L’om­bra di Al Qai­da die­tro il se­que­stro de­gli ita­lia­ni in Li­bia

Vo­ci e smen­ti­te tra op­po­sti grup­pi di mi­li­ta­ri. In­com­be lo scon­tro Tri­po­li-to­bruk Gentiloni: non ci ri­sul­ta. Le au­to­ri­tà lo­ca­li se­guo­no la pi­sta dei cri­mi­na­li co­mu­ni

Il Gazzetino (Venezia) - - Da Prima Pagina -

Dal­le fon­ti uf­fi­cia­li nes­su­na no­ti­zia di con­tat­ti con i ra­pi­to­ri dei due ita­lia­ni. Ma in Li­bia si rin­cor­ro­no vo­ci e ipo­te­si se­con­do le qua­li i tec­ni­ci sa­reb­be­ro sta­ti se­que­stra­ti da una ban­da cri­mi­na­le, die­tro al­la qua­le ci sa­reb­be l’om­bra di Al Qai­da. In­tan­to c’è l’ap­pel­lo del­la fi­glia del bel­lu­ne­se Da­ni­lo Ca­lo­ne­go: «Da­te le me­di­ci­ne a pa­pà».

RO­MA - Nel caos li­bi­co si rin­cor­ro­no vo­ci ed ipo­te­si sul se­que­stro dei tre tec­ni­ci del­la Con.i.cos. a Ghat.

Men­tre in­tel­li­gen­ce e di­plo­ma­zia so­no al la­vo­ro in si­len­zio per ri­sol­ve­re il ca­so e non ri­sul­ta­no per ora ri­ven­di­ca­zio­ni o con­tat­ti con i ra­pi­to­ri, a par­la­re - co­me ri­por­ta il por­ta­le Al­wa­sat - è il co­lon­nel­lo Ah­med al Mi­sma­ri, por­ta­vo­ce del­le for­ze ar­ma­te li­bi­che le­ga­te a Kha­li­fa Haf­tar: «I due ita­lia­ni so­no sta­ti se­que­stra­ti da una ban­da cri­mi­na­le e die­tro c'è l'im­pron­ta di al Qai­da».

Da chi se­gue il ca­so non ar­ri­va al­cu­na con­fer­ma. Ed an­che Has­san Osman Eis­sa, del Con­si­glio mu­ni­ci­pa­le di Ghat, do­po aver ri­fe­ri­to che il Go­ver­no di Tri­po­li non si è mes­so in con­tat­to con le au­to­ri­tà lo­ca­li, fa sa­pe­re all'ap che si trat­ta di «no­ti­zie sen­za fon­da­men­to. Le in­for­ma­zio­ni ini­zia­li in­di­ca­no che i ra­pi­to­ri so­no un grup­po lo­ca­le di fuo­ri­leg­ge». La pi­sta è dun­que sem­pre quel­la di una ban­da di cri­mi­na­li co­mu­ni sle­ga­ta dai ji­ha­di­sti di al Qai­da e del Ca­lif­fa­to. «A noi - ha spie­ga­to il mi­ni­stro de­gli Este­ri Pao­lo Gentiloni - non ri­sul­ta che die­tro al ra­pi­men­to dei no­stri due con­na­zio­na­li in Li­bia ci sia al Qai­da. In que­sto mo­men­to non sia­mo in gra­do di con­fer­ma­re o smen­ti­re af­fer­ma­zio­ni di que­sto ge­ne­re». Sul­la stes­sa li­nea il mi­ni­stro del­la Di­fe­sa, Ro­ber­ta Pi­not­ti: «Le fon­ti li­bi­che han­no par­la­to di cri­mi­na­li­tà co­mu­ne. Det­to ciò, quel­lo che pos­sia­mo fa­re in que­sti ca­si è la­vo­ra­re con il mas­si­mo ri­ser­bo».

