KA­TY PER­RY, QUE­STO ME­SE LIVE IN ITA­LIA, SI RAC­CON­TA A

Da po­ve­ra can­tan­te di roc­kac­cio cri­stia­no a pop­star glo­ba­le. «Un gior­no pre­gai: Dio, dammi due tet­te co­sì gran­di da non ve­der­mi più i pie­di!»: intervista a KA­TY PER­RY, que­sto me­se live in Ita­lia (ma mi­ca pen­se­re­te di tro­va­re an­co­ra un bi­gliet­to?)

GQ (Italy) - - Sommario - TE­STO DI AMY WAL­LA­CE FOTO DI PEG­GY SIROTA

C’è odo­re di ma­ri­jua­na e di ciam­bel­le nel back­sta­ge de­gli Ame­ri­can Mu­sic Awards, in un ca­me­ri­no che sa­reb­be spa­zio­so se non ci fos­se­ro trop­pe per­so­ne. Ka­ty Per­ry è cir­con­da­ta dai tan­tis­si­mi mem­bri del­lo staff: due par­ruc­chie­ri, il vo­cal coa­ch, il truc­ca­to­re, lo sty­li­st e mol­ti al­tri che le gi­ra­no at­tor­no dan­do­le cose che non ha chie­sto. Ca­ra­mel­le al­la men­ta, il te­le­fo­no, col­li­rio per que­gli enor­mi oc­chi da car­to­ne ani­ma­to, pillole per evi­ta­re che la vo­ce spa­ri­sca l’at­ti­mo pri­ma di sa­li­re sul pal­co: «Suc­ce­de», spie­ga, «è l’emo­zio­ne».

A trent’an­ni, è una diva con un dop­pio ruo­lo nel­la cultura pop: fan­ta­sia ero­ti­ca per gli uo­mi­ni, per­so­nag­gio sim­bo­lo per le don­ne. Po­che al­tre ar­ti­ste so­no riu­sci­te a par­la­re, sen­za so­lu­zio­ne di con­ti­nui­tà, di so­gni romantici da tee­na­ger e sesso a tre. Pro­prio in questi gior­ni Ka­ty suo­ne­rà in Ita­lia, per un’uni­ca da­ta, a Mi­la­no (il 21 feb­bra­io), ov­via­men­te sold out da me­si.

A me­tà strada fra Madonna e la ra­gaz­za del­la por­ta ac­can­to

Ha le spal­le e le gam­be scoperte, ed è sen­za scar­pe. In pra­ti­ca è nu­da, a par­te una par­ruc­ca e l’asciu­ga­ma­no di Hello Kitty le­ga­to sot­to al se­no. Sta­se­ra, in di­ret­ta tv, vuo­le tra­sfor­mar­si – di col­po – da so­gno ero­ti­co dell’ame­ri­ca a sua con­cu­bi­na con un’esi­bi­zio­ne ispi­ra­ta al Giap­po­ne, un complicato trucco da gei­sha, suo­na­to­ri di gong e ton­nel­la­te di fo­ri di ci­lie­gio.

Al mo­men­to, pe­rò, l’uni­co profumo che si sen­te è del­la Can­na­bis Sa­ti­va. For­se per­ché sia­mo vi­ci­ni al ca­me­ri­no di Ri­han­na. «Qui so­no tutti sballati», ride. Come a di­re: io no. «L’er­ba non fa per me. Mi ri­tro­ve­rei in un an­go­lo in pa­ra­no­ia a gri­da­re: “Vo­le­te uccidermi!”». E le ciam­bel­le spa­ri­te? Am­met­te che la re­spon­sa­bi­li­tà è sua.

So­no pas­sa­ti sei an­ni da quan­do Ka­ty Per­ry è esplo­sa con I Kis­sed a Girl. Da al­lo­ra la sua po­po­la­ri­tà è cre­sciu­ta in ma­nie­ra espo­nen­zia­le gra­zie al­la ca­pa­ci­tà di sta­re esat­ta­men­te a me­tà strada tra Madonna (il suo ido­lo) e la ra­gaz­za del­la por­ta ac­can­to. È più ge­nui­na di quel ge­nio de­via­to di Lady Gaga, ma, allo stes­so tem­po, mol­to più sexy di Tay­lor Swift. La sua mu­si­ca co­niu­ga innocenza e pas­sio­ne, con l’ag­giun­ta di un tocco re­li­gio­so (ha esor­di­to come can­tan­te di “Ch­ri­stian mu­sic”) che ren­de il tut­to più complicato: quan­do par­la di sesso non è mai vol­ga­re, an­zi. Po­si­ti­va. Lo pre­sen­ta come una co­sa giu­sta: non stu­pi­sce che ab­bia 64 mi­lio­ni di fol­lo­wer, su Twit­ter più di chiun­que al­tro al mon­do.

