Mal d’africa

Mentre BO­KO HA­RAM con­ti­nua a se­mi­na­re il terrore, a San Va­len­ti­no la Ni­ge­ria va al vo­to. Per cam­bia­re?

GQ (Italy) - - Sommario - Te­sto di TOLU OGUNLESI

Mentre Bo­ko Ha­ram se­mi­na il terrore,

la Ni­ge­ria va al vo­to. Per cam­bia­re?

Qui a La­gos, cuo­re com­mer­cia­le del­la Ni­ge­ria, vie­ne la ten­ta­zio­ne di con­si­de­ra­re Bo­ko Ha­ram, il grup­po ter­ro­ri­sti­co isla­mi­sta che da più di cin­que an­ni con­du­ce una ve­ra e pro­pria guer­ra nel Nor­de­st del Pae­se, come una tra­ge­dia lon­ta­na. Sia­mo, ov­via­men­te, con­sa­pe­vo­li del­le con­se­guen­ze ne­ga­ti­ve: le mi­glia­ia di mor­ti, le cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di per­so­ne in fu­ga, le in­fra­strut­tu­re di­strut­te – scuo­le, chie­se, mo­schee, case, sta­zio­ni del­la po­li­zia – per la cui ri­co­stru­zio­ne ser­vi­ran­no an­ni e mi­lio­ni di eu­ro. Ma qui nel Sud del­la Ni­ge­ria è fa­ci­le non sen­tir­si coin­vol­ti dal pro­ble­ma.

La ve­ri­tà, in­ve­ce, è che l’im­pat­to del­la ri­vol­ta si dif­fon­de in tut­to il Pae­se. A far­mi apri­re gli oc­chi è sta­ta una vi­si­ta che ho fat­to lo scor­so an­no in un mer­ca­to dei tes­su­ti ad Abeo­ku­ta, una cit­tà un cen­ti­na­io di chi­lo­me­tri a nord di La­gos.

Ero lì per in­ter vi­sta­re dei mer­can­ti sul lo­ro la­vo­ro. Mentre par­la­va­mo del­le dif­f­col­tà che de­vo­no fron­teg­gia­re, mi aspet­ta­vo le so­li­te ri­spo­ste: il co­sto dell’elet­tri­ci­tà, le tas­se, l’ac­ces­so al cre­di­to. È per que­sto che ri­ma­si mol­to sor­pre­so quan­do una don­na ci­tò Bo­ko Ha­ram: un nu­me­ro ri­le­van­te dei suoi clien­ti vi­ve­va­no nel Nord del­la Ni­ge­ria e, do­po l’ini­zio del­la ri­vol­ta, ave­va­no smes­so di fa­re i lo­ro or­di­ni.

I le­ga­mi com­mer­cia­li tra Nord e Sud so­no an­co­ra più im­por­tan­ti nel set­to­re dell’agri­col­tu­ra. La mag­gior par­te del ci­bo del Pae­se vie­ne in­fat­ti dal­le zo­ne dell’in­sur­re­zio­ne. Po­ti­skum, una cit­tà che i mi­li­tan­ti ji­ha­di­sti han­no at­tac­ca­to di­ver­se vol­te ne­gli ul­ti­mi an­ni, uc­ci­den­do de­ci­ne di per­so­ne, ospi­ta uno dei più gran­di mer­ca­ti di be­stia­me dell’in­te­ra Africa Oc­ci­den­ta­le. A Chi­bok, il vil­lag­gio da cui so­no sta­te ra­pi­te cen­ti­na­ia di ra­gaz­ze lo scor­so apri­le, la­vo­ra­no tan­ti con­ta­di­ni che col­ti­va­no il gra­no di­stri­bui­to su tut­to il ter­ri­to­rio na­zio­na­le.

La sto­ria del Pae­se: una lun­ga scia di san­gue

Qual­che me­se fa ho par­la­to con il pa­dre di una di quel­le ra­gaz­ze. Come mol­ti dei con­ta­di­ni dell’area, era ter­ro­riz­za­to all’idea di an­da­re nei cam­pi a la­vo­ra­re, e la sta­gio­ne sta­va praticamente fnen­do. Non sol­tan­to, quin­di, non sa­prà come nu­tri­re la sua fa­mi­glia, ma non avrà nean­che al­cu­na ec­ce­den­za da ven­de­re.

