L’at­ten­ta­to­re di New York fu in­da­ga­to e sca­gio­na­to

Ra­ha­mi in ospe­da­le non col­la­bo­ra. Ex fi­dan­za­ta: odia l’ame­ri­ca e i gay

Il Gazzetino (Venezia) - - Primo Piano - Fla­vio Pom­pet­ti

Il pa­dre gli ur­lò: «Sei un ter­ro­ri­sta»

L’fbi co­no­sce­va be­ne Ah­mad Khan Ra­ha­mi, l’af­gha­no-ame­ri­ca­no che ha ter­ro­riz­za­to New York dis­se­mi­nan­do bom­be sul­le due spon­de dell’hud­son. La polizia di Eli­za­be­th nel New Jer­sey lo ave­va ar­re­sta­to per al­cu­ni gior­ni due an­ni fa e al­ler­ta­to l’agen­zia fe­de­ra­le del pos­si­bi­le ri­schio che il gio­va­ne fos­se ten­ta­to dal­la mi­li­tan­za ter­ro­ri­sta. Il suo no­me era se­gna­la­to ne­gli ae­ro­por­ti per la ne­ces­si­tà di un li­vel­lo su­pe­rio­re di con­trol­li, e lo stes­so pa­dre, ri­fu­gia­to po­li­ti­co ne­gli Usa dal 1995, ave­va so­spet­ta­to di ave­re in ca­sa un estre­mi­sta pron­to ad en­tra­re in azio­ne. Ma do­po due me­si di indagini Ra­ha­mi era sta­to sca­gio­na­to da ogni so­spet­to, esclu­so da ul­te­rio­re vi­gi­lan­za, e la­scia­to li­be­ro di or­ga­niz­za­re gli at­ten­ta­ti che ha cer­ca­to di com­pie­re lo scor­so fi­ne set­ti­ma­na.

IL TACCUINO - Gli agen­ti che lo han­no pre­so in cu­sto­dia do­po la spa­ra­to­ria di lu­ne­dì non lon­ta­no dal­la sua abi­ta­zio­ne han­no tro­va­to nel suo zai­net­to un taccuino che con­tie­ne no­te spar­se di elo­gio ad al­tri mar­ti­ri dell’at­ti­vi­smo ji­ha­di­sta, dal pre­di­ca­to­re ame­ri­ca­no-ye­me­ni­ta An­war Al Aw­la­ki, che è sta­to uc­ci­so da un dro­ne sta­tu­ni­ten­se cin­que an­ni fa, ai suoi se­gua­ci stra­gi­sti: l’as­sas­si­no di Fort Hood Ni­dal Ma­lik Ha­san e i fra­tel­li Tsar­naev che agi­ro­no al­la ma­ra­to­na di Bo­ston tre an­ni fa. Ra­ha­mi è an­co­ra in ospe­da­le, in de­gen­za do­po le ope­ra­zio­ni mul­ti­ple che han­no ri­cu­ci­to le fe­ri­te dei tre pro­iet­ti­li che l’han­no at­ter­ra­to lu­ne­dì mat­ti­na, men­tre i due agen­ti fe­ri­ti so­no sta­ti di­mes­si. Non gli è sta­to an­co­ra co­mu­ni­ca­to lo sta­to di ar­re­sto, nel­la spe­ran­za che pos­sa fa­re ri­ve­la­zio­ni an­co­ra pri­ma di ve­de­re un di­fen­so­re, ma nel frat­tem­po è sta­to rag­giun­to da cin­que ca­pi di ac­cu­sa per ten­ta­to omi­ci­dio, per ognu­no dei po­li­ziot­ti con­tro i qua­li ha spa­ra­to pri­ma del­la sua cat­tu­ra, e la cau­zio­ne è sta­ta fis­sa­ta a 5,2 mi­lio­ni di dol­la­ri.

