LA TE­STI­MO­NIAN­ZA Fi­gli miei, so­no gua­ri­ta per voi

ANELLINA È UNA MA­DRE CHE HA VIN­TO LA BAT­TA­GLIA CON­TRO UN TUMORE SILENZIOSO, QUEL­LO OVARICO. E NEI GIOR­NI IN CUI LA RI­CER­CA CE­LE­BRA LE TE­RA­PIE SPERIMENTALI CHE HAN­NO CON­TRI­BUI­TO A CURARLA, LEI HA RAC­CON­TA­TO A GRAZIA DO­VE HA TRO­VA­TO LA FOR­ZA DI NON ARRENDER

Grazia - - GRAZIA 21 SOMMARIO -

Quan­do co­min­ci a di­ma­gri­re trop­po sen­za es­se­re a die­ta, a 36 an­ni non pen­si di es­se­re ma­la­ta. So­prat­tut­to se stai la­vo­ran­do tan­to, se sei sot­to stress per­ché ti sei se­pa­ra­ta e hai due fi­gli pic­co­li». Anellina Espo­si­to, che ama es­se­re chia­ma­ta Nel­la, vi­ve a Ma­ri­glia­no, in pro­vin­cia di Na­po­li. Ha 43 an­ni e la vo­ce di una ra­gaz­zi­na, al­le­gra, an­che se la vi­ta non le ha ri­spar­mia­to mo­men­ti di di­spe­ra­zio­ne. «Un gior­no, cir­ca sei an­ni fa, ho avu­to un im­prov­vi­so mal di pan­cia», rac­con­ta Nel­la. «Ero ma­gris­si­ma e ave­vo il ven­tre gon­fio. La se­ra pri­ma ave­vo man­gia­to mol­to e lì per lì ho pen­sa­to fos­se quel­lo. Ma i do­lo­ri non ces­sa­va­no e mio fra­tel­lo mi ha por­ta­ta all’ospe­da­le. I me­di­ci han­no pen­sa­to a un fi­bro­ma all’ova­io, pe­rò i miei mar­ca­to­ri tu­mo­ra­li era­no al­tis­si­mi. E do­po la Tac, la dia­gno­si è sta­ta tre­men­da: tumore ovarico al quar­to sta­dio. Mi sen­ti­vo co­me se stes­si vi­ven­do un in­cu­bo. Ave­vo pau­ra, non ca­pi­vo che co­sa fa­re. Al­lo­ra so­no an­da­ta in una cli­ni­ca pri­va­ta a Na­po­li do­ve mi han­no det­to che do­ve­vo ope­rar­mi e mi han­no fat­to su­bi­to un ci­clo di che­mio­te­ra­pia. Non riu­sci­vo nem­me­no a cam­mi­na­re. Mio fra­tel­lo non vo­le­va che stes­si lì e con­tat­tò il dot­tor San­dro Pi­gna­ta per una vi­si­ta». Co­sì, il 14 apri­le 2011, Nel­la vie­ne ri­co­ve­ra­ta all’Isti­tu­to Na­zio­na­le dei Tu­mo­ri, Fon­da­zio­ne Pa­sca­le, di Na­po­li, e cin­que gior­ni do­po è ope­ra­ta d’ur­gen­za. Si af­fi­da al­le ma­ni di San­dro Pi­gna­ta, di­ret­to­re del Di­par­ti­men­to uro­gi­ne­co­lo­gi­co, ri­cer­ca­to­re dell’As­so­cia­zio­ne ita­lia­na per la ri­cer­ca sul can­cro (Airc). E ac­cet­ta di en­tra­re in un ci­clo di spe­ri­men­ta­zio­ne, cioè un pro­gram­ma che ri­guar­da sia nuo­vi far­ma­ci sia nuo­ve mo­da­li­tà di som­mi­ni­stra­zio­ne di te­ra­pie già con­so­li­da­te. «Fa­ce­vo la che­mio­te­ra­pia una vol­ta al­la set­ti­ma­na. Il gior­no del­la cu­ra sta­vo