IL QUE­STIO­NA­RIO DI CHAR­LES DE GAULLE

GQ (Italy) - - Storie - di COSTANTINO DEL­LA GHERARDESCA

Pianista, compositore e di­ret­to­re d’or­che­stra, è sta­to un en­fant pro­di­ge del­la ta­stie­ra: suo­na­va già a tre an­ni. Per

Jo­sé Mi­guel Ma­schiet­to

( nel­la foto sot­to) sce­glie­re il Con­ser­va­to­rio a Ve­ne­zia, sua cit­tà di ado­zio­ne ( ha ori­gi­ni ecua­do­ria­ne) è sta­to ine­vi­ta­bi­le. Do­po il di­plo­ma in pia­no­for­te con Maurizio Pol­li­ni, Mi­guel, in ar­te Al­chy­mi­sta Snu, si lau­rea in di­re­zio­ne d’or­che­stra al Con­ser­va­to­rio “Giu­sep­pe Verdi” di Mi­la­no. Si spo­sta quin­di a Lon­dra, pres­so la Royal Aca­de­my of Mu­sic, ri­tor­na in Ita­lia per il Tea­tro al­la Sca­la e dal 2010 ri­sie­de a Pra­ga, do­ve la­vo­ra con la flar­mo­ni­ca del­la ca­pi­ta­le ce­ca. Non solo mu­si­ca. L’al­tra sua pas­sio­ne è la mo­da. Non a ca­so ha una sti­li­sta per­so­na­le, la gio­va­ne Mi­chae­la Skuh­ra­va (suoi gli abi­ti che in­dos­sa nel­la foto), e un solo fo­to­gra­fo da cui si fa ri­trar­re, Arthur Koff (che fr­ma que­sto ri­trat­to). Un ve­ro al­chi­mi­sta di sti­le, dun­que, per­ché, come lui stes­so af­fer­ma: «La mu­si­ca è come una ma­gni­f­ca crea­zio­ne di hau­te cou­tu­re ».

Qual è il profumo/ acqua di co­lo­nia che me­glio

rap­pre­sen­ta la tua ani­ma?

«Ve­ti­ver, un’es­sen­za che rac­chiu­de ele­gan­za e di­scre­zio­ne, un profumo che ac­com­pa­gna le no­te di ogni mio con­cer­to ».

Che qua­li­tà am­mi­ri in un ri­sto­ran­te?

«Il ri­sto­ran­te idea­le non esi­ste, esi­sto­no mo­men­ti di con­vi­via­li­tà e ricordi che per me so­no da sem­pre le­ga­ti a di­scre­zio­ne, ec­cel­len­za del ser­vi­zio, am­bien­te ele­gan­te, at­ten­zio­ne al­le esi­gen­ze del clien­te ».

Che qua­li­tà de­si­de­ri in un al­ber­go?

« Se rie­sce a far­mi pro­va­re una sen­sa­zio­ne di di­stac­co dal re­sto del mon­do, do­ve la camera – con una gran­de va­sca – di­ven­ta il mio ri­fu­gio tem­po­ra­le ».

Qual è la tua com­pa­gnia ae­rea pre­fe­ri­ta?

«Luf­than­sa, per­ché non mi han­no mai smar­ri­to il ba­ga­glio ».

Co­sa de­te­sti più di tut­to, nell’ar­re­da­men­to?

«I fo­ri di pla­sti­ca e le lu­ci al neon, che fan­no un po’ sa­la ope­ra­to­ria ».

Che va­lu­ta in­ter­na­zio­na­le vor­re­sti es­se­re?

«Una ban­co­no­ta da 2.000 co­ro­ne ce­che, per­ché so­pra ci so­no raff­gu­ra­te la li­ra e la ce­tra ».

Qual è il ge­ne­re di scar­pa che di­sprez­zi di più?

« Gli zep­po­ni con la pa­ra an­ni ’ 90, un ri­cor­do di quan­do ero ra­gaz­zo. Co­strin­ge­va­no tutti a una po­stu­ra pri­mor­dia­le ».

Chi è il tuo designer pre­fe­ri­to, da Char­les Wor­th fno a og­gi?

«YSL, Tom Ford... Tan­ti. Ma nel mio cuo­re, per so­brie­tà ed ele­gan­za, c’è Gior­gio Ar­ma­ni».

Un eroe di ele­gan­za, nel­la vi­ta rea­le?

«Lu­ca Cor­de­ro di Mon­te­ze­mo­lo ».

Un do­no di bellezza?

«Per ora mi va­do be­ne co­sì».

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