Se­con­da fglia di due pre­di­ca­to­ri pen­te­co­sta­li, Katheryn Eli­za­be­th Hud­son è cre­sciu­ta cam­bian­do spes­so cit­tà e ha svi­lup­pa­to la pro­pria in­tel­li­gen­za – più che sui li­bri – gra­zie al­le espe­rien­ze di vi­ta. Quan­do i ge­ni­to­ri si so­no sta­bi­li­ti a Santa Bar­ba­ra, ha de­ci­so di mol­la­re gli stu­di e di­ven­ta­re una can­tan­te: «Una not­te ho pre­ga­to: “Dio, dammi un pa­io di tet­te co­sì gran­di da non riu­sci­re a ve­der­mi la pun­ta dei pie­di”. A un­di­ci an­ni ha esau­di­to le mie pre­ghie­re». Po­co tem­po do­po, sco­pre quel­lo che lei chia­ma «il mio trucco ma­gi­co»: la gente pa­ga per ve­der­la can­ta­re. «A tre­di­ci an­ni an­da­vo al mer­ca­to di Santa Bar­ba­ra, ti­ra­vo fuori la chi­tar­ra e le per­so­ne mi da­va­no un avo­ca­do, una bu­sta di pistacchi, ma­ga­ri 15 dol­la­ri. La mia fa­mi­glia era po­ve­ra, per me era­no un sac­co di sol­di».

Pri­ma di sce­glie­re la fe­de e di de­di­ca­re la vi­ta a pro­teg­ge­re i fgli dal­le ten­ta­zio­ni, i suoi ge­ni­to­ri («So­no stra­ni ma li amo») han­no avu­to una vi­ta mo­vi­men­ta­ta: la ma­dre è sta­ta in Spa­gna con Ji­mi Hen­drix, il pa­dre ha pro­va­to l’lsd con Ti­mo­thy Lea­ry. Ma lei, suo fra­tel­lo e la so­rel­la non pos­so­no ascol­ta­re mu­si­ca rock, guar­da­re flm in cui ci sia­no sce­ne di sesso o fa­re co­la­zio­ne con i ce­rea­li Lucky Charms, per­ché la fortuna è un sim­bo­lo del de­mo­nio.

Ka­ty pe­rò è fat­ta a mo­do suo e sco­pre gli In­cu­bus, i Mor­chee­ba, i Queen e i Por­ti­shead. A 16 an­ni va a Na­sh­vil­le a re­gi­stra­re il pri­mo al­bum con un’eti­chet­ta di mu­si­ca go­spel-rock e per­de la ver­gi­ni­tà in una Vol­vo ascol­tan­do Gra­ce di Jeff Buc­kley: «Ado­ro quel di­sco». L’eti­chet­ta fal­li­sce, tor­na in Ca­li­for­nia ed en­tra in con­tat­to con Glen Bal­lard (pro­dut­to­re di Jag­ged Lit­tle Pill di Ala­nis Mo­ris­set­te): con lui re­gi­stra un al­bum che pe­rò non vie­ne pub­bli­ca­to per­ché, le di­co­no, «non can­ti come Avril La­vi­gne». Pri­ma di fr­ma­re con la Ca­pi­tol, vie­ne sca­ri­ca­ta da al­tre due case di­sco­gra­f­che. Ma non ha mai pen­sa­to di mol­la­re: «So che esi­ste un’ener­gia co­smi­ca più for­te di me».

Ha ab­ban­do­na­to gli in­se­gna­men­ti dei ge­ni­to­ri («Non cre­do che Dio sia un si­gno- re con la bar­ba bianca che sta se­du­to su un trono, né cre­do al paradiso e all’inferno»), pe­rò ha una fe­de tut­ta sua, un in­sie­me di ot­ti­mi­smo e fdu­cia nel­le pro­prie pos­si­bi­li­tà. E pren­de mol­to sul se­rio l’es­se­re di­ven­ta­ta un pun­to di ri­fe­ri­men­to per le don­ne. «Mai fat­to una pla­sti­ca. Nien­te na­so, men­to, guan­ce o tet­te», dice con or­go­glio. «So­no un pro­dot­to na­tu­ra­le con un mes­sag­gio per le don­ne: cre­de­te in voi stes­se».