ma­le, ma poi il gior­no do­po tor­na­vo al la­vo­ro. Mio fi­glio An­to­nio ave­va 15 an­ni e Lui­sa 11, non po­te­vo per­met­ter­mi di sta­re a ca­sa. Al­lo­ra fa­ce­vo la col­la­bo­ra­tri­ce do­me­sti­ca». Nel­la por­ta a ter­mi­ne il ci­clo di che­mio sei me­si do­po l’ope­ra­zio­ne. «E da quell’ot­to­bre di sei an­ni fa non ho più avu­to nul­la. All’ini­zio fa­ce­vo con­trol­li ogni tre me­si, poi ogni sei. Il gior­no dell’ope­ra­zio­ne il va­lo­re dei mar­ca­to­ri tu­mo­ra­li era al­tis­si­mo, ol­tre 16.000, ora è sce­so a 3». I ri­cer­ca­to­ri di­co­no che que­sto ti­po di tumore è mol­to sub­do­lo. «Mi è cre­sciu­to den­tro e non ho mai sen­ti­to nien­te», con­ti­nua Nel­la. «È una ma­lat­tia si­len­zio­sa, che non ti av­ver­te e quan­do lo fa, a vol­te è trop­po tar­di». Per que­sto so­no im­por­tan­ti la pre­ven­zio­ne e la ri­cer­ca. «Io so­no sta­ta una mi­ra­co­la­ta. Quan­do mi han­no det­to che il tumore era a uno sta­dio avan­za­to, mi è crol­la­to il mon­do ad­dos­so. Ho pen­sa­to: se io muo­io, chi cre­sce­rà i miei fi­gli? Non po­te­vo ce­de­re. Era­no so­lo due ado­le­scen­ti, ma so­no sta­ti for­tis­si­mi. Mi di­ce­va­no: “Mam­ma, de­vi com­bat­te­re e gua­ri­re per noi”. So­no sta­ti lo­ro a dar­mi la for­za di an­da­re avan­ti». Tut­ta la fa­mi­glia si è stret­ta at­tor­no a Nel­la. «Mia ma­dre, an­zia­na, spro­na­va mio fra­tel­lo e mia so­rel­la a star­mi vi­ci­no. Mi ac­com­pa­gna­va­no al­le se­du­te di che­mio­te­ra­pia. Ri­cor­do che il gior­no dell’in­ter­ven­to c’era­no 20 per­so­ne fuo­ri dal­la sa­la ope­ra­to­ria. Sia­mo una fa­mi­glia mol­to uni­ta. Se non aves­si avu­to lo­ro, non so se ce l’avrei fat­ta». Og­gi Nel­la la­vo­ra in un cen­tro per an­zia­ni. «Li la­vo e li as­si­sto in tut­to. E li fac­cio ri­de­re. Ho im­pa­ra­to a pren­de­re la vi­ta con un sor­ri­so e ve­do a co­lo­ri tut­to ciò che pri­ma ve­de­vo gri­gio. A ca­sa ho in­cor­ni­cia­to una per­ga­me­na con un mo­ni­to: “La vi­ta non de­ve es­se­re per­fet­ta per es­se­re me­ra­vi­glio­sa. An­che con il can­cro è me­ra­vi­glio­sa”. Per me è sta­to co­me ri­na­sce­re un’al­tra vol­ta». E in que­sta se­con­da vi­ta, che co­sa di­ver­te Nel­la? Il bal­lo. «Dan­za la­ti­no-ame­ri­ca­na», di­ce. «Ado­ro la sal­sa e la ba­cha­ta. Mi fan­no sen­ti­re vi­va. Ap­pe­na pos­so, can­to e ascol­to mu­si­ca. Cor­ri­spon­de a ciò che so­no og­gi».

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