“Ca­ro” Boss, ades­so il co­sto del bi­gliet­to non è da ope­ra­io

Il Fatto Quotidiano - - SECONDO TEMPO - » STE­FA­NO MANNUCCI

“Èfor­se il po­sto più pic­co­lo do­ve ab­bia suo­na­to ne­gli ul­ti­mi qua­ran t’an­ni”, sot­to­li­nea Spring­steen. Sì, pec­ca­to che il Wal­ter Kerr Thea­tre non sia uno di quei bar del New Jer­sey do­ve di tan­to in tan­to il Boss si re­ca a far bi­sboc­cia con gli ami­ci di gio­ven­tù. Qui sia­mo sul­la 48ma, e i bi­gliet­ti a Broad­way co­sta­no ca­ri. E que­sta “re­si­den­cy” sul pal­co che Bru­ce sta per in­tra­pren­de­re, a par­ti­re dal 3 ot­to­bre, sa­rà de­sti­na­ta so­lo a da­na­ro­si pri­vi­le­gia­ti. Ame­ri­ca­ni, per­lo­più. Per­ché il si­ste-- ma uf­fi­cia­le di at­tri­bu­zio­ne dei 960 po­sti del tea­tro di­spo­ni­bi­li ogni se­ra, fa­vo­ri­sce già in par­ten­za, con il suo com­pli­ca­to mec­ca­ni­smo di ri­co­no­sci­men­to dei “Ve­ri­fied fans”, quel­li che ab­bia­no ac­qui­sta­to in pas­sa­to bi­gliet­ti at­tra­ver­so Tic­ket­ma­ster.

E AN­CHE in mol­te zo­ne de­gli Sta­ti Uni­ti, do­ve le ven­di­te per i pre­ce­den­ti tour era­no sta­te ga­ran­ti­te da agen­zie di­ver­se, tan­ti de­gli afi­cio­na­dos di Bru­ce so­no ri­ma­sti a boc­ca asciut­ta. Fi­gu­rar­si gli eu­ro­pei, co­stret­ti pu­re ad ag­giun­ge­re al so­gno di uno stra­pun­ti­no al Wal­ter Kerr il co­sto di una tra­sfer­ta nel­la Gran­de Me­la. Nien­te: il soft­ware ha pre­mia­to al­cu­ni for­tu­na­ti, e ne ha fru­stra­ti mi­glia­ia. Inu­ti­le an­che con­fi­da­re sul­la pro­ro­ga del­le re­pli­che del­lo show fi­no al 3 feb­bra­io 2018. C’è po­co da fa­re, a me­no di non pie­gar­si al ri­cat­to del se­con­da­ry tic­ke­ting che an­co­ra è riu­sci­to a lu­cra­re sul­la pas­sio­ne dei roc­ket­ta­ri in­fil­tran­do­si (se­con­do Tic­ket­ma­ster ac­ca­par­ran­do­si il 3% dei po­sti) nell’in­si­dio­so gio­co del­la com­pra­ven­di­ta. Se uno vuo­le dav­ve­ro sve­nar­si, qual­co­sa an­co­ra si tro­va: fa­te­vi un gi­ro su si­ti di ba­ga­ri­nag­gio co­me Via­go­go o al­tri, e riu­sci­re­te ad ag­giu­di­car­vi quel pre­zio­so pez­zet­to di car­ta. Ba­ste­rà sbor­sa­re l’ine­zia di tre­mi­la, cin­que­mi­la, o per­si­no

I va­ri prez­zi Uf­fi­cial­men­te van­no da 75 a 850 dol­la­ri; in realtà per un tic­ket è ob­bli­ga­to­rio sbor­sar­ne mi­glia­ia

die­ci­mi­la eu­ro. E sen­za ave­re la cer­tez­za che quel bi­gliet­to sia au­ten­ti­co.

Un mo­men­to: die­ci­mi­la? Ma quant’era il prez­zo ba­se di una se­du­ta? Dai 75 agli 850 dol­la­ri, non pro­prio una scel­ta po­po­la­ris­si­ma. Ci­fre che a Broad­way si spen­do­no so­lo per un mu­si­cal dall’al­le­sti­men­to one­ro­so co­me Ha­mil­ton . Quel­lo del Boss è in­ve­ce uno spet­ta­co­lo che non do­vreb­be met­te­re in cri­si una pro­du­zio­ne. Ci sa­rà so­lo lui in sce­na, cir­con­da­to dal­le sue chi­tar­re e da un pia­no­for­te, im­pe­gna­to in una per­for­man­ce un­plug­ged , fat­ta di mu­si­ca e pa­ro­le, lo “sto­ry­tel­ling” che rac­con­ta un’in- te­ra for­mi­da­bi­le car­rie­ra, l’esten­sio­ne tea­tra­le dell’au­to­bio­gra­fia Born to Run, un’idea che a Bru­ce e al ma­na­ger Jon Lan­dau era ve­nu­ta do­po il set pri­va­to nel­la Ea­st Room del­la Ca­sa Bian­ca del 12 gen­na­io scor­so: quel con­cer­to era sta­to il re­ga­lo di com­mia­to per l’ami­co Oba­ma, il pre­si­den­te pro­gres­si­sta per­fet­ta­men­te in li­nea con il pen­sie­ro “po­li­ti­co” di un roc­ker che si è sem­pre spe­so al fian­co dei di­se­re­da­ti, de­gli emar­gi­na­ti, dei fi­gli la­scia­ti in­die­tro nel­la lun­ga mar­cia del so­gno ame­ri­ca­no.

SPRIN GSTEEN il can­to­re del­la clas­se ope­ra­ia e de­gli ul­ti­mi, quel­lo che ha gri­da­to “ce la fa­re­mo da soli” nei mo­men­ti più ne­ri e che ha sa­pu­to da­re un “suo­no” al­lo scat­to d’or­go­glio che il Pae­se chie­de­va do­po la fe­ri­ta dell’11 set­tem­bre, ma sen­za mai ca­de­re nel­lo scio­vi­ni­smo ed evi­tan­do ogni stru­men­ta­liz­za­zio­ne di con­ser­va­to­ri e guer­ra­fon­dai. Bru­ce lea­der na­tu­ra­le del­la “nuo­va ri­vo­lu­zio­ne ame­ri ca­na” pro­mos­sa con­tro Trump do­po la scop­po­la pre­sa dall’esta­blish­ment li­be­ral rock-hol­ly­woo­dia­no schie­ra­to­si con la Clin­ton. L’ar­ti­sta più in­te­gro, ge­ne­ro­so e cre­di­bi­le del­la sce­na mon­dia­le. E che ora i suoi fans guar­da­no con una pun­ta di ma­lin­co­nia. Non so­lo per quei bi­gliet­ti da die­ci­mi­la eu­ro al mer­ca­to ne­ro. Ma so­prat­tut­to per quel­li che, al net­to dei truc­chi, era sta­to de­ci­so va­les­se­ro 850 dol­la­ri. Mez­zo sti­pen­dio da an­ti­e­roe del­la wor­king class.

Mer­ca­to se­con­da­rio È an­co­ra riu­sci­to a lu­cra­re sul­la pas­sio­ne dei roc­ket­ta­ri ar­ri­van­do a ci­fre astro­no­mi­che: ol­tre tre­mi­la eu­ro con pic­chi di die­ci­mi­la

An­sa

4 me­si sul pal­co

Lo spet­ta­co­lo ini­zia a ot­to­bre e do­vreb­be ter­mi­na­re a feb­bra­io, sal­vo re­pli­che

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