Ta­vec­chio non mol­la la Figc e Ventura si ag­grap­pa ai sol­di

Do­po la sber­la sve­de­se Il pre­si­den­te: “In cam­po van­no i gio­ca­to­ri, non io”. Ma­la­gò: “Mi di­met­te­rei”. Ma Ren­zi e Lot­ti non af­fon­da­no il col­po Ve­ti in­cro­cia­ti e to­to­no­mi

Il Fatto Quotidiano - - ITALIA - » LO­REN­ZO VENDEMIALE

Ag­grap­pa­ti al­la pol­tro­na. E al­lo sti­pen­dio. Car­lo Ta­vec­chio e Gian Pie­ro Ventura, do­po aver fat­to af­fon­da­re il pal­lo­ne ita­lia­no nel­la pri­ma man­ca­ta qua­li­fi­ca­zio­ne ai Mon­dia­li dal 1958, ten­go­no in scac­co la Fe­der­cal­cio. Il ct non si è di­mes­so, to­glie­rà il disturbo so­lo con una lau­ta buo­nu­sci­ta. Quan­to al pre­si­den­te fe­de­ra­le, a la­scia­re non ci pen­sa nean­che: og­gi, do­po un gior­no di im­ba­raz­za­to si­len­zio, lo ri­ba­di­rà. So­lo la po­li­ti­ca, un mo­vi­men­to tra­sver­sa­le dal mi­ni­stro del­lo Sport Lu­ca Lot­ti al nu­me­ro uno del Co­ni Gio­van­ni Ma­la­gò, po­treb­be co­strin­ger­lo a un pas­so in­die­tro. Qual­che di­chia­ra­zio­ne in tal sen­so è ar­ri­va­ta. “Al po­sto suo mi di­met­te­rei”, ha det­to il pre­si­den­te del Co­ni. Lot­ti nean­che quel­lo: “Bi­so­gna ri­fon­da­re il cal­cio”, ha di­chia­ra­to, ma sul­le di­mis­sio­ni “de­vo­no de­ci­de­re lo­ro”. Nes­su­no per il mo­men­to, nem­me­no Mat­teo Ren­zi che ha in­vi­ta­to ad una “ri­fles­sio­ne”, ha af­fon­da­to il col­po. La me­li­na di Ta­vec­chio po­treb­be per­si­no fun­zio­na­re.

A 48 ORE di di­stan­za dal più gran­de fal­li­men­to del­la sto­ria del cal­cio ita­lia­no, tut­ti so­no an­co­ra al lo­ro po­sto. Per Ventura, in real­tà, è so­lo que­stio­ne di tem­po. E di sol­di: il rin­no­vo fi­no al 2020 è sta­to an­nul­la­to dal­la man­ca­ta qua­li­fi­ca­zio­ne in Rus­sia, ma il ct ha co­mun­que un con­trat­to fi­no al 30 lu­glio 2018. Pre­sto si con­fron­te­ran­no: Ta­vec­chio gli chie­de­rà un pas­so in­die­tro ma l’al­le­na­to­re ge­no­ve­se dif­fi­cil­men­te lo fa­rà. Bi­so­gne­rà li­cen­ziar­lo, e con­ti­nua­re a pa­gar­lo: 8 me­si a 1,3 mi­lio­ni a sta­gio­ne fan­no qua­si 850 mi­la eu­ro. Po­treb­be ac­con­ten­tar­si di me­no, una buo­nu­sci­ta at­tor­no al mez­zo mi­lio­ne di eu­ro.

