L’al­lie­va e il ma­ni­po­la­to­re

AL­LA MO­STRA DEL CI­NE­MA LA TALENTUOSA JEN­NI­FER LA­W­REN­CE È STA­TA CRI­TI­CA­TA PER AVER RECITATO IN MA­DRE!, IL FILM FLOP DI­RET­TO DAL COM­PA­GNO. E LA STO­RIA È PRO­PRIO QUEL­LA DI UNA MU­SA CHE SI SACRIFICA PER IL SUO UO­MO. MA PER­CHÉ LO HA FAT­TO? QUI LO SCRIT­TO­RE FRA

Grazia - - GRAZIA 39• SOMMARIO - DI Fran­ce­sco Ca­ro­fi­glio*

Le cro­na­che ve­ne­zia­ne rac­con­ta­no che Ma­dre!, ul­ti­mo film del re­gi­sta Dar­ren Aro­nof­sky (The Wre­stler, Il ci­gno ne­ro), sia sta­to fat­to a pez­zi dal­la cri­ti­ca e fi­schia­to dal pub­bli­co, e con il film gli at­to­ri pro­ta­go­ni­sti, Ja­vier Bar­dem e Jen­ni­fer La­w­ren­ce. Il film nar­ra la sto­ria di una cop­pia di spo­si, lui poe­ta e lei sua mu­sa ispi­ra­tri­ce, i qua­li con­du­co­no una esi­sten­za tran­quil­la in una splen­di­da ca­sa di cam­pa­gna. Lui al­la ri­cer­ca dell’ispi­ra­zio­ne, lei sem­pre at­ten­ta a for­ni­re il suo amo­re­vo­le sup­por­to. Fi­no a quan­do in quel­la ca­sa ar­ri­va qual­cu­no, e tut­to cambia. La­w­ren­ce, la gio­va­ne e talentuosa attrice ame­ri­ca­na (Oscar per Il la­to po­si­ti­vo) nel­la vi­ta è la com­pa­gna di Aro­nof­sky, vent’an­ni più an­zia­no. Mol­ti so­sten­go­no che l’attrice ab­bia for­ni­to una pro­va me­dio­cre per aver se­gui­to scru­po­lo­sa­men­te le in­di­ca­zio­ni di re­gia (non do­vreb­be es­se­re sem­pre co­sì?) di quel­lo che la cri­ti­ca ha giu­di­ca­to il suo “cat­ti­vo mae­stro”. Qual­cu­no ha ri­te­nu­to di ri­tro­va­re i se­gna­li di uno stig­ma, una re­go­la, qua­si una nor­ma com­por­ta­men­ta­le in gra­do di or­di­na­re il rap­por­to tra due fi­gu­re ar­che­ti­pi­che, mae­stro e al­lie­va. Con­ven­zio­ne so­cia­le e psi­co­lo­gi­ca che vuo­le que­st’ul­ti­ma sot­to­mes­sa al pri­mo, ed espo­sta al giu­di­zio, in ra­gio­ne de­gli er­ro­ri dell’al­tro. In que­sto, con una for­za­tu­ra sug­ge­sti­va, l’azio­ne dell’attrice sem­bre­reb­be so­vrap­por­si a quel­la del suo per­so­nag­gio, sog­get­to a una for­ma di ma­ni­po­la­zio­ne da par­te del suo men­to­re. Quin­di chi è col­pe­vo­le di co­sa? Esi­ste dav­ve­ro un le­ga­me mi­ste­rio­so tra “cat­ti­vi mae­stri” e le lo­ro al­lie­ve? Men­tre scri­vo mi ven­go­no in men­te al­cu­ne sto­rie di cop­pie ce­le­bri, spes­so fi­ni­te ma­le. Pen­so per esem­pio al­la re­la­zio­ne tra Au­gu­ste Ro­din, il gran­de pit­to­re e scul­to­re fran­ce­se vis­su­to a ca­val­lo tra Ot­to e No­ve­cen­to, e Ca­mil­le Clau­del, sua al­lie­va e mo­del­la, co­sì pie­na di ta­len­to, co­sì vo­ta­ta all’au­to­di­stru­zio­ne. Com­pli­ci, lei vit­ti­ma, lui car­ne­fi­ce, di una vi­ta sre­go­la­ta, ri­suc­chia­ta nel vor­ti­ce dram­ma­ti­co dell’“amour fou”, l’amor fol­le. Pen­so a co­me la fram­men­ta­zio­ne del­le espe­rien­ze, den­tro le qua­li le per­so­ne si muo­vo­no, agi­sco­no, crea­no, si in­na­mo­ra­no e spes­so si per­do­no, di­se­gni­no una pa­ra­bo­la che ogni vol­ta è di­ver­sa, e sfug­ge a una ca­te­go­riz­za­zio­ne psi­co­lo­gi­ca e so­cia­le. Esi­ste un cri­na­le sot­ti­le che di­vi­de l’espe­rien­za in­tel­let­tua­le, per­fi­no spi­ri­tua­le, nel­la re­la­zio­ne mae­stro e al­lie­va, dal­lo spae­sa­men­to emo­ti­vo, an­che ero­ti­co, che la fa­sci­na­zio­ne dei ruo­li com­por­ta. Ed esi­ste cer­ta­men­te, an­che quan­do il rap­por­to ri­sul­ti sa­no e li­nea­re, la trac­cia di un non det­to, che i se­gni del cor­po de­scri­vo­no me­glio di qual­sia­si spie­ga­zio­ne. Il ca­po­la­vo­ro di Eu­ge­ne Io­ne­sco, La Le­zio­ne, rac­con­ta pro­prio que­sto. Il rap­por­to ma­ni­po­la­to­rio tra un pro­fes­so­re (un cat­ti­vo mae­stro) e un’al­lie­va che, nel de­li­ran­te per­cor­so di ap­pren­di­men­to, si tra­sfor­ma e mu­ta, fi­no ad as­su­me­re i con­no­ta­ti di un ri­tua­le vio­len­to che sfo­cia nel dram­ma. Quin­di? Che con­clu­sio­ne si può trar­re? È ap­pe­na usci­to un ro­man­zo che ho scrit­to, si in­ti­to­la ap­pun­to Il Mae­stro. È la sto­ria di un gran­de at­to­re, di­men­ti­ca­to dal mon­do, e di una ragazza che si­len­zio­sa­men­te en­tra nel­la sua vi­ta. Mi so­no chie­sto spes­so, scri­ven­do, qua­le fos­se il con­fi­ne. E se que­sto rap­por­to, ap­pa­ren­te­men­te ca­ri­co di ri­te­gno, con­te­nes­se an­che il ger­me del­la ma­ni­po­la­zio­ne. Pre­fe­ri­sco, co­me sem­pre, che la ri­spo­sta la tro­vi chi leg­ge. Una mas­si­ma zen re­ci­ta co­sì: “Quan­do l’al­lie­vo è pron­to, il mae­stro com­pa­re”. Cre­do che una ri­spo­sta sia den­tro l’in­quie­tu­di­ne di que­ste pa­ro­le.

L’attrice Jen­ni­fer La­w­ren­ce, 27 an­ni, con il re­gi­sta e com­pa­gno Dar­ren Aro­nof­sky, 48.

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