Man­te, squali e su­per­ma­na­ger

di NIC­CO­LÒ AM­MA­NI­TI

GQ (Italy) - - Fuori Luogo -

Sia­mo al­le Mal­di­ve. Tut­to se­con­do aspet­ta­ti­ve. Quat­tro, for­se quat­tro stel­let­te e mez­zo. La mia Lia se la me­ri­ta pro­prio que­sta va­can­za. Stia­mo in­sie­me da 15 an­ni, mi ha da­to due fi­glie e come cor­po non ha nien­te da in­vi­dia­re a que­ste tren­ten­ni sen­za tet­te e con il cu­lo piat­to.

Di­cia­mo che so­no tec­ni­ca­men­te in pen­sio­ne a cin­quant’an­ni. Ho fat­to il di­stri­bu­to­re per vent’an­ni. Mi è sem­pre an­da­ta be­ne, ma dal 2005 ho co­min­cia­to a sof­fri­re la cri­si e un an­no fa ho ca­pi­to che era me­glio mol­la­re.

Ho la Cri­sti­na e la Ele­na che non mi la­vo­ra­no e le spe­se che pri­ma fa­ce­vo in sciol­tez­za adesso co­min­cia­no a pe­sa­re e quin­di la va­can­za si met­te sem­pre all’ul­ti­mo po­sto. Cri­si, gra­ne va­rie, in­som­ma, sta di fat­to che la va­can­za salta sem­pre. Ma a novembre sen­za di­re nien­te a nes­su­no so­no an­da­to su in­ter­net, tut­to da solo, e ho va­lu­ta­to i viag­gi pos­si­bi­li. Tutti i co­sti de­gli ae­rei, le of­fer­te la­st minute, i vo­ti di Tri­pad­vi­sor, ho let­to pa­rec­chi forum e al­la fne ho pre­no­ta­to una settimana in un’isola del­le Mal­di­ve. Il resort ha i vo­ti più al­ti per quan­to ri­guar­da la pu­li­zia, il per­so­na­le e il ci­bo. Sot­to l’al­be­ro ho mes­so tut­te le stam­pa­te del­le pre­no­ta­zio­ni. La mia Lia si è com­mos­sa e so­prat­tut­to si è pre­oc­cu­pa­ta del­le sma­glia­tu­re e del­la cel­lu­li­te. Ma io le ho det­to: «Hai qua­rant’an­ni e sei una bom­ba».

Adesso sia­mo qui. El Niño ha mas­sa­cra­to la bar­rie­ra co­ra­li­na ma ho visto una man­ta a ri­va e due squa­let­ti.

Po­sto tran­quil­lo. Ci han­no da­to una junior sui­te sul­la spiag­gia per­ché ho pian­ta­to un ca­si­no che il bun­ga­low non ave- va in­ter­net e sul­la pre­no­ta­zio­ne ri­sul­ta­va. Ci sa­reb­be­ro le wa­ter vil­las ma tra una stron­za­ta e l’al­tra co­sta­va­no 300 dol­la­ri in più a not­te. E per ave­re co­sa? La tua sca­let­ta che ti por­ta al ma­re? Cer­to è più esclusiva, lo de­vo am­met­te­re, e le stan­ze so­no un’al­tra co­sa e hai il ri­sto­ran­te do­ve man­gi al­la car­ta.

In­som­ma ci piaz­zia­mo. La mia Lia si è al­lun­ga­ta sul­la sdra­io con le cre­me e gli au­ri­co­la­ri e chi si è visto si è visto. La se­ra la ritiro in sui­te e la ri­met­to fuori la mat­ti­na.

Tre gior­ni fa nel­la junior ac­can­to si è in­se­dia­ta una cop­pia. Lei bel­la don­na, gio­va­ne, si ab­bru­sto­li­sce ac­can­to al­la mia Lia. Lui, quan­do ho sa­pu­to in re­cep­tion chi era, per po­co non so­no sve­nu­to. Tutti era­no stra­vol­ti. È Ila­rio Ca­pric­cio. Il su­per­ma­na­ger.

Non vo­glio di­re che sia­mo ai li­vel­li di Mar­chion­ne, ma più o me­no. Sa­pe­re che la spon­da del mio let­to è di­vi­sa dal suo da una fla di mat­to­ni mi emo­zio­na. An­che Lia è sor­pre­sa che un uo­mo co­sì po­ten­te non ha scel­to le wa­ter vil­las ma i bun­ga­low. Ma io le ho spie­ga­to che pro­prio per una scel­ta come que­sta è un gran­de. È uno come noi. È uno che tie­ne du­ro. Se si ve­des­se. Non è mai usci­to dal­la junior. Si fa por­ta­re il ci­bo in stan­za. At­tra­ver­so le ten­de sem­pre chiu­se lo ve­do muo­ver­si. La mo­glie, Car­men, bra­si­lia­na, dice che è fat­to co­sì. Che lui la­vo­ra. E in­fat­ti lo sen­to at­tra­ver­so il mu­ro che par­la di affari al te­le­fo­no tut­to il gior­no. Il mio so­gno sa­reb­be far­ci ami­ci­zia, sen­za dar­gli fa­sti­dio, i ma­na­ger han­no bi­so­gno di con­fron­tar­si con gente tran­quil­la che non si fa im­pres­sio­na­re dai no­mo­ni. Far­si la cena mal­di­via­na in­sie­me e par­la­re di economia. Ma lo ca­pi­sco. An­che io al suo po­sto mi rin­ta­ne­rei.

In­som­ma, og­gi era­va­mo con la clas­se di snor­ke­ling al­la ri­cer­ca di un fan­to­ma­ti­co squalo ba­le­na che di­co­no si ag­gi­ri vi­ci­no al reef. Uno ac­can­to all’al­tro con il bio­lo­go che ci spie­ga­va l’eco­si­ste­ma co­ral­li­no, e a un cer­to pun­to la mia Lia co­min­cia a ur­la­re e ho pen­sa­to che fos­se sta­ta ad­den­ta­ta da un pe­sce­ca­ne. Ci gi­ria­mo tutti e lo ve­dia­mo! S’im­mer­ge­va e ri­sa­li­va con gra­zia, il ven­tre un po’ gon­fo e quel te­sto­ne.

Ab­bia­mo co­min­cia­to a se­guir­lo pin­neg­gian­do, tut­to il grup­po, come mat­ti.

Il bio­lo­go ur­la­va: « Non lo di­stur­ba­te. Mi rac­co­man­do. Ab­bia­te ri­spet­to » . Tutti noi sa­pe­va­mo che è una co­sa ra­ra ve­de­re Ila­rio Ca­pric­cio co­sì, a quell’ora, in acqua.

Uno di Pa­do­va gli ha fat­to pu­re un vi­deo. Gli ho chie­sto di con­di­vi­der­lo. Mi ha det­to di sì, ma non cre­do che lo fa­rà. Io al­me­no me lo ter­rei.

UNA SETTIMANA IN UN’ISOLA DEL­LE MAL­DI­VE: CO­SÌ PER­FET­TA CHE SEM­BRA PLA­STI­CA

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