Un la­vo­ro re­so non cer­to fa­ci­le dal­la si­tua­zio­ne in cui ver­sa il Pae­se afri­ca­no, di­la­nia­to dal­lo scon­tro tra il go­ver­no di uni­tà na­zio­na­le di Tri­po­li, so­ste­nu­to dall'onu ed il Par­la­men­to di To­bruk, die­tro cui c'è pro­prio il ge­ne­ra­le ex ghed­da­fia­no Kha­li­fa Haf­tar. Il Fez­zan, l'area in cui è av­ve­nu­to il se­que­stro di del pie­mon­te­se Bru­no Ca­ca­ce, del bel­lu­ne­se Da­ni­lo Ca­lo­ne­go e del col­le­ga ca­na­de­se, è lon­ta­no - non so­lo geo­gra­fi­ca­men­te sia da Tri­po­li che da To­bruk. Un ter­ri­to­rio de­ser­ti­co do­mi­na­to da tri­bù tua­reg e da traf­fi­can­ti di ogni ge­ne­re, pri­vo di strut­tu­re sta­ta­li. E dun­que le pa­ro­le at­tri­bui­te al por­ta­vo­ce di Haf­tar pos­so­no se­gna­la­re il ten­ta­ti­vo del ge­ne­ra­le di far pe­sa­re la sua au­to­ri­tà pres­so l'oc­ci­den­te schie­ra­to col pre­mier Ser­raj.

In as­sen­za di en­ti go­ver­na­ti­vi uf­fi­cia­li, nel­la zo­na di Ghat l'uo­mo for­te è il sin­da­co Ko­ma­ni Mo­ha­med Sa­leh, che fin dall'ini­zio sem­bra ave­re pre­so in ma­no la vi­cen­da dei ra­pi­ti ac­cre­di­tan­do­si co­me in­ter­lo­cu­to­re de­gli 007 ita­lia­ni - un team gui­da­to da un vi­ce­di­ret­to­re dell'ai­se - in­via­ti sul po­sto. Le in­da­gi­ni sem­bra­no es­se­re con­cen­tra­te su­gli uo­mi­ni che han­no ga­ran­ti­to la si­cu­rez­za ai di­pen­den­ti dell'azien­da ita­lia­na im­pe­gna­ti in la­vo­ri all'ae­ro­por­to con­clu­si pro­prio il gior­no del se­que­stro. Qual­cu­no del­la scor­ta - tre au­ti­sti e quat­tro mi­li­ta­ri, tut­ti ar­ma­ti - po­treb­be aver ven­du­to gli oc­ci­den­ta­li ad un grup­po cri­mi­na­le che ha agi­to a col­po si­cu­ro ed è in­ten­zio­na­to a chie­de­re un ri­scat­to.

Si sta cer­can­do il con­tat­to giu­sto con la ban­da. Non sem­pre i me­dia­to­ri in­di­vi­dua­ti so­no af­fi­da­bi­li e do­po il tra­gi­co pre­ce­den­te dei quat­tro ope­rai del­la Bo­nat­ti, si va con i pie­di di piom­bo. Che in quell'area di con­fi­ne con l'al­ge­ria si re­gi­stri­no pre­sen­ze di ele­men­ti di al Qai­da nel Ma­gh­reb isla­mi­co è un fat­to no­to. Co­sì co­me la de­li­ca­tez­za del­la po­si­zio­ne dell'ita­lia che in que­sti gior­ni sta com­ple­tan­do il di­spie­ga­men­to di 300 mi­li­ta­ri per l'al­le­sti­men­to di un ospe­da­le da cam­po a Mi­su­ra­ta, cit­tà al­lea­ta di Ser­raj. Da qui l'in­te­res­se a cir­co­scri­ve­re la vi­cen­da nell'al­veo del­la cri­mi­na­li­tà co­mu­ne ed a ri­sol­ver­la al più pre­sto, pri­ma che pos­sa di­ven­ta­re stru­men­to di ri­ven­di­ca­zio­ne po­li­ti­ca.

RA­PI­TO Da­ni­lo Ca­lo­ne­go

BEL­LU­NE­SE Da­ni­lo Ca­lo­ne­go

PIE­MON­TE­SE Bru­no Ca­ca­ce

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