YO U T U B E R A L S A LTO

Han­no fat­to “er bot­to” e ora un film. So­no i THE PILLS, fe­no­me­no ro­ma­nis­si­mo del web: iro­nia a pac­chi e una spruz­za­ta di Gian­ni Morandi

GQ (Italy) - - Super ! - 46 an­ni, Te­sto di OL­GA NOEL WINDERLING Nel mar­zo del 1978 usci­va al ci­ne­ma Ec­ce Bom­bo di Nan­ni Mo- ret­ti, sto­ria di quat­tro ami­ci in­con­clu­den­ti che − stu­fi di spre­ca­re le se­ra­te al bar − cer­ca­no di sot­trar­si all’im­mo­bi­li­smo con ( al­tret­tan­to in­con­clud

C’era un pre­mio?

«Sì, tre­mi­la dol­la­ri. Ma io

chie­si di con­ver­tir­lo in un’espe- rien­za all’este­ro e li con­vin­si a man­dar­mi al Wal­dorf Asto­ria

di New York per uno sta­ge. Poi

mi die­de­ro una bor­sa di stu­dio

per i cor­si se­ra­li al­ber­ghie­ri al­la

Tha­mes Val­ley Uni­ver­si­ty. Fi­ni-

vo di la­vo­ra­re al­le 6, e dal­le 7

al­le 11 ero sui ban­chi di scuo­la».

Da al­lo­ra hai gi­ra­to il mon­do. Qual è il po­sto che ti è ri­ma­sto nel cuo­re?

«Dal pun­to di vi­sta per­so­na­le la Thai­lan­dia. Lì mi so­no spo­sa­to con una ra­gaz­za del po­sto

e ab­bia­mo avu­to due bel­lis­si­mi

bam­bi­ni. Da quel­lo pro­fes­sio­na-

le, San Die­go, do­ve è ini­zia­ta la

mia car­rie­ra ma­na­ge­ria­le».

Che ti ha por­ta­to fi­no in

Rus­sia...

«Sì, è la tap­pa più pre­sti­gio-

sa. La lo­ca­tion è in­cre­di­bi­le, a

75 me­tri del­la Piaz­za Ros­sa. La

com­pa­gnia ave­va aspet­ta­ti­ve

al­tis­si­me e c’era­no al­me­no tre

col­le­ghi che am­bi­va­no al po­sto.

Ma il pre­si­den­te ha scel­to me».

Per­ché? Qual è il tuo se-

gre­to la­vo­ra­ti­vo?

«La­vo­ra­re con il sor­ri­so. Qui in Rus­sia, ne­gli ho­tel con­cor-

ren­ti, man­ca­va un po’. Stam­pai

una fac­cia sor­ri­den­te e la ap­pe­si

un po’ ovun­que. Quan­do ho fat-

to i col­lo­qui d’as­sun­zio­ne a più

di 1.600 per­so­ne, gliel’ho in­cul-

ca­to nel­la te­sta: i no­stri clien­ti

sa­reb­be­ro do­vu­ti tor­na­re da noi

per que­sto mo­ti­vo».

Ti pia­ce vi­ve­re a Mo­sca?

«È una cit­tà fan­ta­sti­ca. I rus-

si non so­no com­pre­si del tut­to:

una vol­ta che rom­pi il ghiac­cio

so­no per­so­ne ec­ce­zio­na­li, si­mi­li

a noi me­ri­dio­na­li».

Se pri­ma l’ho­tel Mo­sk­va

da­va al­log­gio a Ga­ga­rin e

al­la no­men­kla­tu­ra so­vie­ti­ca,

mo aper­ti da un an­no e già ab-

bia­mo ospi­ta­to al­me­no 10 ca­pi di Sta­to e ce­le­bri­tà di ogni ti­po».

Pro­prio nien­te no­mi?

«Mi spia­ce, ma i vip ven­go-

no da noi per­ché qui han­no un

li­vel­lo di pri­va­cy al­tis­si­mo. E un

ser­vi­zio che rie­sca ad an­ti­ci­pa-

re i lo­ro bi­so­gni».

Qual è il tuo rap­por­to con

«Io so­no mol­to pre­sen­te, mi

pia­ce far ve­de­re che io e il mio

team sia­mo sem­pre a di­spo­si-

zio­ne. A vol­te aspet­to fi­no a not-

te fon­da per strin-

ge­re la ma­no e da­re

sen­ti­re du­ran­te il sog­gior­no».

Hai avu­to qual­che ri­chie-

sta as­sur­da?

«Pa­rec­chie. Una del­le ul­ti-

me: un clien­te vo­le­va chie­de­re

la ma­no del­la fi­dan­za­ta sul­la torre te­le­fo­ni­ca di Mo­sca, che è in­ter­det­ta al pub­bli­co. In due

o tre gior­ni, con i miei ra­gaz­zi

ho mos­so ma­ri e mon­ti e sia­mo

riu­sci­ti a ot­te­ne­re il per­mes­so.

Spe­ro che il clien­te si ri­cor­di di

que­sto gior­no per il re­sto del­la

sua vi­ta».

