Il Papa ad Assisi: il ter­ro­ri­smo è nien­te ri­spet­to al­la guer­ra

Ap­pel­lo dei lea­der re­li­gio­si. Fran­ce­sco pran­za con 25 ri­fu­gia­ti «Il gri­do d’aiu­to dei pro­fu­ghi spen­to co­me fos­se un ca­na­le tv»

Il Gazzetino (Venezia) - - Primo Piano -

ASSISI - Non esi­ste un dio del­la guer­ra, non esi­ste una guer­ra san­ta, «so­lo la pace è san­ta». Ma la via del­la pace pas­sa an­che per il su­pe­ra­men­to del vi­rus di oggi, il «pa­ga­ne­si­mo dell'in­dif­fe­ren­za». Le vit­ti­me del­la guer­ra che scap­pa­no dal­le lo­ro ter­re «in­con­tra­no trop­pe vol­te il si­len­zio as­sor­dan­te dell'in­dif­fe­ren­za, l'egoi­smo di chi è in­fa­sti­di­to, la fred­dez­za di chi spe­gne il lo­ro gri­do di aiu­to con la fa­ci­li­tà con cui cam­bia un ca­na­le in te­le­vi­sio­ne». È un mo­ni­to per tut­ti, nes­su­no esclu­so, quel­lo lan­cia­to da Papa Fran­ce­sco ad Assisi nel­la Giornata del­la Pace che ha chiu­so la tre-gior­ni or­ga­niz­za­ta dal­la Co­mu­ni­tà di Sant'egi­dio, dal­le Fa­mi­glie Fran­ce­sca­ne e dal­la dio­ce­si di Assisi.

In ol­tre cin­que­cen­to era­no ar­ri­va­ti nel­la cit­ta­di­na del san­to "po­ve­rel­lo" per di­re che «la pace è pos­si­bi­le». Tut­ti, cri­stia­ni, ebrei, mu­sul­ma­ni, bud­di­sti, scin­toi­sti, taoi­sti, i fe­de­li del­le re­li­gio­ni in­dia­ne, i rap­pre­sen­tan­ti del­le fe­di del mon­do han­no lan­cia­to in­sie­me un ap­pel­lo per por­re la pa­ro­la 'fi­ne' al­le guer­re, al ter­ro­ri­smo, al­la vio­len­za. «Chi in­vo­ca il no­me di Dio per giu­sti­fi­ca­re il ter­ro­ri­smo, la vio­len­za e la guer­ra, non cam­mi­na nel­la Sua stra­da», si leg­ge nell'ap­pel­lo di pace che por­ta da ie­ri la fir­ma in cal­ce di tut­ti i lea­der re­li­gio­si pre­sen­ti, a par­ti­re dal­lo stes­so Ber­go­glio.

Ma il Papa, con un ri­pe­tu­to ri­chia­mo a su­pe­ra­re l'in­dif­fe­ren­za, ha chia­ma­to tut­ti al­la re­spon­sa­bi­li­tà. Per­ché gi­rar­si dall'al­tra par­te non è più pos­si­bi­le per nes­su­no. Già ie­ri mat­ti­na nel­la mes­sa a San­ta Mar­ta, pri­ma di vo­la­re ver­so l'um­bria, ave­va chie­sto che tut­ti si unis­se­ro in pre­ghie­ra, aven­do scrit­to per que­sto una let­te­ra ai ve­sco­vi. Bi­so­gna an­da­re «ol­tre le di­vi­sio­ni del­le re­li­gio­ni», fi­no a sen­ti­re la «ver­go­gna» del­la guer­ra e sen­za «chiu­de­re l'orec­chio» al gri­do di do­lo­re di chi sof­fre. «Non esi­ste un Dio di guer­ra», ha det­to il Pon­te­fi­ce. E se le guer­re spin­go­no i po­po­li fe­ri­ti a cer­ca­re li­di di spe­ran­za, l'«ac­co­glien­za» è uno dei mo­di di di­re «pace». Il pen­sie­ro del Pon­te­fi­ce è an­co­ra una vol­ta per i ri­fu­gia­ti. Ne ha vo­lu­ti 25 a pran­zo con lui, nel re­fet­to­rio, ha ascol­ta­to la te­sti­mo­nian­za di una don­na di Alep­po, ha con­se­gna­to il suo ap­pel­lo per la pace, da da­re ad un am­ba­scia­to­re in rap­pre­sen­tan­za dei lea­der del­le nazioni, ad una bam­bi­na si­ria­na, tra quel­le che da Le­sbo era­no par­ti­te per l'ita­lia pro­prio con il vo­lo pa­pa­le. Tut­ti scap­pa­ti dal­le bom­be. E il Papa si è ri­vol­to a chi non co­no­sce que­ste si­tua­zio­ni e con­cen­tra le sue pau­re ne­gli at­ten­ta­ti. Noi la guer­ra «non la ve­dia­mo e ci spa­ven­tia­mo per qual­che at­to di ter­ro­ri­smo» ma «que­sto non ha nien­te a che fa­re con quel­lo che suc­ce­de in quei Pae­si, in quel­le ter­re do­ve gior­no e not­te le bom­be ca­do­no e ca­do­no e uc­ci­do­no bam­bi­ni, an­zia­ni, uo­mi­ni, don­ne...».

Fran­ce­sco: il vi­rus del­la so­cie­tà di oggi è il «pa­ga­ne­si­mo dell’in­dif­fe­ren­za», il gi­rar­si dall’al­tra par­te

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