Mor­to Caprotti, l’in­ven­to­re di Es­se­lun­ga

Il Gazzetino (Venezia) - - Attualità - L. Mar.

MI­LA­NO - È mor­to Ber­nar­do Caprotti. Il pa­tron di Es­se­lun­ga avreb­be com­piu­to 91 an­ni ve­ner­dì 7 ot­to­bre. Na­to in una fa­mi­glia di in­du­stria­li tes­si­li, nel 1957 partecipò al­la co­sti­tu­zio­ne del­la Su­per­mar­ke­ts Ita­lia­ni spa. Era l’ini­zio del­la ca­te­na di su­per­mer­ca­ti dif­fu­si che avreb­be in­se­gna­to all’ita­lia un nuo­vo e più ef­fi­cien­te mo­do di ac­qui­sta­re. Fi­no ad al­lo­ra nes­sun ita­lia­no ave­va mai vi­sto lo scaf­fa­le di un su­per­mer­ca­to, con quel­le cen­ti­na­ia di pro­dot­ti, di­ver­sis­si­mi tra lo­ro, con co­lo­ri e mar­che stra­nie­re.

Quell’an­no, il 1957, è un luo­go lon­ta­no da im­ma­gi­na­re: la Fiat pre­sen­ta­va la sua pri­ma 500, in Al­ge­ria i fran­ce­si co­min­cia­va­no l’as­se­dio del­la ca­sbah, mo­ri­va Ar­tu­ro To­sca­ni­ni. E gli ita­lia­ni che pos­se­de­va­no un fri­go­ri­fe­ro non era­no più di 400 mi­la. Que­sto per di­re che nel 1957 il su­per­mer­ca­to era per noi un’astronave, e la car­ne in sca­to­la Man­zo­tin cibo per gli ufo. Su­per­mar­ket (que­sta fu la pri­ma in­se­gna) fu fon­da­ta con 300.000 dol­la­ri dal­la In­ter­na­tio­nal Ba­sic eco­no­my cor­po­ra­tion (Ibec), com­pa­gnia di Nel­son Rock­fel­ler, che ave­va lo sco­po di svi­lup­pa­re nel no­stro pae­se la gran­de di­stri­bu­zio­ne.

Il su­per­mer­ca­to era il sim­bo­lo dell’ame­ri­can way of li­fe, qual­co­sa di uto­pi­co a mo­do suo, ri­cor­da Car­lot­ta Mi­smet­ti Ca­pua nel 2007 re­cen­sen­do un li­bro che de­scri­ve la straor­di­na­ria av­ven­tu­ra in­du­stria­le di Caprotti. «Ci sia­mo pro­po­sti di mi­glio­ra­re il te­no­re di vi­ta con l’ap­por­to di ca­pi­ta­li, ma­na­ge­ment e me­to­di ame­ri­ca­ni», spie­ga­va Rock­fel­ler ai suoi azionisti. La sua Ib­ce di­chia­ra­va le pro­prie ra­gio­ni fi­lan­tro­pi­che an­che nel­la pub­bli­ci­tà che rea­liz­zò per far­si co­no­sce­re da­gli abi­tan­ti del quar­tie­re. I po­ster re­ci­ta­va­no co­sì: «La spe­sa è ugua­le per tut­ti». Sem­bra­va uno slo­gan so­cia­li­sta. Ma la gen­te, a Mi­la­no co­me nel­le al­tre cit­tà in cui do­po quel 13 apri­le la Ib­ce aprì i suoi ne­go­zi, era at­ti­ra­ta pri­ma an­co­ra che da­gli «scon­ti» e dal­le «straor­di­na­rie of­fer­te»: il su­per­mer­ca­to sem­bra­va una cor­nu­co­pia dell’ab­bon­dan­za agli oc­chi di una ge­ne­ra­zio­ne che ave­va vis­su­to la guer­ra. Og­gi Es­se­lun­ga, il mar­chio che con il tem­po si è im­po­sto, va­le non me­no di 5 mi­liar­di di eu­ro e do­mi­na la sce­na del com­mer­cio al det­ta­glio in Ita­lia. Caprotti, per que­sto so­pran­no­mi­na­to «re dei su­per­mer­ca­ti», stu­diò ne­gli Sta­ti Uni­ti e si de­di­cò al­la gran­de di­stri­bu­zio­ne a tem­po pie­no dal 1965.

Po­che in­ter­vi­ste e tan­to la­vo­ro, Caprotti è sta­to l’ani­ma del­la ca­te­na ar­ri­va­ta ad ave­re ol­tre 22 mi­la la­vo­ra­to­ri: dal­le tes­se­re a pun­ti fi­no al la­vo­ro sui tur­ni, tut­to pro­po­sto e se­gui­to di­ret­ta­men­te da lui. Nel 2013 ave­va ras­se­gna­to le di­mis­sio­ni da tut­te le ca­ri­che azien­da­li. Di re­cen­te, ave­va da­to man­da­to al­la ban­ca d’af­fa­ri Ci­ti­group per va­lu­ta­re la ven­di­ta di Es­se­lun­ga do­po le ma­ni­fe­sta­zio­ni di in­te­res­se di Black­sto­ne e Cvc.

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