Per i ni­ge­ria­ni, quel­la eco­no­mi­ca è una pre­oc­cu­pa­zio­ne sem­pre pre­sen­te: il Pae­se sem­bra spes­so in ba­lia del­la ci­cli­ci­tà del prezzo del pe­tro­lio, del­le sva­lu­ta­zio­ni del­la mo­ne­ta e del­la cre­sci­ta del debito pub­bli­co. La cam­pa­gna di terrore di Bo­ko Ha­ram, pe­rò, si sta di­mo­stran­do il prin­ci­pa­le pro­ble­ma con cui il Pae­se de­ve fa­re i con­ti.

Quel­lo che ri­sul­ta dif­f­ci­le da ca­pi­re e da fron­teg­gia­re è la mi­nac­cia al­la na­zio­ne che Bo­ko Ha­ram rap­pre­sen­ta. La Ni­ge­ria non è estra­nea all’in­sta­bi­li­tà po­li­ti­ca: la no­stra sto­ria è co­stel­la­ta di scon­tri e som­mos­se che han­no pro­dot­to un nu­me­ro di vit­ti­me inim­ma­gi­na­bi­le in Oc­ci­den­te. Al­la fne de­gli An­ni 60, il Pae­se ven­ne scon­vol­to da una guer­ra ci­vi­le cau­sa­ta dal­la se­ces­sio­ne del­la regione del Bia­fra: un con­fit­to che co­stò più di un mi­lio­ne di vit­ti­me.

Nes­su­na del­le cri­si suc­ce­du­te­si in an­ni re­cen­ti, pe­rò, può es­se­re pa­ra­go­na­ta all’at­tua­le ri­bel­lio­ne del Nord. Il con­teg­gio to­ta­le del­le vit­ti­me è ar­ri­va­to a su­pe­ra­re gli 11.000 mor­ti. Lo sco­po di­chia­ra­to di Bo­ko Ha­ram è quel­lo di crea­re un ca­lif­fa­to isla­mi­co, ma l’or­ga­niz­za­zio­ne di­mo­stra po­ca pro­pen­sio­ne a riu­scir­ci con un le­git­ti­mo governo al­ter­na­ti­vo.

Un eser­ci­to di psi­co­pa­ti­ci ma­sche­ra­ti da pre­di­ca­to­ri

I re­so­con­ti di un mas­sa­cro a Ba­ga, po­che settimane fa, e le immagini sa­tel­li­ta­ri del­le di­stru­zio­ni su lar­ga sca­la nel­la vi­ci­na Do­ro Go­won, chia­ri­sco­no il fat­to che la Ni­ge­ria si tro­va di fron­te a un eser­ci­to di psi­co­pa­ti­ci ma­sche­ra­ti da pre­di­ca­to­ri isla­mi­ci. E l’uni­ca ri­spo­sta sen­sa­ta al­la lo­ro azio­ne do­vreb­be es­se­re quel­la mi­li­ta­re. Il governo, in­ve­ce, con­ti­nua a in­ce­spi­ca­re tra un di­sa­stro e l’al­tro, la­scian­do­ci tutti con­fu­si sul per­ché l’in­sur­re­zio­ne sia sta­ta co­sì ter­ri­bil­men­te mal ge­sti­ta. Do­po il ra­pi­men­to del­le ra­gaz­ze di Chi­bok, il presidente Good­luck Jo­na­than ha la­scia­to pas­sa­re tre settimane pri­ma di ri­vol­ge­re un di­scor­so al­la na­zio­ne, e ci so­no vo­lu­ti me­si per­ché si de­ci­des­se a in­con­tra­re le fa­mi­glie del­le vit­ti­me.

An­che la co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le co­min­cia

a di­mo­strar­si im­pa­zien­te. Il governo de­gli Sta­ti Uni­ti si è ri­fiu­ta­to di ven­de­re ar­mi al­la Ni­ge­ria, non fdan­do­si né del­la com­pe­ten­za né del­la ca­pa­ci­tà di ri­spet­ta­re i di­rit­ti uma­ni dei no­stri mi­li­ta­ri. Quan­do un ae­reo ni­ge­ria­no, ca­ri­co di 9,3 mi­lio­ni di dol­la­ri in con­tan­ti, è sta­to bloc­ca­to in Su­da­fri­ca, il governo ha do­vu­to am­met­te­re che sta­va cer­can­do di com­pra­re ar­mi sul mer­ca­to ne­ro. Po­co do­po, un trion­fan­te an­nun­cio di ces­sa­te il fuo­co con Bo­ko Ha­ram si è ri­ve­la­to una truf­fa: al­ti rap­pre­sen­tan­ti del governo era­no sta­ti in real­tà rag­gi­ra­ti.

