Israe­le, ad­dio a Pe­res l’uo­mo del­la pa­ce

L’ex pre­si­den­te e pre­mio No­bel per gli ac­cor­di di Oslo ave­va 93 an­ni Na­to in Po­lo­nia, fu uno dei pa­dri fon­da­to­ri. La ri­va­li­tà con Ra­bin

Il Gazzetino (Venezia) - - Primo Piano - Eric Sa­ler­no

Una per­so­na­li­tà com­ples­sa, ama­ta nel mon­do co­me espres­sio­ne di ciò che il mon­do spe­ra­va che Israe­le po­tes­se es­se­re ma cu­rio­sa­men­te osteg­gia­to dal­la mag­gio­ran­za dei suoi com­pa­trio­ti. Non è sta­to mai elet­to pri­mo mi­ni­stro an­che se quell’in­ca­ri­co l’ha ri­co­per­to più vol­te ed è sta­to pre­si­den­te d’israe­le gra­zie a un com­pro­mes­so bi­par­ti­san del par­la­men­to. Shi­mon Pe­res nac­que il 2 ago­sto 1923 a Vi­sne­va, in Bie­lo­rus­sia una cit­ta­di­na che all’epo­ca fa­ce­va par­te del­la Po­lo­nia. No­ve an­ni più tar­di ap­pro­dò in Pa­le­sti­na, a Tel Aviv, con la sua fa­mi­glia. La co­mu­ni­tà ebrai­ca del­la Pa­le­sti­na era pic­co­la, al­lo­ra, e il gio­va­ne Pe­res fu già da tee­na­ger mol­to at­ti­vo. Pri­ma nel mo­vi­men­to dei kib­bu­tz, le fat­to­rie col­let­ti­ve di stam­po so­cia­li­sta, es­sen­za stes­sa del­lo spi­ri­to pio­nie­ri­sti­co di que­gli an­ni; poi nel mo­vi­men­to sio­ni­sta do­ve co­nob­be due fu­tu­ri pre­mier Le­vi Esh­kol e Da­vid Ben Gu­rion di­ven­tan­do suo pro­tet­to. Era­no gli an­ni del­la lot­ta ar­ma­ta e nel 1947 fu ar­ruo­la­to nell’ha­ga­nah (il fu­tu­ro eser­ci­to) co­me re­spon­sa­bi­le del per­so­na­le e dell’ac­qui­si­zio­ne del­le ar­mi. An­che se il suo ruo­lo era di fon­da­men­ta­le im­por­tan­za (co­me quel­lo suc­ces­si­vo di di­ret­to­re ge­ne­ra­le del mi­ni­ste­ro del­la Di­fe­sa) il fat­to che non aves­se mai in­dos­sa­to la di­vi­sa di una uni­tà com­bat­ten­te fu per lui, ne­gli an­ni a ve­ni­re, un han­di­cap.

Israe­le e la sua po­li­ti­ca fi­no ai pri­mi an­ni Ot­tan­ta era do­mi­na­ta da­gli ebrei aske­na­zi­ti (di ori­gi­ne eu­ro­pea cen­tro-orien­ta­le) e Pe­res en­trò pre­sto nell’are­na. Nel 1959 fu elet­to al­la knes­set nel­le li­ste del par­ti­to Ma­pai, una del­le for­ma­zio­ni che sa­reb­be­ro con­flui­te nel par­ti­to La­bu­ri­sta. Nel 1969 era già mi­ni­stro. Quan­to nel 1974 Gol­da Meir, la don­na di fer­ro del­la po­li­ti­ca israe­lia­na, fu co­stret­ta al­le di­mis­sio­ni do­po la guer­ra del Kip­pur, Pe­res cer­cò di con­qui­sta­re la leadership del par­ti­to. Fu il pri­mo di una lun­ga se­rie di scon­tri per­den­ti con Itz­hak Ra­bin, ge­ne­ra­le a ri­po­so tra i più de­co­ra­ti d’israe­le. Pe­res, in ori­gi­ne un fal­co, era por­ta­to al­la po­li­ti­ca an­che se il suo lin­guag­gio, a giu­di­ca­re dai ri­sul­ta­ti, non ar­ri­va­va al cuo­re de­gli israe­lia­ni a dif­fe­ren­za di quan­to ve­ni­va fuo­ri dal prag­ma­ti­smo di Ra­bin più mi­li­ta­re e sta­ti­sta che uo­mo po­li­ti­co. Era­no gli an­ni in cui Israe­le vi­ve­va l’ini­zio del­la co­lo­niz­za­zio­ne dei ter­ri­to­ri pa­le­sti­ne­si oc­cu­pa­ti do­po la guer­ra dei Sei gior­ni (1967) e fu Pe­res a con­vin­ce­re Ra­bin a non op­por­si agli estre­mi­sti na­zio­nal-re­li­gio­si che im­pian­ta­ro­no i pri­mi in­se­dia­men­ti. “Ci ser­vi­ran­no co­me mer­ce di scam­bio”, dis­se al com­pa­gno di par­ti­to piut­to­sto per­ples­so.

