Afo­ri­smi

Il Gazzetino (Venezia) - - Lettere -

- Se non vuoi ave­re de­lu­sio­ni, sii sem­pre te stes­so e, a se­con­da del­le cir­co­stan­ze, qual­cun al­tro.

- Nes­su­no ti di­rà mai la ve­ri­tà per­ché nes­su­no, in fon­do, la co­no­sce.

- Dio non è né im­men­sa­men­te gran­de né im­men­sa­men­te piccolo. Dio è Dio.

- È dif­fi­ci­le pen­sa­re a Dio quan­do non si ha bi­so­gno di lui.

- Ho più pau­ra di quel­lo che mi è ac­ca­du­to che di quel­lo che mi ac­ca­drà.

- Se la mia fe­de va­cil­la, guar­do una far­fal­la o una fo­glia e si rin­sal­da.

- L'uo­mo ha pau­ra di mo­ri­re per­ché non ha ab­ba­stan­za fi­du­cia in se stes­so. - La co­scien­za mi gui­da; le pas­sio­ni mi fuor­via­no. - È dif­fi­ci­le ca­pi­re mia mo­glie. Pen­sa fra le ri­ghe. - Com'è dif­fi­ci­le ama­re a lun­go una don­na che ci sta trop­po.

- Per­ché ob­be­di­sco a Vit­to­ria? Per­ché si fa ob­be­di­re.

- La mia vo­lon­tà ha un so­lo pa­dro­ne e un so­lo schia­vo.

- Nei gior­na­li dell'al­di­là leg­ge­rò i ne­cro­lo­gi dei vi­vi.

- Sono stan­co di scri­ve­re afo­ri­smi. Ma, or­mai, non so fa­re al­tro.

- Se striz­zo l'oc­chio a una don­na, è so­lo per­ché un gra­nel­lo di pol­ve­re mi è fi­ni­to sot­to la pal­pe­bra.

- Par­lo spes­so di Vit­to­ria per­ché, se non par­las­si di lei, par­le­rei trop­po di me stes­so.

- Se qual­cu­no par­la be­ne di me, non mi scher­mi­sco mai.

- Le guer­re scop­pia­no per­ché gli uo­mi­ni, in fon­do, non san­no fa­re

È dif­fi­ci­le ca­pi­re mia mo­glie Pen­sa fra le ri­ghe

al­tro.

- Le guer­re cru­de­li sono so­lo que­stio­ni di sta­ti­sti­che. Un mor­to ci fa or­ro­re. Un mi­lio­ne di mor­ti ci ap­pas­sio­na al­la Sto­ria. - È dif­fi­ci­le ar­ric­chi­re quan­do non si sa co­me. - Ho tut­to per es­se­re fe­li­ce. Me­no la fe­li­ci­tà. - Al trom­bo­ne Fo­sco­lo pre­fe­ri­sco la vio­la d'amo­re di Goz­za­no.

- Il pa­zien­te: «Dot­to­re se mi toc­co qua mi fa ma­le». Il me­di­co: «E lei si toc­chi là».

- Non ho mai chie­sto a nes­su­no di es­se­re mi­glio­re di quel che sem­bra. - Che gu­sto c'è a rac­con­ta­re bu­gia a chi ci cre­de? - Mai chie­de­re agli al­tri me­no di quel­lo che noi sa­rem­mo di­spo­sti a da­re a lo­ro.

- Da­te a Ce­sa­re quel che è di Ce­sa­re. E a me quel che avan­za. - Mi pia­ce so­lo scri­ve­re. E se non si ve­des­se? - Se aves­si più ami­ci, sa­rei più so­lo. - Non mi si col­pe­vo­liz­zi. Se non di­co la ve­ri­tà è per­ché me la sono di­men­ti­ca­ta.

- Più la po­li­ti­ca ti ri­pu­gna, più de­vi trat­ta­re con chi la fa.

- Il ma­tri­mo­nio è una co­sa ma­le­det­ta­men­te se­ria. Trop­po se­ria per es­se­re pre­sa sul se­rio.

- Se nell'al­di­là non po­trò fa­re i miei co­mo­di, tor­ne­rò nell'al­di­quà.

- Non ho mai man­da­to un maz­zo di fio­ri a una don­na per non far­mi trop­pe il­lu­sio­ni. - Il tem­po, or­mai lo in­gan­no so­lo con le men­zo­gne. - Il pet­te­go­lez­zo è il con­di­men­to sa­po­ri­to di una con­ver­sa­zio­ne in­si­pi­da.

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