I fal­li­men­ti con­ti­nua­no. Il mas­sa­cro di Ba­ga è sta­to sa­lu­ta­to da un nuo­vo si­len­zio del presidente, mentre le autorità mi­li­ta­ri cer­ca­va­no di mi­ni­miz­za­re il nu­me­ro dei mor­ti. Al con­tra­rio, il signor Jo­na­than ha pub­bli­ca­men­te con­dan­na­to gli at­ten­ta­ti di Pa­ri­gi, mentre a noi ve­ni­va­no of­fer­te le foto del matrimonio di sua ni­po­te, te­nu­to­si nel­lo stes­so wee­kend del mas­sa­cro di Ba­ga.

Con po­chi gior­ni da­van­ti, pri­ma del­le ele­zio­ni, questi in­ciam­pi han­no fni­to con il def­ni­re l’ope­ra­to del governo Jo­na­than. L’op­po­si­zio­ne lo ac­cu­sa di cor­ru­zio­ne, so­ste­nen­do che gli in­ve­sti­men­ti per la si­cu­rez­za (per al­tro chia­ra­men­te inef­f­cien­te) sa­reb­be­ro sta­ti gon­fa­ti.

L’uni­ca ve­ra al­ter­na­ti­va al presidente è un ex mi­li­ta­re

All’ini­zio di gen­na­io, in un ra­du­no elet­to­ra­le nel Su­de­st del Pae­se, ho sen­ti­to un po­li­ti­co dell’op­po­si­zio­ne di­re al­la fol­la che l’uni­co mo­do per ga­ran­ti­re si­cu­rez­za ai lo­ro fgli è vo­ta­re per Mu­ham­ma­du Bu­ha­ri. Il ge­ne­ra­le Bu­ha­ri, un ex mi­li­ta­re di 72 an­ni che ha già go­ver­na­to il Pae­se 30 an­ni fa, è il più ac­cre­di­ta­to per la vit­to­ria tra i can­di­da­ti che sf­da­no Jo­na­than.

Il suo par­ti­to pro­muo­ve un am­bi­zio­so pro­gram­ma per la crea­zio­ne di po­sti di la­vo­ro, la lot­ta al­la cor­ru­zio­ne, la crea- zio­ne di un si­ste­ma sa­ni­ta­rio e sco­la­sti­co gra­tui­to, e mas­sic­ci in­ve­sti­men­ti in in­fra­strut­tu­re. Ma nel pro­gram­ma non ci so­no mol­ti det­ta­gli sul­la sua rea­liz­za­bi­li­tà. Per mol­ti, pe­rò, il de­si­de­rio di cam­bia­men­to è più for­te dei dub­bi su un’even­tua­le pre­si­den­za Bu­ha­ri.

Jo­na­than re­spin­ge vi­go­ro­sa­men­te le ac­cu­se di non aver sa­pu­to rea­liz­za­re mol­to e di aver ec­ces­si­va­men­te tol­le­ra­to la cor­ru­zio­ne. Ma ha qua­si sem­pre evi­ta­to di ci­ta­re Bo­ko Ha­ram. For­se si è re­so con­to che la sua scorta di ba­na­li­tà – «Il ter­ro­ri­smo è un pro­ble­ma glo­ba­le», «Non sia­mo l’uni­co Pae­se che si tro­va a fron­teg­giar­lo», «La Ni­ge­ria trion­fe­rà» – suo­na or­mai vuo­ta e la­scia sen­za pa­ro­le.

I ni­ge­ria­ni han­no bi­so­gno di quel­le azio­ni de­ci­si­ve che il presidente non è sta­to in gra­do di of­fri­re. La mia spe­ran­za è che il gior­no di San Va­len­ti­no, quan­do avran­no luogo le ele­zio­ni, i ni­ge­ria­ni si ri­cor­de­ran­no di quel­le ra­gaz­ze di Chi­bok scom­par­se, dei mor­ti di Ba­ga e di tutti i ri­fu­gia­ti del Nord, e non vo­te­ran­no l’uo­mo che ha di­mo­stra­to, sen­za al­cun dub­bio, di non me­ri­ta­re al­cu­na fdu­cia come no­stro co­man­dan­te.

IL CON­TO

DEL­LE VIT­TI­ME HA SU­PE­RA­TO OR­MAI GLI UN­DI­CI­MI­LA

MOR­TI

A8 LL RI 1 E A D FF . EA G LA AÀ P IAA NR , M F O RI E P C NX A I O E I Z L’ TRU N S TO U TI C DS NOO L’ IRPRO ’ D

BUO­NA FORTUNA Sostenitori del presidente uscen­te Good­luck Ebe­le Jo­na­than

IN AR­MI I ji­ha­di­sti, gui­da­ti da Abu­ba­kar She­kau, so­no cir­ca 9.000

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