Ri­sol­ta la co­sto­sa for­ma­li­tà di Ventura, si co­min­ce­rà a fa­re sul se­rio: nel po­me­rig­gio è con­vo­ca­ta a Roma una riu­nio­ne tra le com­po­nen­ti del­la Fe­der­cal­cio. In real­tà, i ver­ti­ci si so­no già riu­ni­ti a Milano, a not­te fon­da, do­po la di­sfat­ta di San Si­ro. Ta­vec­chio ha spie­ga­to di non sen­tir­si re­spon­sa­bi­le: “In cam­po ci van­no i gio­ca­to­ri, mi­ca io”, ha det­to ai pre­sen­ti. “I ri­sul­ta­ti spor­ti­vi so­no una co­sa, quel­li po­li­ti­ci un’altra e io li ho sem­pre fat­ti”. Er­go: non si di­met­te­rà. An­zi, pro­ve­rà a ri­lan­cia­re coin­vol­gen­do tut­te le com­po­nen­ti, pro­po­nen­do di pun­ta­re su un big co­me nuo­vo ct (da An­ce­lot­ti al Con­te bis, pas­san­do per Al­le­gri e Man­ci- ni: i no­mi so­no sem­pre gli stes­si), o su un gran­de vec­chio af­fian­ca­to da un gio­va­ne ex azzurro. Ma­ga­ri met­ten­do sul piat­to una te­sta im­por­tan­te: in bi­li­co il di­ret­to­re ge­ne­ra­le Mi­che­le Uva, co-re­spon­sa­bi­le del Club Ita­lia e del­la fal­li­men­ta­re era Ventura.

Il gran­de bluff po­treb­be fun­zio­na­re. In Fe­de­ra­zio­ne tut­to ruo­ta in­tor­no a Co­si­mo Si­bi­lia: fi­glio del­lo sto­ri­co pre­si­den­te dell’Avel­li­no, da gen­na­io nu­me­ro uno del­la Le­ga Di­let­tan­ti (l’impero che fu di Ta­vec­chio), vi­ci­no a Ma­la­gò, se­na­to­re di For­za Ita­lia con tan­ti ami­ci a si­ni­stra. So­lo lui ha i vo­ti per far ca­de­re l’at­tua­le go­ver­no (6 de­le­ga­ti su 16 in con­si­glio). E avreb­be an­che quel­li per di­ven­ta­re il suo suc­ces­so­re: le Le­ghe di Se­rie AeB so­no com­mis­sa­ria­te, la Le­ga Pro è mi­no­ri­ta­ria; i Di­let­tan­ti in­ve­ce fun­zio­na­no be­ne, e han­no il 34% dei vo­ti in as­sem­blea. Ma i ve­ti po­li­ti­ci con­ta­no.

Con le ele­zio­ni al­le por­te, il Pd di Ren­zi può per­met­ter­si di con­se­gna­re la Fe­der­cal­cio a un par­la­men­ta­re ber­lu­sco­nia­no? In un al­tro mo­men­to, nell’Ita­lia del Pat­to del Na­za­re­no, non sa­reb­be sta­to un pro­ble­ma, ma al­la vi­gi­lia del­le po­li­ti­che e con il M5s pron­to a gri­da­re all’in­ciu­cio è di­ver­so. Lot­ti quan­do par­la di “ri­fon­da­zio­ne” pen­sa piut­to­sto a un ex cal­cia­to­re, la cui ele­zio­ne pe­rò è sem­pre sta­ta pro­ble­ma­ti­ca: fu scon­fit­to tre an­ni fa l’ex mi­la­ni­sta De­me­trio Al­ber­ti­ni il cui no­me è tor­na­to a cir­co­la­re in que­ste ore. Poi c’è Ma­la­gò: c’è chi spe­ra in un in­ter­ven­to di­ret­to del Co­ni, a lui pia­ce­reb­be en­tra­re da pro­ta­go­ni­sta nel mondo del cal­cio. Ha an­che chia­ri­to, pe­rò, che le con­di­zio­ni nor­ma­ti-

L’al­le­na­to­re

Non fa­rà pas­si in­die­tro, ne­go­zie­rà una buo­nu­sci­ta at­tor­no ai 500 mi­la eu­ro

LaPresse

Nel­la sto­ria Il com­mis­sa­rio tec­ni­co Gian Pie­ro Ventura e il pre­si­den­te del­la Figc Car­lo Ta­vec­chio

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