Po­chi an­ni do­po, con ri­sul­ta­ti a sor­pre­sa, il par­ti­to la­bu­ri­sta fu co­stret­to all’op­po­si­zio­ne dal­la vit­to­ria di chi - pri­ma Be­gin e poi Sha­mir - ave­va pun­ta­to su­gli israe­lia­ni ori­gi­na­ri dei pae­si ara­bi, tra­scu­ra­ti e trat­ta­ti da sem­pre co­me cit­ta­di­ni di se­con­da clas­se. Ra­bin riu­sci­va, tal­vol­ta, ad av­vi­ci­nar­si a lo­ro gra­zie al suo pas­sa­to di mi­li­ta­re; Pe­res era per lo­ro la ban­die­ra di una clas­se po­li­ti­ca che con­si­de­ra­va Israe­le frut­to esclu­si­vo del sio­ni­smo eu­ro­peo. Tor­na­ro­no al go­ver­no, i due con­ten­den­ti, do­po la pri­ma In­ti­fa­da e in­sie­me pro­dus­se­ro gli ac­cor­di di Oslo che val­se­ro lo­ro e il lea­der pa­le­sti­ne­se Yas­ser Ara­fat, il Pre­mio No­bel per la Pa­ce. Una pa­ce ap­pe­na ab­boz­za­ta e che og­gi sem­bra sem­pre più di­stan­te.

La morte di Ra­bin, as­sas­si­na­to da un estre­mi­sta ebreo vi­ci­no ai co­lo­ni, la­sciò Pe­res al­la gui­da d’israe­le ma in­ve­ce di ap­pro­fit­ta­re del man­da­to ere­di­ta­to pre­fe­rì an­da­re a ele­zio­ni an­ti­ci­pa­te. Cer­ca­va una vit­to­ria per­so­na­le al­le ur­ne. Non l’eb­be. Fu scon­fit­to dal­le de­stre gui­da­te da Be­n­ja­min Ne­ta­nya­hu. Nel­lo sfor­zo di of­fri­re di se stes­so un’im­ma­gi­ne forte ave­va sca­te­na­to una guer­ra con­tro il Li­ba­no alie­nan­do con la sua im­pru­den­za gli ara­bi israe­lia­ni tra­di­zio­na­li so­ste­ni­to­ri del Labour. Un er­ro­re, co­me dis­se cau­sti­co al­lo­ra l’ex ge­ne­ra­le Ariel Sha­ron ap­pro­da­to in po­li­ti­ca, che un mi­li­ta­re al go­ver­no non avreb­be mai com­piu­to.

Con la sua car­rie­ra po­li­ti­ca agli sgoc­cio­li Pe­res la­sciò il par­ti­to la­bu­ri­sta e si mi­se pro­prio con Sha­ron in Ka­di­ma. Pas­sa­to da fal­co a mo­de­ra­to e poi a co­lom­ba rin­cor­re­va una so­lu­zio­ne di­plo­ma­ti­ca per la que­stio­ne pa­le­sti­ne­se ma l’ic­tus che tol­se Sha­ron dal­la sce­na ri­mi­se il pae­se nel­le ma­ni del­le de­stre. Al­la ri­cer­ca di un vol­to ras­si­cu­ran­te il par­la­men­to si af­fi­dò a Pe­res e l’an­zia­no sta­ti­sta ven­ne elet­to pre­si­den­te d’israe­le il 13 giu­gno 2007.

1923 - 2016 Pe­res nel 1981 al vo­to per le ele­zio­ni Po­li­ti­che. È sta­to pri­mo mi­ni­stro più vol­te. Pre­mio No­bel per la Pa­ce nel 1994 per gli ac­cor­di di Oslo

L’UL­TI­MO DEI PA­DRI DI ISRAE­LE Shi­mon Pe­res, ex ca­po del­lo Sta­to, è mor­to ie­ri a 93 an­ni per le con­se­guen­ze di un ic­tus. La­scia due fi­gli

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