Noi che ab­bia­mo vin­to la bat­ta­glia con­tro L’AL­COL

ALES­SAN­DRA, CHE BE­VE­VA PER SEN­TIR­SI PIÙ SI­CU­RA ED È SO­BRIA DA 17 AN­NI. SAN­DRO, CHE NON TOC­CA UNA BOT­TI­GLIA DA 29 AN­NI. LU­CA, ASTEMIO DA 5 AN­NI. HAN­NO SO­LO UN NO­ME, NON UN CO­GNO­ME, PER­CHÉ FAN­NO PAR­TE DE­GLI ALCOLISTI ANO­NI­MI, L’AS­SO­CIA­ZIO­NE CHE SI OC­CU­PA DE

Grazia - - GRAZIA RINASCITE - di Fiam­ma Sa­nò

«Ciao, so­no Ales­san­dra, ho 45 an­ni e so­no so­bria da 17, dal 4 gen­na­io del 2000. Ho ini­zia­to a be­re al li­ceo. Gli al­tri lo fa­ce­va­no per di­ver­tir­si, io per sen­tir­mi si­cu­ra, di­si­ni­bi­ta, per fa­re par­te del grup­po. Quan­do so­no ar­ri­va­ta a toc­ca­re il fon­do ave­vo 28 an­ni. Sen­za al­col non riu­sci­vo a fa­re nien­te, a sor­ri­de­re, a emo­zio­nar­mi. Gi­ra­vo con la bot­ti­glia di gin nel­la bor­sa. L’al­col mi ha tol­to tut­to: ami­ci, fa­mi­glia. Per­fi­no mia non­na (fu lei a chie­de­re al par­ro­co un so­ste­gno, e a por­tar­mi al­la pri­ma riu­nio­ne de­gli Alcolisti Ano­ni­mi) non mi par­la­va più. Qui ho tro­va­to una ve­ra ma­gia, non sia­mo so­lo in­di­vi­dui che cer­ca­no di sta­re lon­ta­no dal be­re, sia­mo un grup­po di per­so­ne che si ama­no per­ché han­no vis­su­to tut­te lo stes­so in­fer­no. Og­gi so­no se­re­na, non mi man­ca nul­la, ho due fi­gli di 16 e 6 an­ni e un la­vo­ro che mi pia­ce, fac­cio l’igie­ni­sta den­ta­le». È co­sì, pro­prio co­me nei film, che ini­zia­no gli in­con­tri de­gli Alcolisti Ano­ni­mi. Quan­do c’è un nuo­vo ar­ri­va­to, un ve­te­ra­no con­di­vi­de la pro­pria espe­rien­za, co­me Ales­san­dra. O co­me San­dro, 59 an­ni, so­brio da 29. San­dro è un in­for­ma­ti­co, ha ini­zia­to a be­re a 30 an­ni, in­sod­di­sfat­to del­la sua vi­ta e del la­vo­ro. «Quan­do so­no ar­ri­va­to nel grup­po ero di­strut­to nel cor­po, nel­la men­te, nel­lo spi­ri­to. Mi re­sta­va­no so­lo due pos­si­bi­li­tà: di­sin­tos­si­car­mi,

op­pu­re con­ti­nua­re ad au­to­di­strug­ger­mi, vi­ve­re sot­to un pon­te, ma­ga­ri sui­ci­dar­mi». In que­sto ar­ti­co­lo non leg­ge­re­te nep­pu­re un co­gno­me. Per­ché l’ano­ni­ma­to è uno dei car­di­ni del me­to­do Alcolisti Ano­ni­mi (Per sa­per­ne di più: 800 411 406,

