BAR­CEL­LO­NA TE LA SUO­NA

Ecco per­ché il PRIMAVERA SOUND è sem­pre uno dei fe­sti­val più bel­li del mon­do (sen­za di­men­ti­ca­re i chur­ros)

GQ (Italy) - - Super ! - Te­sto di MAT­TEO BOR­DO­NE

gang sen­za scru­po­li. In Ol­tre la sfera del tuo­no, inf­ne, era ca­pi­ta­to in una pic­co­la cit­tà-sta­to al cen­tro del deserto, nel­la qua­le Ti­na Tur­ner re­gna­va con pugno di fer­ro e can­ta­va We Don’t Need Ano­ther He­ro sui ti­to­li di co­da.

Le sce­ne d’azio­ne so­no tut­te ve­re. E im­pre­ve­di­bi­li

Ed ec­co­ci al nuo­vo, quar­to ca­pi­to­lo del­la sa­ga: Max Roc­ka­tan­sky è sem­pre il ti­po che co­no­scia­mo (an­che se a in­ter­pre­tar­lo non è più Mel Gib­son, ma Tom Har­dy), ma en­tra in sce­na re­gre­di­to a uno sta­dio ani­ma­le do­po es­se­re sta­to te­nu­to pri­gio­nie­ro per an­ni. Du­ran­te l’in­se­gui­men­to do­vrà tor­na­re a una par­ven­za d’uma­ni­tà, e per far­lo sa­ran­no ne­ces­sa­rie una quan­ti­tà im­pres­sio­nan­te di sce­ne d’azio­ne gi­ra­te dal ve­ro.

An­che in Mad Max: Fu­ry Road, come nei pre­ce­den­ti flm del­la se­rie, gli stunt so­no qua­si tutti rea­li e non in com­pu­ter gra- fca. E ve­ri so­no an­che i ca­mion e i vei­co­li lan­cia­ti al­la mas­si­ma ve­lo­ci­tà nel deserto.

Die­tro a tut­to que­sto c’è sem­pre lui, Geor­ge Mil­ler, crea­to­re ori­gi­na­le del­la se­rie, tor­na­to al suo gio­iel­lo do­po trenta an­ni di lon­ta­nan­za dal ci­ne­ma d’azio­ne, du­ran­te i qua­li si è de­di­ca­to a flm d’ani­ma­zio­ne e a ope­re dram­ma­ti­che.

Il flm sa­rà pre­sen­ta­to fuori con­cor­so al Fe­sti­val di Can­nes il 14 mag­gio (e nei ci­ne­ma ita­lia­ni). Fin dal­le prime immagini sem­bra che per tut­to que­sto tem­po Mil­ler ab­bia co­va­to con rab­bia il de­si­de­rio di ri­met­te­re in sce­na il suo per­so­nag­gio più fa­mo­so. Come un gas agi­ta­to a lun­go, Mad Max: Fu­ry Road scop­pia con una for­za im­pre­ve­di­bi­le in sce­ne d’azio­ne di una bellezza e in­ven­ti­va che non si ve­de­va­no da tem­po.

La pro­du­zio­ne del flm do­ve­va par­ti­re già nel 2001, quan­do il pro­ta­go­ni­sta as­se­gna­to era an­co­ra Mel Gib­son, ma il crol- lo del dol­la­ro che se­guì l’11 set­tem­bre co­strin­se a un ri­pen­sa­men­to. Qual­che an­no do­po, al mo­men­to di ri­met­te­re in pie­di il pro­get­to, arrivarono in­ve­ce i guai per­so­na­li di Gib­son ( le al­lu­ci­nan­ti di­chia­ra­zio­ni an­ti­se­mi­te fat­te da ubria­co) e di nuo­vo tut­to fu rimandato. Fin­ché, nel 2014, è sta­to ne­ces­sa­rio un ri­pen­sa­men­to del ca­st per so­prag­giun­ti li­mi­ti ana­gra­fi­ci dell’at­to­re pro­ta­go­ni­sta.

Quel­lo che non è sta­to ri­pen­sa­to è lo sce­na­rio po­st-apo­ca­lit­ti­co in­ven­ta­to dal­la sa­ga di Mad Max e in se­gui­to co­pia­to da tutti: de­ser­ti al po­sto del­le cit­tà; ban­de di raz­zia­to­ri psi­co­pa­ti­ci ve­sti­ti di pel­le e truc­ca­ti per

In­ter­cep­tor – Il guerriero del­la

strada fu con­ce­pi­to da Mil­ler do­po aver let­to di come, in un tran­quil­lo pae­si­no bor­ghe­se del­la pro­vin­cia au­stra­lia­na, ven­ne spa­ra­to il pri­mo col­po di fu­ci­le per pas­sa­re avan­ti al­la fla da­van­ti al ben­zi­na­io do­po so­li die­ci gior­ni di cri­si pe­tro­li­fe­ra e ra­zio­na­men­ti. Il re­gi­sta si chie­se, al­lo­ra, che co­sa sa­reb­be suc­ces­so, se la cri­si fos­se du­ra­ta die­ci an­ni. La ri­spo­sta fu, ap­pun­to, In­ter­cep­tor.

IERI E OG­GI So­pra, l’in­gle­se Tom Har­dy ( Il cavaliere oscu­ro – Il ri­tor­no, 2012) nel nuo­vo ca­pi­to­lo di Mad Max, al ci­ne­ma il 14 mag­gio. A si­ni­stra, Ti­na Tur­ner in Ol­tre la sfera del tuo­no (1985)

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