Ra­gaz­ze ste­se sui bi­na­ri «Vo­le­va­mo scat­tar­ci le fo­to per fa­ce­book»

Non ca­pi­va­no il pe­ri­co­lo: «Le no­stre ami­che lo han­no già fat­to» Iden­ti­fi­ca­te e ri­con­se­gna­te ai ge­ni­to­ri do­po una la­va­ta di ca­po

Il Gazzetino (Venezia) - - Attualità - Paola Trep­po

Ri­schia­re la vi­ta per un «sel­fie», cioè per una fo­to au­to­scat­ta­ta con un te­le­fo­ni­no. Sen­za nean­che ren­der­si con­to del pe­ri­co­lo, o for­se pro­prio per la vo­glia di sfi­dar­lo. È suc­ces­so mar­te­dì scor­so e, per for­tu­na, su quel pe­ri­co­lo­sis­si­mo "set", nes­su­no si è fat­to ma­le. Ma avreb­be po­tu­to fi­ni­re in tra­ge­dia.

Pro­ta­go­ni­ste del­la vi­cen­da, em­ble­ma­ti­ca di una so­cie­tà in cui i so­cial net­work, nel be­ne e so­prat­tut­to nel ma­le, sem­bra­no far­la da pa­dro­ne, due ra­gaz­zi­ne mi­no­ren­ni. Le giovani, a me­tà po­me­rig­gio, sono sta­te tro­va­te let­te­ral­men­te di­ste­se sui bi­na­ri del­la trat­ta fer­ro­via­ria Udi­ne-ci­vi­da­le del Friu­li da­gli agen­ti del­la Pol­fer: era­no in­ten­te a far­si del­le fo­to­gra­fie, lun­go le ro­ta­ie, con il lo­ro te­le­fo­ni­no. Im­ma­gi­ni da scat­ta­re in un lam­po, il tem­po di met­ter­si in po­sa, e poi da po­sta­re im­me­dia­ta­men­te su Fa­ce­book.

Per­ché? Le ado­le­scen­ti ave­va­no vi­sto del­le fo­to si­mi­li sul­lo stes­so so­cial, pub­bli­ca­te da al­cu­ne ami­che. Vo­le­va­no fa­re lo stes­so per non es­se­re da me­no. Era­no con­vin­te di po­ter fa­re in tem­po ad al­lon­ta­nar­si sen­za con­se­guen­ze all’ar­ri­vo del tre­no. Que­sto han­no spie­ga­to agli al­li­bi­ti agen­ti del­la po­li­zia fer­ro­via­ria, che le han­no im­me­dia­ta­men­te fat­te to­glie­re dal­la si­tua­zio­ne di pe­ri­co­lo e han­no prov­ve­du­to al­la lo­ro iden­ti­fi­ca­zio­ne. Quin­di le due ami­che sono sta­te riaf­fi­da­te ai ge­ni­to­ri, con­vo­ca­ti al co­man­do, non pri­ma di una se­ve­ra ra­man­zi­na.

Non è la pri­ma vol­ta che la po­li­zia fer­ro­via­ria friu­la­na si con­fron­ta con il pro­ble­ma dei "sel­fie" sui bi­na­ri, di­ven­ta­to una pia­ga ne­gli ul­ti­mi me­si, che ha cau­sa­to an­che in­ci­den­ti mor­ta­li in al­tre par­ti del­la Pe­ni­so­la. La Pol­fer ha in­cre­men­ta­to i ser­vi­zi di pat­tu­glia­men­to del­le li­nee fer­ro­via­rie, al­zan­do il li­vel­lo di at­ten­zio­ne do­po la ri­pre­sa del­la scuo­la.

Lo spec­chio dei tem­pi? Sì. Per­ché i ra­gaz­zi, e non so­lo lo­ro, «vi­vo­no» di so­cial, di in­for­ma­zio­ni che si scam­bia­no in po­chi se­con­di, in grup­pi, in re­te, in Wha­tsapp. In ogni luo­go: a ca­sa, a scuo­la, nel tem­po li­be­ro, nei par­chi o pri­ma di dor­mi­re. Co­mun­que on­li­ne, sui te­le­fo­ni e in re­te.

«Non de­mo­niz­zia­mo in to­to i so­cial e la re­te - di­ce Ros­sel­la Za­net­ti, neu­ro­psi­chia­tra dell'in­fan­zia e dell'ado­le­scen­za dell'ass 4 Friu­li Cen­tra­le -; sono so­lo uno stru­men­to. To­glier­li non ser­ve e non va be­ne. È ne­ces­sa­rio edu­ca­re e ac­com­pa­gna­re i ra­gaz­zi, per­ché ne fac­cia­no un uso re­spon­sa­bi­le». Ma per­ché cor­re­re il ri­schio? «Nell'ado­le­scen­te, ma an­che ne­gli adul­ti che non in­ten­do­no cre­sce­re, c'è la vo­glia di sfi­da­re la morte, l'eb­brez­za del­la pau­ra che di­ven­ta adre­na­li­na e, con i so­cial net­work, si tra­sfor­ma in "esi­sto, sono im­ma­gi­ne" - os­ser­va Mat­teo Ba­le­strie­ri, di­ret­to­re del­la Cli­ni­ca psi­chia­tri­ca dell'azien­da ospe­da­lie­ro-uni­ver­si­ta­ria di Udi­ne - La morte vie­ne sfi­da­ta spes­so sen­za il fil­tro del­la ra­gio­ne e re­sta ir­rea­le quan­do è «de­gli al­tri», e è non no­stra».

PE­RI­CO­LO "Sel­fie" tra ado­le­scen­ti sui bi­na­ri in una fo­to d’ar­chi­vio

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