al­co­li­stia­no­ni­mii­ta­lia.it.). Per­fi­no i due ami­ci che l’han­no fon­da­to ne­gli Sta­ti Uni­ti, nel 1935, so­no so­lo Bill e Bob. In Ame­ri­ca l’or­ga­niz­za­zio­ne ba­sa­ta su grup­pi di au­to-aiu­to è una real­tà im­por­tan­tis­si­ma che con­ta ol­tre un mi­lio­ne e 200 mi­la iscrit­ti. In Ita­lia gli Alcolisti Ano­ni­mi so­no cir­ca 6.000, dif­fu­si su tut­to il ter­ri­to­rio, più ra­di­ca­ti al Nord: a Mi­la­no esi­sto­no 95 grup­pi, cia­scu­no di 10-15 per­so­ne. Si riu­ni­sco­no, ge­ne­ral­men­te nelle stan­ze di chie­se par­roc­chia­li, più vol­te a set­ti­ma­na, per cir­ca due ore. I grup­pi so­no au­to­no­mi e au­to­ge­sti­ti, cioè non ri­spon­do­no di­ret­ta­men­te all’as­so­cia­zio­ne, ma ade­ri­sco­no tut­ti al­le “Tra­di­zio­ni”, una spe­cie di sta­tu­to ba­se. Spie­ga San­dro: «Il me­to­do è ar­ti­co­la­to in tre “12”. I 12 Pas­si, quel­li del re­cu­pe­ro per­so­na­le; le 12 Tra­di­zio­ni, che re­go­la­no la vi­ta in co­mu­ne con gli al­tri ami­ci del grup­po; i 12 Con­cet­ti per il ser­vi­zio: ren­der­si uti­li agli al­tri, pri­ma nel grup­po e poi fuo­ri». La cro­na­ca ci rac­con­ta che gli ef­fet­ti dell’abu­so di al­col sul vi­ve­re ci­vi­le pos­so­no es­se­re dram­ma­ti­ci. So­prat­tut­to in au­to­mo­bi­le. Que­st’esta­te ab­bia­mo let­to, il 9 lu­glio, del­la gio­va­ne cop­pia di fi­dan­za­ti Mat­teo Pen­na ed Ele­na Fer­re­ro in­se­gui­ti e tra­vol­ti da un au­ti­sta fu­rio­so e ubria­co men­tre viag­gia­va­no in mo­to. Ubria­co era an­che l’uo­mo che lo scor­so 12 ago­sto ha tam­po­na­to vio­len­te­men­te a Mi­la­no la mac­chi­na di Lu­ca La­tel­la, av­vo­ca­to di 31 an­ni. Fer­mo al se­ma­fo­ro, è mor­to sul col­po. No­no­stan­te l’Ita­lia, con un con­su­mo di al­col pro ca­pi­te al di sot­to de­gli 8 li­tri all’an­no, sia tra i Pae­si eu­ro­pei più vir­tuo­si, al be­re è ascri­vi­bi­le la me­tà de­gli in­ci­den­ti stra­da­li, e l’al­co­li­smo pro­vo­ca ogni an­no in mo­do di­ret­to o in­di­ret­to cir­ca 40 mi­la mor­ti, co­me si leg­ge su al­co­li­smo.in­fo, per cir­ro­si epa­ti­ca, ma­lat­tie car­dio­va­sco­la­ri e neu­ro­psi­chia­tri­che, sui­ci­di, omi­ci­di. I da­ti 2017 dell’Istat ri­fe­ri­sco­no che in Ita­lia be­vo­no pra­ti­ca­men­te tut­ti, con il 15,9 per cen­to del­la po­po­la­zio­ne che am­met­te l’ec­ces­so (in par­ti­co­la­re i gio­va­ni fi­no a 24 an­ni). Ma co­me si ca­pi­sce che l’al­col è un pro­ble­ma? «Se non rie­sci a fer­mar­ti. Se be­vi un bic­chie­re di vi­no a ce­na, e poi un al­tro, e un al­tro an­co­ra. L’al­co­li­smo non è uno strap­po, è un’evo­lu­zio­ne», spie­ga San­dro. «È una ma­lat­tia, la più de­mo­cra­ti­ca che esi­sta», ag­giun­ge Ales­san­dra. Eco­no­mi­co, le­ga­le, di­spo­ni­bi­le, az­ze­ra le dif­fe­ren­ze so­cia­li: se pen­sia­mo che ri­guar­di gio­va­ni, emar­gi­na­ti e fa­sce de­bo­li del­la po­po­la­zio­ne, gli Alcolisti Ano­ni­mi ci smen­ti­sco­no. Nei grup­pi c’è