Una poe­sia per vin­ce­re

GQ (Italy) - - Talks - Te­sto di LUCIA GALLI

Il de­sti­no è nel no­me. E quan­do ti chia­mi So­fia, la “sag­gez­za” de­gli an­ti­chi gre­ci, è na­tu­ra­le usa­re molto la te­sta ol­tre che le gam­be. An­che quan­do nel­la vi­ta hai scel­to di sfi­da­re te stes­sa e la ne­ve ad alta ve­lo­ci­tà, fra le por­te di uno sla­lom o in pic­chia­ta in di­sce­sa li­be­ra. So­fia Goggia da Ber­ga­mo, 25 an­ni, è tra le pri­me della clas­se nel­la mo­der­na va­lan­ga ro­sa di sci al­pi­no. Elet­ta atle­ta dell’an­no, van­ta­va al mo­men­to di an­da­re in stam­pa già 4 vit­to­rie in Cop­pa del Mon­do, di cui due re­cen­tis­si­me in di­sce­sa li­be­ra a Bad Klein­kirch­heim e Cor­ti­na, 14 po­di in quat­tro di­sci­pli­ne di­ver­se e un bron­zo iri­da­to in gi­gan­te. Ma nel mon­do di So­fia c’è spa­zio so­lo per la ne­ve, me­no per le sta­ti­sti­che e i con­fron­ti: «Quan­do avrò vin­to al­me­no un po’ co­me De­bo­rah Com­pa­gno­ni, ne ri­par­lia­mo». In­tan­to, pe­rò, si è af­fi­da­ta al ma­na­ger che, ne­gli ul­ti­mi an­ni di at­ti­vi­tà, se­guì Al­ber­to Tom­ba.

Lei an­no­ta tut­to su un dia­rio: no, non è un dia­rio se­gre­to. «An­zi, mi pia­ce­reb­be un gior­no far­ne una sor­ta di mo­le­ski­ne del­lo scia­to­re». Il suo rea­li­smo non è osten­ta­zio­ne di mo­de­stia, an­zi: «So quel­lo che val­go, per­ché non do­vrei dir­lo?».

So­fia è ai Gio­chi, i suoi pri­mi, que­sto me­se a Pyeon­g­chang, in Co­rea del Sud, e non ha pau­ra nem­me­no del­le più for­ti. Pren­di Mi­kae­la Shif­frin, born in the Usa so­lo 22 an­ni fa e che − per chi ma­sti­ca un po’ di cir­co Bian­co − è la più vin­cen­te del ran­king, in un “mo­men­to” che du­ra da al­me­no quat­tro sta­gio­ni e sem­bra de­sti­na­to a pro­iet­tar­la dal­le cro­na­che alla sto­ria del­lo sci. So­fia ri­co­no­sce, si in­chi­na e ab­boz­za: «Non mi sen­to inferiore a lei. For­se in gi­gan­te, non in di­sce­sa e cer­ta­men­te non co­me per­so­na». Cha­peau. «So­lo se hai fa­me, mi­glio­ri. Non è am­bi­zio­ne, ma con­sa­pe­vo­lez­za».

Alla sua età non è mai sta­ta a un’olimpiade. Per­ché? Nel 2014, an­no de­gli ul­ti­mi Gio­chi di So­chi, lei com­bat­te­va ben al­tra e più ar­dua ga­ra, con le sue gi­noc­chia, ope­ra­te quat­tro vol­te

ne­gli an­ni pre­ce­den­ti. «Vo­le­vo smet­te­re». Da­ta la sua pas­sio­ne per la cul­tu­ra clas­si­ca, c’è un pa­ra­go­ne che po­treb­be pia­cer­le: So­fia co­me Ica­ro: gio­va­ne, im­mor­ta­le. Co­sì al­me­no lei si cre­de­va lei: «Su­pe­ra­re il li­mi­te, in­ve­ce di cor­teg­giar­lo sem­pre da vi­ci­no». I suoi al­le­na­to­ri glie­lo di­ce­va­no: «Con­trol­la, So­fia, con­trol­la!». Ma lei pro­vò a vo­la­re.

