Twit­ter, vo­ci di ven­di­ta an­che Goo­gle in pi­sta E il ti­to­lo vo­la in Bor­sa

Il Gazzetino (Venezia) - - Attualità - Fla­vio Pom­pet­ti

Twit­ter avreb­be tro­va­to dei pos­si­bi­li com­pra­to­ri e sta­reb­be ne­go­zian­do per chiu­de­re la trat­ta­ti­va en­tro la fi­ne dell’an­no. L’in­di­scre­zio­ne ri­ve­la­ta ie­ri dal­la re­te te­le­vi­si­va ame­ri­ca­na CNBC ha fat­to vo­la­re il ti­to­lo in bor­sa del 20% a quo­ta 23 dol­la­ri, an­che se nes­su­na del­le par­ti chia­ma­te in cau­sa ha con­fer­ma­to l’esi­sten­za di un ne­go­zia­to o l’in­ten­zio­ne di con­clu­de­re la tran­sa­zio­ne. L’azien­da ca­li­for­nia­na è vit­ti­ma di un di­fet­to di cre­sci­ta, quel­la stes­sa cre­sci­ta di uten­ti e di po­po­la­ri­tà che l’ave­va por­ta­ta ad un cla­mo­ro­so esor­dio in bor­sa so­lo tre anni fa, con il ti­to­lo che nei pri­mi due me­si di scam­bi era pas­sa­to dai dai 26 dol­la­ri del­la pri­ma of­fer­ta ai 70 dol­la­ri di va­lo­re. Al tem­po Twit­ter era un fe­no­me­no in pie­na espan­sio­ne in at­te­sa che la cre­sci­ta del ba­ci­no di clien­ti e dell’am­mon­ta­re dei pro­fit­ti des­se­ro con­te­nu­to al­la pro­fe­zia.

Con il pas­sa­re del tem­po il ral­len­ta­men­to del pri­mo fat­to­re e il ri­tar­do del se­con­do l’an­no por­ta­ta in una fa­se di stal­lo e a un ra­pi­do de­cli­no di va­lo­re, che nel cor­so del 2016 è sce­so del 30%. Lo stes­so gior­no in cui la ri­ve­la­zio­ne del­le trat­ta­ti­ve in cor­so ha spin­to il ti­to­lo a vo­la­re a Wall Street, la RBC Ca­pi­tal Mar­ket, ave­va de­clas­sa­to il ti­to­lo, per il qua­le ve­de il ri­schio di un crol­lo ad­di­zio­na­le del 25%, do­vu­to al­la de­bo­lez­za de­gli in­troi­ti pub­bli­ci­ta­ri. All’ini­zio di set­tem­bre il con­si­glio di am­mi­ni­stra­zio­ne ave­va da­to un ul­ti­ma­tum all’ad Jack Dor­sey, uno dei fon­da­to­ri del­la so­cie­tà: rad­driz­za­re il bi­lan­cio ma­lan­da­to, o sce­glie­re tra la ven­di­ta del grup­po e un even­tua­le ri­ti­ro del ti­to­lo dal­la bor­sa di Wall Street. Dor­sey sem­bra aver scel­to la ven­di­ta: non è an­co­ra in di­rit­tu­ra di ar­ri­vo, ma sa­reb­be in di­scus­sio­ne con Goo­gle tra­mi­te la ca­sa ma­dre Al­pha­be­th Inc, e con la Sa­le­sfor­ce, l’ope­ra­to­re di San Fran­ci­sco di ser­vi­zi ‘cloud’ in ra­pi­da asce­sa, per quan­to a sua vol­ta non ab­bia an­co­ra ge­ne­ra­to pro­fit­ti per i suoi in­ve­sti­to­ri. L’an­sia di rea­liz­za­re pro­fit­ti re­cord ha por­ta­to ie­ri sul­la go­gna me­dia­ti­ca Fa­ce­book, col­pe­vo­le se­con­do al­cu­ni dei suoi clien­ti che piaz­za­no pub­bli­ci­tà sul so­cial net­work, di aver gon­fia­to per due anni i da­ti di vi­sio­ne con ar­ti­fi­ci di let­tu­ra del flus­so. Il Wall Street Jour­nal rac­con­ta­va ie­ri che la stes­sa Fa­ce­book ha am­mes­so in una co­mu­ni­ca­zio­ne al­la Pu­bli­cis Me­dia di aver so­vra­sti­ma­to tra il 60 e l’80% il tem­po di espo­si­zio­ne dei mes­sag­gi pub­bli­ci­ta­ri.

La di­scre­pan­za del­le ci­fre ha enor­mi con­se­guen­ze sul­le aspet­ta­ti­ve di ritorno su­gli in­ve­sti­men­ti de­gli in­ser­zio­ni­sti, i qua­li col­let­ti­va­men­te han­no con­se­gna­to l’an­no scor­so al­la Fa­ce­book tra­mi­te la Pu­bli­cis 77 mi­liar­di di dol­la­ri di pa­ga­men­ti per le in­ser­zio­ni. Fa­ce­book ave­va an­ti­ci­pa­to l’ar­ri­vo del­la no­ti­zia ini­zian­do a pub­bli­ca­re due set­ti­ma­ne fa de­gli an­nun­ci nei qua­li am­met­te­va di aver com­piu­to al­cu­ni er­ro­ri di va­lu­ta­zio­ne nei ri­le­va­men­ti. An­co­ra og­gi l’azien­da par­la di pro­ble­mi le­ga­ti all’im­po­sta­zio­ne del lo­ga­rit­mo che re­go­la la let­tu­ra dei tem­pi di ascol­to. La real­tà sem­bra mol­to più ba­na­le: avreb­be ope­ra­to la scel­ta di igno­ra­re le vi­sio­ni di me­no di tre se­con­di, in mo­do da al­za­re la me­dia di espo­si­zio­ne, e quin­di te­ne­re più al­te le ta­rif­fe di ri­scos­sio­ne. Fa­ce­book ha già cor­ret­to l’al­go­rit­mo, e as­si­cu­ra che d’ora in poi le let­tu­re ri­flet­te­ran­no in mo­do più fe­de­le le rea­li vi­sio­ni de­gli uten­ti. Ma ol­tre al­le pos­si­bi­li con­se­guen­ze le­ga­li, l’epi­so­dio apre la por­ta sul­la pa­ter­ni­tà dei ri­le­va­men­ti, che so­cie­tà do­mi­nan­ti co­me Fa­ce­book e Goo­gle si osti­na­no ad am­mi­ni­stra­re in­ter­na­men­te, con scar­so ac­ces­so da par­te di con­trol­lo­ri ter­zi.

IN­DI­SCRE­ZIO­NI La pos­si­bi­le ven­di­ta di Twit­ter ha fat­to sa­li­re in bor­sa il ti­to­lo

dell’azien­da ca­li­for­nia­na del 20% a quo­ta 23 dol­la­ri

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