chiun­que, dal­la ce­le­bri­tà all’ope­ra­io. C’è uno stu­den­te uni­ver­si­ta­rio all’ini­zio del­la di­pen­den­za. Gli ami­ci gli han­no fat­to no­ta­re quan­to fos­se di­ven­ta­ta mo­le­sta la sua com­pa­gnia. C’è una ca­sa­lin­ga di 50 an­ni che fi­no a ie­ri non ave­va mai toc­ca­to un goc­cio. Poi ci so­no sta­te la se­pa­ra­zio­ne dal ma­ri­to, i fi­gli or­mai gran­di e quel bic­chie­re di vi­no la se­ra ha ac­qui­sta­to il ca­lo­re e la con­so­la­zio­ne di un ab­brac­cio. Il bic­chie­re di­ven­ta bot­ti­glia, l’ab­brac­cio stri­to­la, sen­za più pos­si­bi­li­tà di sfug­gir­gli. C’è Lu­ca, che è “gio­va­nis­si­mo”: ha cin­que an­ni di so­brie­tà. Per­ché qui l’an­zia­ni­tà che con­ta è quel­la dall’ul­ti­mo goc­cio, non i 55 an­ni all’ana­gra­fe. Una car­rie­ra da re­gi­sta e pro­dut­to­re tv, un li­cen­zia­men­to ina­spet­ta­to, il ba­ra­tro. «Il pro­ble­ma non è quel­lo che c’è nel­la bot­ti­glia, ma nel­la te­sta», con­ti­nua San­dro. «Quan­do la men­te non reg­ge, cer­ca un le­ni­ti­vo. L’al­col è met­te a ta­ce­re i pen­sie­ri. Mo­stra una real­tà bel­lis­si­ma, ma so­lo fin­ché du­ra il suo ef­fet­to». Il me­to­do de­gli Alcolisti Ano­ni­mi fun­zio­na me­glio de­gli al­tri? «No, so­no mol­te le pos­si­bi­li stra­de per il re­cu­pe­ro. Ognu­no de­ve tro­va­re quel­la più adat­ta a sé», di­ce San­dro. «Per me in­ve­ce sì», ri­bat­te in­ve­ce Ales­san­dra. «Qui ci so­no amo­re e spi­ri­tua­li­tà, che col­ma­no ogni vuo­to, non fred­di pro­fes­sio­ni­sti del­la me­di­ci­na, ma alcolisti co­me te». Nei grup­pi pe­rò non ci so­no i pro­ta­go­ni­sti del­le cro­na­che ne­re per­ché, spie­ga San­dro: «Pas­sa­no dal­le ma­glie del si­ste­ma giu­di­zia­rio e dei ser­vi­zi so­cia­li. O, spin­ti dal sen­so di col­pa, pre­fe­ri­sco­no un per­cor­so re­li­gio­so». Chiun­que può par­te­ci­pa­re al­le riu­nio­ni. Ogni grup­po è sem­pre aper­to agli alcolisti e una o più vol­te al me­se an­che agli ester­ni. I vi­si­ta­to­ri, te­nu­ti a ri­spet­ta­re il pat­to di ano­ni­ma­to, di so­li­to so­no “i so­bri”, pa­ren­ti o ami­ci, cu­rio­si o gior­na­li­sti co­me me. Con una do­man­da nel cuo­re: co­me fac­cio a ca­pi­re se io, che ogni tan­to be­vo per ri­las­sar­mi e sen­tir­mi si­cu­ra, co­me Ales­san­dra al li­ceo, e qual­che vol­ta esa­ge­ro con le ami­che, so­no a ri­schio? San­dro sor­ri­de: «Noi la chia­mia­mo am­mis­sio­ne di au­to­con­sa­pe­vo­lez­za. Sei so­lo tu a ca­pi­re se hai un pro­ble­ma con l’al­col op­pu­re no. È il pun­to di par­ten­za per co­min­cia­re a la­vo­rar­ci so­pra. Ascol­ta al­tre sto­rie, e lo ca­pi­rai da so­la».

L’al­co­li­smo è una ma­lat­tia, la più de­mo­cra­ti­ca che esi­sta: be­re è le­ga­le e az­ze­ra le dif­fe­ren­ze so­cia­li

L’at­to­re Brad Pitt, 53 an­ni, sul set del film By The Sea, in cui in­ter­pre­ta un uo­mo che, co­me lui, ha pro­ble­mi con l’al­col.

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