MON­TE KE­NYA, UNA SCOT­TAN­TE VE­RI­TÀ

GQ (Italy) - - Pura Vida - FE­LI­CE BE­NUZ­ZI Te­sto di CRI­STI­NA D’AN­TO­NIO Foto di SI­MON NOR­FOLK

So­no or­mai spa­ri­ti i due ghiac­ciai che co­pri­va­no la se­con­da vet­ta d’africa. Og­gi un gran­de fo­to­gra­fo ren­de vi­si­bi­le quel­lo che non c’è più. Con il fuo­co «QUE­STA MON­TA­GNA ERA AP­PAR­SA COME UN SO­GNO

A NOI PRIGIONIERI DI GUER­RA»

«Il Lewis sem­bra­va un toro nell’are­na, con le gi­noc­chia pie­ga­te. Ab­bia­mo uc­ci­so il ghiac­cia­io»

Ci so­no un italiano e un ni­ge­ria­no. L’italiano guar­da il ghiac­cia­io che in­cap­puc­cia il Mon­te Ke­nya e de­ci­de di scap­pa­re dal cam­po di pri­gio­nia do­ve gli in­gle­si lo han­no ri­chiu­so. È il 1943. Il ni­ge­ria­no guar­da il Mon­te Ke­nya e ca­pi­sce che il ghiac­cia­io è qua­si scom­par­so, che bi­so­gna gri­dar­lo al mon­do. Lo fa con un pro­get­to fo­to­gra­f­co. È il 2014.

Fe­li­ce Be­nuz­zi im­pie­gò 17 gior­ni per ar­ri­va­re su Pun­ta Le­na­na, a 4.985 me­tri, una del­le tre ci­me del­la se­con­da mon­ta­gna più al­ta d’africa. Si­mon Nor­folk ha avu­to bi­so­gno di un gior­no in più, 18, per con­clu­de­re la sua mis­sio­ne. Be­nuz­zi a un cer­to pun­to del­la sua vi­ta ha scrit­to un li­bro sul­la sua im­pre­sa, Fu­ga sul Ke­nya. 17 gior­ni di libertà, poi ri­pub­bli­ca­to da Cor­bac­cio. Nor­folk ha pub­bli­ca­to la sua de­nun­cia sul New York Ti­mes, e da lì la sto­ria ha fat­to il gi­ro del mon­do.

Ha pas­sa­to un ra­strel­lo con un tap­pe­to pie­no di ben­zi­na

Si­mon Nor­folk – già re­por­ter di guer­ra, World Press Pho­to Award nel 2001, poi pae­sag­gi­sta – ha pre­so le map­pe rea­liz­za­te nei de­cen­ni dai gla­cio­lo­gi per mo­ni­to­ra­re il ritiro del ghiac­cia­io Lewis sul­la ci­ma del Mon­te Ke­nya. In so­li 5 an­ni, que­sto si era ri­dot­to del 23% e di quel­lo vi­ci­no, il Gre­go­ry, non c’era più traccia. Con l’aiu­to del­la Ong Project Pres­su­re, il fo­to­gra­fo ha fat­to coin­ci­de­re le map­pe con una ri­le­va­zio­ne Gps e in­di­vi­dua­to il vec­chio conf­ne tra ter­ra e ghiac­cio. Per ren­de­re vi­si­bi­le la linea, l’ha di­pin­ta di ros­so, un ros­so di fuo­co; il suo pennello era un ra­strel­lo, sul qua­le ave­va mon­ta­to un tap­pe­to ar­ro­to­la­to e im­be­vu­to di ben­zi­na. Quan­do è sce­so il buio, Nor­folk ha cam­mi­na­to là do­ve c’era il ghiac­cio. La sua mac­chi­na fo­to­gra­f­ca ha re­gi­stra­to il mo­vi­men­to del­la fam­ma, e il ri­sul­ta­to è in que­ste immagini: l’au­to­re è riu­sci­to a ren­de­re vi­si­bi­le quel­lo che non esi­ste più. Sì, si è sciol­to il 90%.

Al­la fne del per­cor­so, ven­ti mi­nu­ti in al­ta quota che lo han­no la­scia­to esau­sto, Si­mon Nor­folk ave­va un’immagine in te­sta: il ghiac­cia­io Lewis come un toro nell’are­na, le gi­noc­chia pie­ga­te, le pi­cas nel­la car­ne, gli ul­ti­mi sbuff di fa­to dal­le na­ri­ci. Ab­bia­mo uc­ci­so il ghiac­cia­io. E che pe­na: al­la fne, nean­che ce ne ren­dia­mo con­to.

«CHE PE­NA:

AL­LA FI­NE

NEAN­CHE CI

REN­DIA­MO

CON­TO DEL

DI­SA­STRO»

I FOTOGRAMMI DI UN’IDEA L’IM­PRE­SA DI SI­MON NOR­FOLK È DO­CU­MEN­TA­TA IN UN FIL­MA­TO VI­SI­BI­LE ON­LI­NE ( WWW. NY­TI­MES. COM/ VI­DEO/ MAGAZINE/ 100000003307017/ FIRE- AND- ICE- MOUNTKENYAS- LOST- GLA­CIERS. HTML). SOT­TO, AL­CU­NI FRA­ME DEL­LA PREPARAZIONE DEL LA­VO­RO

LA LINEA DI FUO­CO TRACCIA LA PRE­CE­DEN­TE ESTEN­SIO­NE DEL GHIAC­CIA­IO LEWIS: SI È RI­DOT­TO DEL 90%

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