONS IN UN REN­DE­RING CHE LA MO­STRA MENTRE SI AV­VI­CI­NA A PLU­TO­NE

SOT­TO: FIN­TE PUB­BLI­CI­TÀ TU­RI­STI­CHE RE­TRÒ CREA­TE DAL­LA NA­SA PER CE­LE­BRA­RE LE SCOPERTE DEL TE­LE­SCO­PIO SPA­ZIA­LE KE­PLE­RO

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