Una gio­vi­nez­za al rit­mo dei Pearl Jam

GQ (Italy) - - Life / Libri - Te­sto di MICHELE NERI

C’è un ri­tor­no di fiam­ma del grun­ge. La no­stra so­cie­tà flui­da è lon­ta­na dalla ru­vi­dez­za di quel­la sta­gio­ne, ma una band eser­ci­ta di nuo­vo un’at­tra­zio­ne for­tis­si­ma: i Pearl Jam. In un tour con mol­te tap­pe (tre in Ita­lia) già qua­si esau­ri­te, sa­li­ran­no sui pal­chi dei gran­di fe­sti­val.

Sa­rà per­ché fe­de­li a lo­ro stes­si, o per l’uma­ni­tà stra­ri­pan­te di Ed­die Ved­der. Tant’è: nel­le lo­ro bal­la­te è cri­stal­liz­za­ta la vi­bra­zio­ne della gio­vi­nez­za, quan­do so­lo la mu­si­ca («Non c’è tem­po per es­se­re vuo­ti o per ri­spar­mia­re sul­la vi­ta») può estrar­re il buio che si ha den­tro.

Ne sa tan­tis­si­mo Andrea Po­mel­la, scrit­to­re e gior­na­li­sta ro­ma­no, 44 an­ni, che all’im­pat­to tra­vol­gen­te, nei pri­mi an­ni No­van­ta, di al­bum co­me Ten o Vi­ta­lo­gy ha de­di­ca­to un ri­cor­do ad alta ten­sio­ne emo­ti­va. An­ni lu­ce ha gli in­gre­dien­ti del più pu­ro ro­man­zo di for­ma­zio­ne: ami­ci­zia, va­ga­bon­dag­gio, zai­ni pie­ni di al­co­li­ci e ta­sche zep­pe di trip, il ter­ro­re di mar­ci­re in un uf­fi­cio. Co­me fan­no i Pearl Jam a es­se­re an­co­ra po­po­la­ri? An­che se lon­ta­ni dal cul­mi­ne de­gli ini­zi, so­no ri­ma­sti coe­ren­ti. Chi rie­sce a con­qui­sta­re al­tri fan vent’an­ni do­po è per­ché sa evol­ver­si sen­za smen­tir­si. Nei con­cer­ti da so­li­sta, Ved­der non è di­ven­ta­to una mac­chiet­ta: è un ec­cel­len­te sto­ry­tel­ler, il suc­ces­so­re di Spring­steen.

Il grun­ge può par­la­re ai gio­va­ni di og­gi? Sta tor­nan­do co­me mo­da. Nel­le vie di Ro­ma ve­do ra­gaz­zi coi ca­pel­li lun­ghi; in­dos­sa­no le Dr. Mar­tens. All’ul­ti­mo con­cer­to di Ed­die Ved­der non c’era­no so­lo qua­ran­ten­ni.

Che cos’è sta­to per lei? Ha por­ta­to a gal­la i sin­to­mi dei miei trau­mi, e da­to un sen­so a tut­to quel pe­rio­do. Una ve­ra fi­lo­so­fia di vi­ta. An­ni lu­ce è an­che la cro­na­ca dell’ami­ci­zia con Q, un chi­tar­ri­sta che le fe­ce sco­pri­re la band. Chi era? Una per­so­na stra­lu­na­ta e ge­nia­le. Era l’eroe vi­ven­te dei miei ado­ra­ti scrit­to­ri beat. Poi è scom­par­so, qua­si vo­les­se co­struir­si un fu­tu­ro a me igno­to. Il ro­man­zo ri­ve­la un’ana­lo­gia tra lei e Ed­die Ved­der: l’as­sen­za del pa­dre. È il te­ma di Ali­ve, dall’al­bum Ten. Ai tem­pi non c’era In­ter­net e quin­di non po­te­vo con­trol­la­re quel­la che mi sem­bra­va un’af­fi­ni­tà paz­ze­sca. Sia­mo en­tram­bi fi­gli di se­pa­ra­ti, e ab­bia­mo rea­gi­to al trau­ma della man­can­za del pa­dre con la stes­sa rab­bia.

Tre so­no i pez­zi pre­fe­ri­ti da Andrea Po­mel­la: Cra­zy Ma­ry (in po­che pa­ro­le, « Ta­ke a bot­tle, drink it do­wn, pass it around ». Un’epo­ca), Rear­view­mir­ror e Black, che ha una dop­pia fun­zio­ne. Se­gna la fi­ne dell’ami­ci­zia con Q e della sim­bio­si dell’au­to­re con la band che, 25 an­ni do­po, ha ispi­ra­to il li­bro.

Per sco­pri­re i Pearl Jam, do­ve co­min­cia­re? Dal lo­ro con­cer­to al Pin­k­pop Fe­sti­val del 1992. L’ul­ti­ma epo­pea rock è na­ta lì.

La band ame­ri­ca­na ri­tor­na in Ita­lia, e uno scrit­to­re rac­con­ta co­me si cre­sce con la mu­si­ca

Andrea Po­mel­la, An­ni lu­ce, add edi­to­re, pagg. 160, 13 €. In al­to, Ed­die Ved­der e i Pearl Jam: il nuo­vo tour toc­che­rà Mi­la­no, Pa­do­va e Ro­ma (22, 24, 26 giu­gno)

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