LE MIE la­cri­me se­gre­te

L’AB­BIA­MO VI­STA NEI PAN­NI DI MA­RIA AN­TO­NIET­TA E IN FILM CULT CO­ME IL GIAR­DI­NO DEL­LE VERGINI SUICIDE. AL­LA MO­STRA DEL CI­NE­MA KIR­STEN DUNST STA­VOL­TA È STA­TA LA PRO­TA­GO­NI­STA DI UNA STO­RIA INTIMA, CHE L’HA CATTURATA. E A GRA­ZIA RAC­CON­TA LA PAS­SIO­NE CHE HA MES

Grazia - - GRAZIA VENEZIA 74 - DI Clau­dia Ca­tal­li

Due vol­ti di don­na, uno at­tac­ca­to all’al­tro. Mam­ma e fi­glia. Una è ste­sa su un let­to con gli oc­chi chiu­si, l’al­tra le af­fon­da il na­so nel col­lo in un at­ti­mo di dol­cez­za e di­spe­ra­zio­ne. È la sce­na che re­sta più im­pres­sa di Woodshock, film sul­la com­ples­si­tà di ri­pren­der­si dal lut­to ma­ter­no, che se­gna l’esor­dio die­tro la mac­chi­na da pre­sa del­le so­rel­le Ka­te e Lau­ra Mul­lea­vy, sti­li­ste di Ro­dar­te, pre­sen­ta­to in an­te­pri­ma al­la 74ª Mo­stra d’Ar­te Ci­ne­ma­to­gra­fi­ca di Ve­ne­zia. Kir­sten Dunst è la pro­ta­go­ni­sta, nei pan­ni di The­re­sa, ragazza che si smar­ri­sce gior­no do­po gior­no in una spi­ra­le di do­lo­re che non rie­sce ad al­le­via­re se non sot­to ef­fet­to di un po­ten­te al­lu­ci­no­ge­no. «È uno dei ruo­li più dif­fi­ci­li che ab­bia mai in­ter­pre­ta­to», di­ce a Gra­zia l’attrice ame­ri­ca­na. «La sto­ria mi ha col­pi­to pro­fon­da­men­te e pen­so si ve­da». Co­me un abi­to di Ro­dar­te, il film è in­te­ra­men­te cu­ci­to su di lei: non c’è sce­na in cui non com­pa­ia, dal­le più quo­ti­dia­ne al­le più vi­sio­na­rie. La ve­dia­mo ora don­do­la­re de­pres­sa per ca­sa in bian­che­ria intima, ora vol­teg­gia­re nell’aria nel “bo­sco ma­gi­co” che il ti­to­lo del film ri­chia­ma e che è sim­bo­lo del­la stra­ti­fi­ca­ta in­te­rio­ri­tà di The­re­sa. Si trat­ta di una pel­li­co­la tutt’al­tro che fa­ci­le, do­ve il con­fi­ne tra ci­ne­ma e vi­deoar­te è pol­ve­riz­za­to. «Ka­te e Lau­ra pos­sie­do­no uno sguar­do ar­ti­sti­co af­fa­sci­nan­te sul ci­ne­ma», spie­ga l’attrice. «È sta­to paz­ze­sco la­vo­ra­re con lo­ro, al con­tra­rio di tan­ti re­gi­sti che ten­do­no a sof­fo­car­ti con le lo­ro vi­sio­ni del mon­do e del ci­ne­ma, Ka­te e Lau­ra mi han­no la­scia­ta li­be­ra di crea­re, scri­ven­do il film su di me. Sul set por­ta­va­mo con noi un com­pu­ter per non per­de­re nes­su­na scin­til­la di crea­ti­vi­tà. Il lo­ro mo­do di la­vo­ra­re è vi­sio­na­rio, ti en­tra den­tro, ti com­muo­ve, per que­sto l’ho ama­to». La os­ser­vo du­ran­te la pro­ie­zio­ne, non di­sto­glie mai lo sguar­do dal­lo scher­mo. So­lo sul fi­na­le, ap­pe­na pri­ma di ri­ce­ve­re gli ap­plau­si, si vol­ta: cer­ca gli oc­chi di una don­na ele­gan­te se­du­ta a po­ca di­stan­za. Li tro­va ca­ri­chi di com­mo­zio­ne. È l’attrice Inez Rup­pre­cht, sua ma­dre. Kir­sten ha vo­lu­to por­tar­la con sé a Ve­ne­zia, per mo­strar­le - e for­se, in pri­va­to, de­di­car­le que­sto film in­cen­tra­to sul sim­bio­ti­co rap­por­to ma­dre-fi­glia, un amo­re che non si esau­ri­sce nell’istan­te dell’ab­ban­do­no. Pri­ma di sa­lu­tar­la, chie­do a Kir­sten co­me sia la­vo­ra­re con due don­ne che so­no an­che sue ami­che. «Non fac­cio mai di­stin­zio­ni di ge­ne­re, a me in­te­res­sa so­lo col­la­bo­ra­re con per­so­ne di ta­len­to. Pe­rò tra don­ne ci si de­ve aiu­ta­re e io pro­vo sem­pre a da­re tut­to il mio so­ste­gno al­le re­gi­ste, quan­do è pos­si­bi­le». In ef­fet­ti di film al fem­mi­ni­le se ne in­ten­de: il 21 set­tem­bre esce al ci­ne­ma L’in­gan­no, di­ret­to da So­fia Cop­po­la, che la ve­de re­ci­ta­re tra at­tri­ci co­me Ni­co­le Kid­man ed El­le Fan­ning. Ma og­gi ne­gli oc­chi di Kir­sten si leg­ge tut­ta l’emo­zio­ne di pre­sen­ta­re Woodshock, un film che è an­che il suo tri­bu­to a un’idea di so­rel­lan­za crea­ti­va.

So­pra, l’attrice Kir­sten Dunst, 35 an­ni, in Ro­dar­te: è la pro­ta­go­ni­sta di Woodshock.

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