L’uo­mo ol­tre lo sport

GQ (Italy) - - Prologo - GIUSEPPE DE BELLIS

Esi­ste un ri­fles­so au­to­ma­ti­co, ogni vol­ta che si par­la di uno spor­ti­vo. Il ri­fles­so è l’ol­tre: che co­sa c’è ol­tre la sua vi­ta in cam­po? Che cos’è ol­tre a es­se­re un cam­pio­ne? Non suc­ce­de con gli at­to­ri, con le rock­star, con gli sti­li­sti, con gli im­pren­di­to­ri. Ma con gli spor­ti­vi sì. Co­me se il fat­to di ave­re una car­rie­ra a sca­den­za per ra­gio­ni ana­gra­fi­che li por­ti a vi­ve­re una vi­ta scis­sa: da un la­to l’es­se­re pro­fes­sio­ni­sta, atle­ta, star; dall’al­tro uo­mo. Pen­sa­te­ci: quel ri­fles­so di cui par­lia­mo ha co­strui­to una fra­se che ri­cor­re sem­pre, nei gior­na­li, in te­le­vi­sio­ne, nei bar, nel­le chiac­chie­re tra ami­ci. «Vo­glio sa­pe­re chi è l’uo­mo ol­tre il per­so­nag­gio». Op­pu­re, ad­di­rit­tu­ra ar­ri­va a far di­vi­de­re il giu­di­zio: quan­te vol­te ave­te sen­ti­to, per esem­pio di Ma­ra­do­na, qual­cu­no fa­mo­so o non fa­mo­so che di­ce «co­me cal­cia­to­re è sta­to il nu­me­ro uno, ma co­me uo­mo è sta­to pes­si­mo»? È di­ven­ta­to un luo­go co­mu­ne, una di quel­le so­lu­zio­ni che ti fan­no usci­re dall’im­ba­raz­zo del giu­di­zio per­so­na­le, una so­lu­zio­ne buo­na in ogni oc­ca­sio­ne. Ec­co, in que­sto nu­me­ro ab­bia­mo cer­ca­to di fa­re il con­tra­rio: ab­bia­mo pre­so al­cu­ni de­gli spor­ti­vi più im­por­tan­ti dell’ul­ti­mo de­cen­nio e li ab­bia­mo rac­con­ta­ti per quel­lo che so­no. Den­tro e fuo­ri, in­sie­me. Sen­za di­vi­de­re, sen­za dif­fe­ren­zia­re. Alla do­man­da ab­bia­mo ri­spo­sto noi: non esi­ste un uo­mo (o una don­na) ol­tre lo spor­ti­vo. Esi­ste l’uo­mo o la don­na che di la­vo­ro fa lo spor­ti­vo. E poi tan­te al­tre co­se: so­no im­pren­di­to­ri, mo­ti­va­to­ri, fi­lo­so­fi della con­tem­po­ra­nei­tà, so­cio­lo­gi, mo­del­li, pro­fes­sio­ni­sti del mar­ke­ting. Han­no qual­co­sa che non vo­glio­no far sa­pe­re? Sì, co­me noi. Han­no qual­co­sa che ten­go­no lon­ta­no dalla no­to­rie­tà? Sì, co­me tut­ti. Ciò che li rende spe­cia­li è quel­lo che san­no fa­re. Ciò che li rende vi­ci­ni è sa­pe­re che so­no più sem­pli­ci di quan­to pen­sia­mo. P.S.: Que­sto è l’ul­ti­mo nu­me­ro di GQ che fir­mo. È sta­to un pia­ce­re, ol­tre che un ono­re. In que­sto an­no ab­bia­mo fat­to mol­te co­se bel­le, a vol­te an­che uni­che. Ab­bia­mo vi­sto le no­stre co­ver ne­gli show più im­por­tan­ti d’ame­ri­ca, op­pu­re di­ven­ta­re gi­gan­to­gra­fie ne­gli uf­fi­ci di una del­le azien­de più gran­di del mon­do, o an­co­ra vin­ce­re il pre­mio di mi­glior co­per­ti­na ita­lia­na dell’an­no. Vor­rei rin­gra­zia­re l’edi­to­re per la li­ber­tà e l’en­tu­sia­smo, la re­da­zio­ne in­te­ra per l’ener­gia e la pa­zien­za, i let­to­ri e i no­stri part­ner che ci se­guo­no sem­pre con una con­ti­nui­tà unica. GQ è sem­pre più bel­lo. A Lu­ca Di­ni che da og­gi lo fir­ma va l’in boc­ca al lu­po e un ab­brac­cio: è un fuo­ri­clas­se e fa­rà un la­vo­ro fan­ta­sti­co. Per il sot­to­scrit­to co­min­cia un’al­tra av­ven­tu­ra, con il pia­ce­re di es­se­re an­co­ra nel mon­do GQ, at­tra­ver­so GQ Inc. Sco­pri­re­te pre­sto che cos’è.

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