IL RO­SA­TEL­LUM TO­GLIE VO­CE A NOI CIT­TA­DI­NI

Il Fatto Quotidiano - - DA PRIMA PAGINA - » LO­REN­ZA CARLASSARE

Non so­no ba­sta­te due boc­cia­tu­re del­la Cor­te co­sti­tu­zio­na­le per ave­re una leg­ge elet­to­ra­le ac­cet­ta­bi­le. Eli­mi­na­ti i vi­zi più ap­pa­ri­scen­ti del­le nor­me an­nul­la­te, dal di­se­gno com­pli­ca­to e con­fu­so del pro­get­to in di­scus­sio­ne tra­spa­re chia­ro l’in­ten­to di fon­do: to­glie­re vo­ce e po­te­re ai cit­ta­di­ni, neu­tra­liz­za­re l’es p re ssio­ne del­la lo­ro vo­lon­tà, pri­va­re di sen­so e va­lo­re la rap­pre­sen­tan­za de­mo­cra­ti­ca. I ver­ti­ci po­li­ti­ci, per non per­de­re il do­mi­nio su­gli elet­ti, an­zi­ché co­struir­li co­me rap­pre­sen­tan­ti del po­po­lo, vo­glio­no ri­dur­li a ma­no­vra­bi­li pe­di­ne. Re­ci­den­do ogni le­ga­me fra elettori ed elet­ti e raf­for­zan­do il le­ga­me di di­pen­den­za di que­sti ul­ti­mi da co­lo­ro che ne de­ci­do­no l’in­se­ri­men­to in li­sta e il fu­tu­ro po­li­ti­co, l’as­se del­la re­spon­sa­bi­li­tà si spo­sta in­te­ra­men­te sul ver­san­te dei ver­ti­ci par­ti­ti­ci di cui i “rap­pre­sen­tan­ti” del po­po­lo so­no una di­ret­ta ema­na­zio­ne.

IL RO­SA­TEL­LUM BIS pro­po­ne un si­ste­ma elet­to­ra­le mi­sto in cui l’as­se­gna­zio­ne di 231 seg­gi al­la Ca­me­ra e 102 seg­gi al Se­na­to è ef­fet­tua­ta in col­le­gi uni­no­mi­na­li con for­mu­la mag­gio­ri­ta­ria in cui vin­ce il can­di­da­to più vo­ta­to, men­tre i re­stan­ti seg­gi so­no as­se­gna­ti con me­to­do pro­por­zio­na­le nell’am­bi­to di col­le­gi plu­ri- già sta­bi­li­ti: cia­scu­na li­sta è com­po­sta da un elen­co di can­di­da­ti (non in­fe­rio­re a due né su­pe­rio­re a quat­tro) pre­sen­ta­ti se­con­do un or­di­ne nu­me­ri­co non mo­di­fi­ca­bi­le. Nul­la sfug­ge a chi de­ci­de chi de­ve es­se­re elet­to!

DEL RE­STO, nep­pu­re nei col­le­gi uni­no­mi­na­li si può di­re che l’elet­to­re ab­bia rea­li mar­gi­ni di scel­ta. In un si­ste­ma con­flit­tua­le co­me il no­stro, no­te­vol­men­te ideo­lo­giz­za­to, l’uni­ca al­ter­na­ti­va pos­si­bi­le è di non da­re il vo­to a nes­su­no. È fuo­ri dal­la real­tà di­re che se un elet­to­re non gra­di­sce il can­di­da­to del suo grup­po po­li­ti­co è li­be­ro di vo­tar­ne un al­tro; il di­scor­so po­treb­be ave­re un mi­ni­mo di sen­so in si­ste­mi po­li­ti­ci con elet­to­ra­to mo­bi­le e con­flit­to so­cia­le bas­so. In si­ste­mi co­me il no­stro può va­le­re esclu­si­va­men­te per l’elet­to­ra­to flut­tuan­te, in­de­ci­so e pri­vo di orien­ta­men­ti po­li­ti­ci pre­ci­si. Non per gli al­tri. È im­pen­sa­bi­le che un elet­to­re di si­ni­stra vo­ti per il can­di­da­to del­la de­stra! Fra l’al­tro, lo spo­sta­men­to di vo­to è re­so an­cor più dif­fi­ci­le an­che per quel­la fa­scia in­ter­me­dia dal Ro­sa­tel­lum bis che non con­sen­te il vo­to di­sgiun­to. L’elet­to­re di­spo­ne di un’uni­ca sche­da con il no­me del can­di­da­to nel col­le­gio uni­no­mi­na­le e, sot­to, i sim­bo­li dei par­ti­ti del­la coa­li­zio­ne da cui è so­ste­nu­to. Di con­se­guen­za, da­to che la sche­da è uni­ca, nem­me­no nel pro­por­zio­na­le il cit­ta­di­no sa­rà li­be­ro di vo­ta­re la li­sta del par­ti­to che avreb­be preferito, es­sen­do co­stret­to a sce­glie­re una del­le li­ste ap­par­te­nen­ti al­la coa­li­zio­ne di ap­pog­gio al can­di­da­to nell’uni­no­mi­na­le; e ad­di­rit­tu­ra, se bar­ra sol­tan­to il no­me di que­sto can­di­da­to sen­za sce­glie­re nes­su­na del­le li­ste che lo ap­pog­gia­no, il suo vo­to sa­rà di­stri­bui­to in ma­nie­ra pro­por­zio­na­le tra le va­rie li­ste del­la coa­li­zio­ne.

IL CHIA­RO IN­TEN­TO Vo­glio­no re­ci­de­re il le­ga­me fra elettori ed elet­ti e raf­for­za­re quel­lo di di­pen­den­za di que­sti ul­ti­mi dai ver­ti­ci

INU­TI­LE CHIE­DER­SI co­sa ne sia dell’ar­ti­co­lo 1 del­la Co­sti­tu­zio­ne e del­le sen­ten­ze del­la Cor­te co­sti­tu­zio­na­le che in­si­sto­no sul­la rap­pre­sen­tan­za. Il di­sprez­zo per il po­po­lo è to­ta­le, la sua so­vra­ni­tà ne­ga­ta. Chi rap­pre­sen­ta­no i par­la­men­ta­ri “elet­ti”?

no­mi­na­li do­ve tut­ti i no­mi so­no

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