Era il 2013: un an­no pri­ma (qua­si) d’oro − ave­va sa­pu­to chiu­de­re il su­perg mon­dia­le quar­ta e sco­no­sciu­ta − poi hor­ri­bi­lis quan­do in Ca­na­da, sul­la pi­sta di La­ke Loui­se, So­fia sal­tò. At­ter­ran­do ma­lis­si­mo. Fe­ce­ro crac lei, le os­sa e buo­na par­te del­le sue con­vin­zio­ni. An­da­ta e ri­tor­no per l’in­fer­no, via Man­to­va, do­ve si tra­sfe­rì da so­la per la ria­bi­li­ta­zio­ne. «Di cor­po e ani­ma». Lon­ta­ni gli af­fet­ti: «Per non far­li sof­fri­re». Vi­ci­ni i li­bri: stu­dia fi­lo­so­fia, poi scien­ze po­li­ti­che.

Il pri­mo li­bro che ha mes­so in va­li­gia, pre­pa­ran­do­si alla par­ten­za per la Co­rea, è un vo­lu­me di poe­sie di Co­stan­ti­no Ka­va­fis. Che mai avreb­be im­ma­gi­na­to di di­ven­ta­re un li­fe coa­ch per scia­to­ri in cer­ca di glo­ria. E in­ve­ce per So­fia i ver­si della sua poe­sia pre­fe­ri­ta, Ita­ca, so­no or­mai un man­tra: «Quan­do ti met­te­rai in viag­gio per Ita­ca/ de­vi au­gu­rar­ti che la stra­da sia lun­ga» . Non la me­ta, in­som­ma: a con­ta­re è il viag­gio, «che non va mai af­fret­ta­to», di­ce con la si­cu­rez­za di chi ha im­pa­ra­to la le­zio­ne.

Non è l’unica let­tu­ra che por­te­rà con sé a Pyeon­g­chang (pro­prio lì, per in­ci­so, ha rea­liz­za­to l’an­no scor­so i suoi pri­mi due trion­fi in Cop­pa del Mon­do. «Ho scel­to an­che un vo­lu­me di so­cio­lo­gia che par­la di “vi­ta ge­ne­ra­ti­va”. Mi ha in­se­gna­to che la li­ber­tà non è nul­la se sei svin­co­la­ta da tut­ti. La chia­ve è ge­sti­re i le­ga­mi». Che poi è un po’ il suc­co di que­sto sport: «Un mix di in­di­vi­dua­li­smo, quan­do sei al can­cel­let­to di par­ten­za e cor­ri so­lo per te, e poi di al­trui­smo, quan­do sei in squa­dra e de­vi star­ci al me­glio».

Due estre­mi, co­me pia­ce a lei. Il suo al­fa­be­to si esten­de fra con­fi­ni ben pre­ci­si. Al­fa co­me le sue “gog­gia­te”, quel­le ca­vo­la­te che an­co­ra fa su­gli sci co­me quan­do, lo scor­so an­no, spi­go­lò a 120 km l’ora e chiu­se an­co­ra quar­ta, a po­chi cen­te­si­mi da un’al­tra me­da­glia mon­dia­le cer­ta. E poi c’è l’ome­ga che si leg­ge re­mun­ta­da, co­me le sus­sur­ra sem­pre il suo staff quan­do, nel­la se­con­da man­che, lei sa co­me met­te­re il tur­bo. «Sen­za pe­rò mai più af­fret­ta­re il viag­gio».

«Lo sci è un mix di in­di­vi­dua­li­smo, quan­do sei al can­cel­let­to di par­ten­za e cor­ri per te, e poi di al­trui­smo, quan­do sei in squa­dra e de­vi star­ci al me­glio»

La scia­tri­ce So­fia Goggia, 25 an­ni. Do­po le vit­to­rie in di­sce­sa li­be­ra nel­la Cop­pa del Mon­do in cor­so, è vo­la­ta a Pyeon­g­chang per l’olimpiade invernale

A la­to, la tri­plet­ta az­zur­ra nel­la di­sce­sa li­be­ra della Cop­pa del Mon­do, il me­se scor­so in Au­stria: Fe­de­ri­ca Bri­gno­ne (ar­gen­to), So­fia Goggia (oro), Na­dia Fan­chi­ni (bron­zo). So­pra: la Goggia du­ran­te il su­perg in Val d’isè­re (di­cem­bre 2017): ter­za clas­si­fi­ca­ta

La­ke Loui­se, Ca­na­da, di­cem­bre 2017, ga­ra di di­sce­sa fem­mi­ni­le

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