«IN UN AN­NO

AB­BIA­MO GIÀ

OS P I TA­TO

DIE­CI C API

D I S TA­TO »

en­tram­bi han­no sul­lo sfon­do Ro­ma e l’iner­zia, inol­tre par­la­no d’un grup­po di ami­ci che di­ven­ta­no adul­ti a fa­ti­ca ( Mo­ret­ti all’epo­ca ave­va 25 an­ni; Lui­gi, Mat­teo e Lu­ca so­no tren­ten­ni, nel­la fic­tion e nel­la vi­ta), ar­ran­can­do nel­la pro­pria epo­ca e pre­men­do il ta­sto dell’iro­nia. Ma a par­te que­sto, tra un la­vo­ro e l’al­tro c’è l’abis­so: « Sia­mo una ge­ne­ra­zio­ne com­ple­ta­men­te di­ver­sa, con bat­ta­glie dif­fe­ren­ti da af­fron­ta­re » , con­fer­ma Lui­gi Di Ca­pua, che in­ter­pre­ta il ne­vro­ti­co del trio. « Ai tem­pi di Mo­ret­ti il cen­tro era il rap­por­to con i ge­ni­to­ri, og­gi il no­stro te­ma fon­da­men­ta­le è la di­sil­lu­sio­ne, l’in­cer­tez­za del fu­tu­ro. Ma, ec­co, noi del­la re­to­ri­ca del pre­ca­ria­to non ne pos­sia­mo dav­ve­ro più » .

È pro­prio per ini­zia­re a ri­der­si ad­dos­so che nel 2011 so­no na­ti i The Pills − ci­ta­ti fra i mi­glio­ri you­tu­ber ita­lia­ni an­che su di­ver­si si­ti stra­nie­ri, insieme a grup­pi co­me ipan­tel­las ( Va­re­se), i The Jac­kal ( Na­po­li) e i Nir­kiop ( Ta­ran­to) − ora ap­pro­da­ti al gran­de ci­ne­ma.

« In real­tà, sul web non ab­bia­mo nean­che avu­to trop­po suc­ces­so » , am­met­te Lu­ca Vec­chi, che ha il ruo­lo del “paz­zo ve­ro” e che è an­che il re­gi­sta del film. « In to­ta­le, per le due se­rie su You­tu­be, con­tia­mo 20 mi­lio­ni di vi­sua­liz­za­zio­ni » .

Un buon ri­sul­ta­to, co­mun­que, con­si­de­ran­do che gli sket­ch dei The Pills van­ta­no − per di­re − un pub­bli­co ben mag­gio­re dei Mi­nions, il film più vi­sto del 2015 ( 2.974.020 i bi­gliet­ti ven­du­ti). Ma a con­fer­ma­re il fat­to che si trat­ta di pia­ne­ti lon­ta­ni − e che il suc­ces­so su in­ter­net e quel­lo al ci­ne­ma non sia un’equa­zio­ne − c’è la re­cen­te pro­va di Ga­me The­ra­py, con quat­tro star di You­tu­be co­me Fa­vij, Fe­de­ri­co Cla­pis, Leo­nar­do De­car­li e Zo­da per pro­ta­go­ni­sti: mes­si as­sie­me, sul web to­ta­liz­za­no qual­co­sa co­me 900 mi­lio­ni di vi­sua­liz­za­zio­ni. In sa­la han­no fat­to fia­sco.

Non sa­rà che quel­la de­gli you­tu­ber è or­mai una mo­da, in quan­to ta­le ef­fi­me­ra, dal­la qua­le non c’è da aspet­tar­si trop­po so­prat­tut­to quan­do esce dai suoi con­fi­ni na­tu­ra­li?

« Che sia­mo di mo­da non c’è dub­bio » , am­met­te Lu­ca Vec­chi. «Ma so­no con­vin­to che ci sia an­co­ra tan­tis­si­mo da spe­ri­men­ta­re».

Il film è la trasposizione del­la web­se­rie, ma l’av­ven­tu­ra dei tre ami­ci al­ler­gi­ci al la­vo­ro qui è di­vi­sa in tre ca­pi­to­li

Tut­ti e tre ro­ma­ni, ami­ci fin dai tem­pi del li­ceo («suo­na­va­mo in un grup­po punk rock»), Lui­gi, Lu­ca e Mat­teo han­no esor­di­to sul web con il blog di rac­con­ti Ocea­no ma­le, do­ve nar­ra­va­no le av­ven­tu­re di eroi­ne por­no con co­gno­mi pre­si in pre­sti­to dai gran­di scrit­to­ri ( « ti­po Bri­git­ta Bul­ga­kov o An­na Mon­ta­le » ) . Poi han­no ini­zia­to con le pil­lo­le, ov­ve­ro the pills, tra le pri­mis­si­me sket­ch co­me­dies di You­tu­be, da cui in­fi­ne han­no pre­so lo­ro stes­si il no­me.

« Fa­re vi­deo su in­ter­net è ov­via­men­te più sem­pli­ce che gi­ra­re un ve­ro film » , di­ce Mat­teo Cor­ra­di­ni, che ha il ruo­lo del ci­ni­co bor­der­li­ne. « Ma è an­da­ta be­ne. E ci sia­mo an­che di­ver­ti­ti mol­tis­si­mo » .

STAR DEL WEB Lu­ca, Lui­gi e Mat­teo: da Y ou­tu­be al gran­de scher­mo

MA­DE IN ITA­LY Nel ri­qua­dro Max Mu­sto, na­po­le­ta­no, il di­ret­to­re dell’ho­tel

MON­DO PRE­CA­RIO Un’al­tra sce­na del film, pro­dot­to da Eat­mo­vie e di­ret­to da Lu­ca Vec­chi, e un lo­go dei The Pills

Guar­da: Sul web LU­CA, 30 AN­NI: Ti­to­lo di stu­dio: lau­rea in let­te­re Tra die­ci an­ni sa­rà: Sul web guar­da:

Web guar­da: MAT­TEO, 30 AN­NI: Ti­to­lo di stu­dio: lau­rea in lin­gue Tra die­ci an­ni sa­rà:

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