Ostru­zio­ni­smo, co­sì muo­re la de­mo­cra­zia

Il Gazzetino (Venezia) - - Lettere & Opinioni - DI RO­BER­TO CIAM­BET­TI*

“La fun­zio­ne di una gran­de for­za co­me la no­stra non può di nor­ma con­si­ste­re nel non far pas­sa­re i prov­ve­di­men­ti del go­ver­no per quan­to ne­ga­ti­va­men­te da noi giu­di­ca­ti: non può es­se­re que­sto il mo­do di far va­le­re il no­stro po­te­re con­trat­tua­le” Scri­ve­va co­sì in una suo ar­ti­co­lo pub­bli­ca­to nell’uni­tà il 4 gen­na­io 1984 l’al­lo­ra pre­si­den­te dei De­pu­ta­ti del Pci Gior­gio Na­po­li­ta­no, che per al­tro ha sem­pre avu­to mol­ti dub­bi sul­la pra­ti­ca dell’ostru­zio­ni­smo. Nel lu­glio 2014, do­po un in­con­tro con Gior­gio Gras­so gli uf­fi­ci del Qui­ri­na­le dif­fu­se­ro una no­ta in cui spie­ga­va­no che “Il pre­si­den­te del­la Re­pub­bli­ca ha in­si­sti­to con il pre­si­den­te del Se­na­to sul gra­ve dan­no che re­che­reb­be al pre­sti­gio e al­la cre­di­bi­li­tà dell'isti­tu­zio­ne par­la­men­ta­re il pro­dur­si di una pa­ra­li­si de­ci­sio­na­le su un pro­ces­so di ri­for­ma es­sen­zia­le ai fi­ni di una rin­no­va­ta fun­zio­na­li­tà del si­ste­ma isti­tu­zio­na­le”. Il pro­ble­ma per Na­po­li­ta­no era chia­ro: da un la­to bi­so­gna as­si­cu­ra­re il di­rit­to al­le op­po­si­zio­ni di espri­mer­si, dall’al­tro bi­so­gna ga­ran­ti­re al go­ver­no e al­la mag­gio­ran­za di as­su­mer­si la re­spon­sa­bi­li­tà del­le scel­te, in­fi­ne, ul­ti­mo, ma non per ul­ti­mo, oc­cor­re di­fen­de­re la cre­di­bi­li­tà del­le Isti­tu­zio­ni. Il Con­si­glio re­gio­na­le del Ve­ne­to ha de­di­ca­to 26 se­du­te ple­na­rie al­la di­scus­sio­ne del Pdl 23: io pen­so che si sia da­to tem­po e mo­do al­le mi­no­ran­ze di far va­le­re le lo­ro ra­gio­ni, pro­va ne sia che dal dia­lo­go e dal con­fron­to il pun­to cen­tra­le di que­sto Pdl è sta­to pro­fon­da­men­te mu­ta­to dall’au­la, che in que­sto ha di­mo­stra­to il suo ruo­lo an­che nei con­fron­ti dell’ese­cu­ti­vo re­gio­na­le. Al­la mag­gio­ran­za di go­ver­no re­gio­na­le og­gi, do­po 26 se­du­te ple­na­rie, vie­ne im­pe­di­to di giun­ge­re al vo­to su un prov­ve­di­men­to che di­mi­nui­sce il nu­me­ro del­le Ulss, cioè ab­bat­te di­ri­gen­za e bu­ro­cra­zia non cer­to ser­vi­zi me­di­ci, ospe­da­li, pre­si­di so­cio-sa­ni­ta­ri. Le stes­se or­ga­niz­za­zio­ni sin­da­ca­li del­la Fun­zio­ne pub­bli­ca del Ve­ne­to di Cgil Ci­sl Uil chie­do­no che si giun­ga al vo­to, per­ché te­mo­no “un cor­to­cir­cui­to del si­ste­ma. Il Con­si­glio re­gio­na­le si sta as­su­men­do una re­spon­sa­bi­li­tà gra­ve di fron­te ai cit­ta­di­ni e ai la­vo­ra­to­ri per­ché stia­mo as­si­sten­do ad una di­scus­sio­ne che ri­schia di ave­re più a che fa­re con i col­le­gi elet­to­ra­li che con la sa­lu­te”. So­no sta­to ac­cu­sa­to di au­to­ri­ta­ri­smo e di vo­ler zit­ti­re le op­po­si­zio­ni: do­po tre me­si di di­bat­ti­to non ac­cet­to que­sta ac­cu­sa, né ac­cet­to l’ac­cu­sa di non es­se­re sta­to ga­ran­te equa­ni­me. La de­mo­cra­zia vi­ve di di­bat­ti­to, con­fron­to, scon­tro, in­con­tro. Non vi­ve di chiac­che­re fu­mo­se, di astio per­so­na­le, di con­trap­po­si­zio­ni stru­men­ta­li. La de­mo­cra­zia muo­re sot­to il pe­so del­le chiac­che­re. Non lo di­co io: lo ave­va già in­tui­to Pla­to­ne: “Ec­co, se­con­do me, co­me na­sco­no le dit­ta­tu­re. Es­se han­no due ma­dri. Una è l’oli­gar­chia quan­do de­ge­ne­ra, per le sue lot­te in­ter­ne, in sa­tra­pia. L’al­tra è la de­mo­cra­zia quan­do, per se­te di li­ber­tà e per l’inet­ti­tu­di­ne dei suoi ca­pi, pre­ci­pi­ta nel­la cor­ru­zio­ne e nel­la pa­ra­li­si. Al­lo­ra la gen­te si se­pa­ra da co­lo­ro cui fa la col­pa di aver­la con­dot­ta a ta­le di­sa­stro e si pre­pa­ra a rin­ne­gar­la pri­ma coi sar­ca­smi, poi con la vio­len­za che del­la dit­ta­tu­ra è pro­nu­ba e le­va­tri­ce. Co­sì la de­mo­cra­zia muo­re: per abu­so di se stes­sa. E pri­ma che nel san­gue, nel ri­di­co­lo “

*pre­si­den­te Con­si­glio re­gio­na­le Ve­ne­to

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