Bel­la que­sta se­rie, me la leg­go

D i N I C CO LÒ A M M A N I T I

GQ (Italy) - - Fuori Luogo -

Pur­trop­po, ul­ti­ma­men­te, fac­cio fa­ti­ca a fi­ni­re i ro­man­zi. O me­glio, co­min­cio e poi, do­po un pa­io di ca­pi­to­li, mi ca­pi­ta sem­pre più spes­so di ab­ban­do­na­re il li­bro. Mi sa che è un po’ col­pa del Kindle.

Amo la let­tu­ra elet­tro­ni­ca, la co­mo­di­tà del de­vi­ce che s’il­lu­mi­na di not­te, pe­sa po­co e che per­met­te di por­tar­te­li tut­ti die­tro pu­re in Pa­pua New Gui­nea. Com­pro ro­man­zi, sca­ri­co le an­te­pri­me, uno die­tro l’al­tro, come fos­se­ro cioc­co­la­ti­ni da as­sag­gia­re.

Il prin­ci­pa­le di­fet­to de­gli ebook è che i ro­man­zi pur­trop­po per­do­no iden­ti­tà: non so­no né gran­di né pic­co­li, non han­no co­per­ti­ne co­lo­ra­te, non ca­pi­sci quan­to so­no lun­ghi e co­sa più gra­ve di tut­to non han­no odo­re. Al­la lun­ga di­ven­ta­no dei fi­le tut­ti ugua­li, con la stes­sa font e fi­ni­sco per pas­sa­re da uno all’al­tro al­la ri­cer­ca di sto­rie che mi ac­chiap­pi­no, che mi si av­vin­ghi­no ad­dos­so come ten­ta­co­li di un pol­po, che im­me­dia­ta­men­te mi ri­suc­chi­no nel gor­go del­la tra­ma.

La buo­na let­te­ra­tu­ra pe­rò non è fat­ta so­lo di tra­ma, ma so­prat­tut­to di lin­gua. Una stra­da ben fat­ta, a tre cor­sie, che ti porta da una cit­tà all’al­tra, ma non ha pa­no­ra­ma, è de­pri­men­te. Mi ac­ca­de ra­ra­men­te (col­pa mia) il mi­ra­co­lo di in­cap­pa­re in un ro­man­zo scrit­to be­ne, con me­ta­fo­re sor­pren­den­ti, de­scri­zio­ni esat­te, pian­ta­te su una sto­ria av­vin­cen­te. Quan­do ca­pi­ta va fe­steg­gia­to. In quel ca­so cor­ro in li­bre­ria e mi com­pro il li­bro di car­ne e os­sa.

Quin­di come tan­ti, so­prat­tut­to la not­te, quan­do l’in­son­nia mi tie­ne com­pa­gnia, ac­cen­do il com­pu­ter e mi ve­do una se­rie televisiva. Ri­chie­de me­no con- cen­tra­zio­ne, la nar­ra­zio­ne è par­cel­liz­za­ta, scan­di­ta in pun­ta­te a lo­ro vol­ta or­ga­niz­za­te in sta­gio­ni. È il mi­glio­re in­trat­te­ni­men­to do­me­sti­co (do­po il ten­nis, a mio parere) e nel­le ce­ne è ora­mai il prin­ci­pa­le ar­go­men­to di con­ver­sa­zio­ne e la ga­ra è chi ha vi­sto l’ul­ti­ma sta­gio­ne di Z Na­tion.

Io so­no a fa­vo­re del­la as­sun­zio­ne for­za­ta, bu­li­mi­ca, qua­si in­goz­za­ta, del­le se­rie. De­te­sto l’at­te­sa, l’or­ga­niz­za­zio­ne per la visione set­ti­ma­na­le. La visione non può es­se­re di­stil­la­ta. Io la pre­fe­ri­sco, mas­sic­cia, a do­si da ca­val­lo. Due sta­gio­ni di Brea­king Bad in tre gior­ni, tem­po mas­si­mo di ri­po­so tra un epi­so­dio e l’al­tro tre mi­nu­ti, va­si­no per bi­so­gni cor­po­ra­li ur­gen­ti, let­to ri­dot­to a un tap­pe­to di bri­cio­le, frig­gi­tri­ce sul co­mo­di­no per i sof­fi­ci­ni al for­mag­gio, se è esta­te Au­tan, pa­let­ta am­maz­za-zan­za­re e ventilatore.

Dal­la ma­ra­to­na ne esci ve­ra­men­te pro­va­to, fo­to­fo­bi­co, obe­so, con tut­ti i va­lo­ri del san­gue sbal­la­ti, la schie­na a pez­zi, mol­to col­pe­vo­le ma pie­no di idee. L’ul­ti­ma ve­ra ab­buf­fa­ta ( mi ag­gi­ra­vo per ca­sa con il portatile in ma­no come fos­se un vassoio) l’ho fat­ta con Nar­cos, una se­rie in die­ci pun­ta­te, pro­dot­ta da Net­flix che rac­con­ta la vi­ta di Pa­blo Esco­bar, il gran­de nar­co­traf­fi­can­te co­lom­bia­no che ha mes­so in scac­co una na­zio­ne, ha in­va­so gli Sta­ti Uni­ti con la sua co­cai­na e con­tro cui la Cia ha or­ga­niz­za­to una ve­ra e pro­pria guer­ra du­ra­ta an­ni. È una se­rie che se­gue la vi­ta di Esco­bar, da­gli ini­zi fi­no al­la sua de­ten­zio­ne nel car­ce­re pri­va­to La Ca­te­dral, al­ter­nan­do ma­te­ria­le di re­per­to­rio a ri­co­stru­zio­ni. Idea in­te­res­san­te quel­la di ve­de­re il ve­ro Esco­bar e con­tem­po­ra­nea­men­te l’at­to­re che lo in­ter­pre­ta, il ma­gi­stra­le Wa­gner Mau­ra, che gli as­so­mi­glia mol­tis­si­mo.

La nar­ra­zio­ne si sno­da pa­ral­le­la sul­le sto­rie dei di­ver­si per­so­nag­gi ri­co­struen­do un pe­rio­do del­la sto­ria co­lom­bia­na dove lo Sta­to è sta­to mes­so in scac­co dal car­tel­lo di Me­del­lín, da grup­pi ter­ro­ri­sti­ci e da fun­zio­na­ri sta­ta­li corrotti. Net­flix sta pre­pa­ran­do la se­con­da sta­gio­ne che pren­de­rà in con­si­de­ra­zio­ne la se­con­da par­te del­la vi­ta del nar­co­traf­fi­can­te. L’ef­fet­to che mi ha fat­to la visione di que­sta se­rie è sta­to quel­lo di in­te­res­sar­mi di più al­la sto­ria di Esco­bar e ho ri­let­to con estre­mo pia­ce­re il li­bro di Don Win­slow, Il po­te­re del ca­ne. Il ro­man­zo­ne rac­con­ta la guer­ra to­ta­le del nar­co­traf­fi­co tra Mes­si­co e Sta­ti Uni­ti. Quin­di a vol­te il pro­ces­so per re­cu­pe­ra­re la let­tu­ra può pas­sa­re at­tra­ver­so la visione di una se­rie. Buo­no a sa­per­si.

LEG­GE­RE UN EBOOK STAN­CA, ME­GLIO UNA MA­RA­TO­NA DI PUN­TA­TE DEL SE­RIAL PRE­FE­RI­TO. CHE A SUA VOL­TA STI­MO­LA LA LET­TU­RA

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