Un’ex fi­dan­za­ta dell’at­ten­ta­to­re, in­ter­vi­sta­ta ie­ri dal­la re­te te­le­vi­si­va Fo­x­newes, lo ha de­scrit­to co­me uno che odia la cul­tu­ra ame­ri­ca­na e gli omo­ses­sua­li: «Di­ce­va quan­to fos­se di­ver­so nel suo Pae­se e che non c’era­no omo­ses­sua­li in Af­gha­ni­stan. Non ho mai pen­sa­to che po­tes­se fa­re una co­sa del ge­ne­re, cre­do che gli ab­bia­no fat­to il la­vag­gio del cer­vel­lo».

LA DENUNCIA - La pa­ro­la “ter­ro­ri­sta” era sta­ta ur­la­ta nei con­fron­ti di Ra­ha­mi dal pa­dre Mo­ham­mad, du­ran­te una li­te do­me­sti­ca tra fra­tel­li due esta­ti fa. Un vi­ci­no di ca­sa che l’ave­va ascol­ta­ta ne in­for­mò la polizia e poi l’fbi che in­ter­ro­gò il pa­dre due vol­te. L’uo­mo dis­se di aver par­la­to in pre­da al­la rab­bia, ma am­mi­se che era pre­oc­cu­pa­to dal­le fre­quen­ta­zio­ni di suo fi­glio con gio­va­ni di dub­bia re­pu­ta­zio­ne. Gli in­qui­ren­ti pe­rò non tro­va­ro­no nul­la con­tro Ah­mad e lo ri­la­scia­ro­no, li­be­ro di tor­na­re in Pa­ki­stan, do­ve in un viag­gio pre­ce­den­te ave­va vi­si­ta­to la cit­tà di Quet­ta, no­ta per la pre­sen­za di ta­le­ba­ni, e do­ve ave­va tro­va­to mo­glie. In Pa­ki­stan era tor­na­to nell’apri­le del 2013, e ci era ri­ma­sto fi­no al mar­zo del 2014, con una bre­ve escur­sio­ne in Af­gha­ni­stan. Al ri­tor­no ne­gli Usa ave­va cer­ca­to l’aiu­to di po­li­ti­ci del New Jer­sey per fa­ci­li­ta­re la pra­ti­ca di emi­gra­zio­ne del­la mo­glie, ri­fiu­ta­ta per­ché lei era in­cin­ta (an­che un neo­na­to ha bi­so­gno di un suo vi­sto au­to­no­mo dai ge­ni­to­ri), e per­ché era in pos­ses­so di un pas­sa­por­to pa­ki­sta­no sca­du­to. Se­con­do vo­ci non an­co­ra con­fer­ma­te la mo­glie (che for­se suc­ces­si­va­men­te ave­va ot­te­nu­to un per­mes­so di in­gres­so) e la mam­ma di Ra­ha­mi avreb­be­ro la­scia­to gli Usa po­chi gior­ni pri­ma de­gli at­ten­ta­ti: gli in­ve­sti­ga­to­ri sta­reb­be­ro cer­can­do di con­tat­tar­le in Eu­ro­pa o in Pa­ki­stan. Fi­no­ra fi­no­ra non so­no emer­se pro­ve di col­le­ga­men­ti tra il gio­va­ne e al­tri ter­ro­ri­sti. Nes­su­na ri­ven­di­ca­zio­ne è sta­ta fat­ta dai ta­le­ba­ni pa­chi­sta­ni, no­ti per aver ten­ta­to di pi­lo­ta­re l’at­ten­ta­to di­na­mi­tar­do fal­li­to a Ti­mes Squa­re nel 2010. Ra­ha­mi sem­bra rap­pre­sen­ta­re la fi­gu­ra di un idea­le “ca­ne sciol­to” al qua­le fan­no ap­pel­lo le chia­ma­te all’azio­ne ji­ha­di­ste: un co­spi­ra­to­re in­vi­si­bi­le, pron­to ad en­tra­re in azio­ne.

LA DENUNCIA DEL VI­CI­NO

INDISCREZIONI

La mo­glie e la ma­dre avreb­be­ro la­scia­to gli Usa po­co pri­ma del­le bom­be

BOM­BE Il pa­dre dell’at­ten­ta­to­re Ra­ha­mi: in una li­te lo chia­mò

«ter­ro­ri­sta»

AF­GHA­NO Ah­mad Khan Ra­ha­mi

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