Quel­la sua cu­rio­sa ami­ci­zia con il presidente Ba­rack Oba­ma

È as­so­lu­ta­men­te una Ca­li­for­nia Gurl: «Ve­do tut­to at­tra­ver­so la len­te del­la spi­ri­tua­li­tà, cre­do nell’astro­lo­gia e ne­gli alieni». Dav­ve­ro? «Come pos­sia­mo pen­sa­re di es­se­re noi l’uni­ca for­ma di vi­ta nell’uni­ver­so? Se la mia ami­ci­zia con Ba­rack Oba­ma con­ti­nue­rà, pen­so che glie­lo chie­de­rò. Ora, non sa­reb­be ap­pro­pria­to». Ami­ci­zia con il presidente? «For­se l’ho fat­to vincere nel Wi­scon­sin! No, sul se­rio, un pa­io di vol­te si è ri­vol­to a me. È sta­to ca­ri­no».

Dal cor­ri­do­io ar­ri­va­no del­le vo­ci. Po­treb­be es­se­re J.LO, o Lady Gaga, ma­ga­ri la sua ami­ca Ri­han­na, op­pu­re Aria­na Gran­de. Ka­ty ha la­vo­ra­to so­do per en­tra­re in que­sto club, ed è fe­li­ce di es­se­re qui: «Ascol­ta­te le ve­re pro­fes­sio­ni­ste!», gri­da. Lo è an­che lei: come in­ter­pre­te e au­tri­ce (per Kel­ly Clark­son, Brit­ney Spears e Se­le­na Go­mez) non ha sba­glia­to un col­po.

Pec­ca­to che non si pos­sa di­re lo stes­so del­la sua vi­ta sen­ti­men­ta­le. Il matrimonio con Rus­sell Brand è fni­to come tutti san­no: lui le ha chie­sto il di­vor­zio con un sms. In pie­no tour mon­dia­le di Tee­na­ge Dream: «Non s’era mai fat­to ve­de­re», ci tie­ne a di­re. Sei me­si do­po ha ini­zia­to a usci­re con il can­tan­te e chi­tar­ri­sta John Mayer, ma a sal­var­la so­no sta­te me­di­ta­zio­ne e psi­co­te­ra­pia. È sta­ta sull’or­lo del sui­ci­dio e ne ha an­che par­la­to in By the Gra­ce of God, ora è de­ci­sa a non ca­de­re più co­sì in bas­so. Lei e Mayer si fre­quen­ta­no: «Mi di­ver­to con un ra­gaz­zo me­ra­vi­glio­so. Non c’è fret­ta».

Il ca­me­ri­no si svuo­ta pro­prio mentre pas­sa Ch­ri­sti­na Agui­le­ra, in lun­go. «Quat­tro mi­nu­ti, fuori tutti per fa­vo­re», dice un as­si­sten­te. Per un at­ti­mo è so­la, una pop­star per tee­na­ger che vuo­le mo­stra­re al mon­do di es­se­re un’ar­ti­sta adul­ta.

«Si­gno­re e signori, Ka­ty Per­ry». Par­te la mu­si­ca, suo­na­no i gong e per quat­tro mi­nu­ti fa quel­lo che me­glio sa fa­re: dà il mas­si­mo. Il pub­bli­co si al­za ad ap­plau­di­re, lei è già in ca­me­ri­no. «Be­ne, ora to­glie­te­mi tut­ta que­sta ro­ba!», dice allo staff.

È SUO IL RE­CORD SU TWIT­TER: QUA­SI 65 MI­LIO­NI DI FOL­LO­WER

KATHERYN ELI­ZA­BE­TH HUD­SON IN AR­TE KA­TY PER­RY, È NA­TA A SANTA BAR­BA­RA, IN CA­LI­FOR­NIA, IL 25 OTTOBRE 1984

DAL PRI­MO SUC­CES­SO, I KIS­SED A GIRL, KA­TY PER­RY HA VEN­DU­TO PIÙ DI 11 MI­LIO­NI DI AL­BUM E 81 MI­LIO­NI DI DO­WN­LOAD DEI SUOI SIN­GO­LI

«Mai fat­to una pla­sti­ca, nien­te na­so, men­to, guan­ce o se­no. So­no un pro­dot­to na­tu­ra­le»

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