De­tas­sa­zio­ni e in­cen­ti­vi ne­ces­sa­ri per scon­giu­ra­re al­tri an­ni di re­ces­sio­ne

Il Gazzetino (Venezia) - - Economia - DI EN­RI­CO CISNETTO

Pro­ble­mi gra­vi e da trop­po tem­po ir­ri­sol­ti ri­chie­do­no so­lu­zio­ni dra­sti­che. E per ri­lan­cia­re l’eco­no­mia ita­lia­na, che do­po due an­ni di ri­pre­si­na è tor­na­ta a cre­sci­ta ze­ro e ri­schia di ri­sci­vo­la­re in re­ces­sio­ne, ser­vi­reb­be mol­to più co­rag­gio di quel­lo che si pro­fi­la con la ma­no­vra di bi­lan­cio pros­si­ma ven­tu­ra. In­fat­ti, nel­la no­ta di ag­gior­na­men­to al Def, li­cen­zia­ta dal Go­ver­no non sen­za af­fan­no, ci so­no mol­ti dub­bi e po­che (tri­sti) cer­tez­ze. In­tan­to, ven­go­no ri­dot­te le sti­me di cre­sci­ta del pil (da +1,2% a +0,8% per il 2016 e da +1,4% a +1% per il 2017), men­tre vie­ne ri­vi­sto in au­men­to sia il de­fi­cit (di un de­ci­ma­le que­st’an­no e due nel pros­si­mo, quan­do si ar­ri­ve­rà al 2% del pil) che il de­bi­to (da 132,4% a 132,8% e da 130,9% a 132,2%). Una cer­ti­fi­ca­zio­ne del qua­dro ne­ga­ti­vo che tut­ta­via ap­pa­re ot­ti­mi­sti­ca, vi­sto che il trend a par­ti­re dal se­con­do tri­me­stre di que­st’an­no ren­de mol­to dif­fi­ci­le nel 2017 rag­giun­ge­re i tar­get pre­vi­sio­na­li. Inol­tre, di fron­te all’enor­me mon­ta­gna di de­bi­to pub­bli­co che con­ti­nua a sa­li­re, è evi­den­te che ser­vi­reb­be­ro cre­sci­ta rea­le e no­mi­na­le as­sai più so­ste­nu­te – uno slan­cio che si avreb­be so­lo con mas­sic­ce do­si di in­ve­sti­men­ti pub­bli­ci e pri­va­ti, che a lo­ro vol­ta ri­chie­do­no mar­gi­ni di bi­lan­cio as­sai più am­pi – ma so­prat­tut­to in­ter­ven­ti straor­di­na­ri di ri­du­zio­ne del­lo stock, di cui con­ti­nua a non es­ser­ci trac­cia. Ma la si­tua­zio­ne è tal­men­te in­can­cre­ni­ta che è ne­ces­sa­rio but­ta­re il cuo­re ol­tre l’osta­co­lo. Co­me? Per esem­pio la pro­dut­ti­vi­tà, fat­to­re de­ci­si­vo nel­la com­pe­ti­zio­ne mon­dia­le, è fer­ma da 15 an­ni e non è un ca­so che il red­di­to com­ples­si­vo del 2016 sia ugua­le a quel­lo del 2000. Nel Def, a pa­gi­na 80, vie­ne di­chia­ra­ta l’in­ten­zio­ne di mo­di­fi­ca­re la de­tas­sa­zio­ne dei pre­mi di pro­dut­ti­vi­tà. I ru­mors di­co­no che l’ali­quo­ta age­vo­la­ta del 10% si po­trà ap­pli­ca­re per pre­mi di pro­du­zio­ne fi­no a 5mi­la eu­ro (ora è a due­mi­la) e per red­di­ti fi­no a 80mi­la lor­di l’an­no (ora è a 50mi­la). Poi va ag­gre­di­to il co­sto del la­vo­ro. Gli sgra­vi con­tri­bu­ti­vi han­no fat­to esplo­de­re le as­sun­zio­ni (da 1,3 mi­lio­ni nel bien­nio 2013-2014 ai 2 mi­lio­ni del so­lo 2015), sen­za tra l’al­tro di­ven­ta­re una "per­di­ta sec­ca" per il bi­lan­cio pub­bli­co, per­chè le im­pre­se han­no pro­ce­du­to in as­sun­zio­ni che al­tri­men­ti non avreb­be­ro fat­to. Ora, con la ri­du­zio­ne de­gli in­cen­ti­vi, que­sto trend si è in­ter­rot­to. È evi­den­te al­lo­ra, che una ri­du­zio­ne strut­tu­ra­le del cu­neo fi­sca­le, ol­tre a fa­vo­ri­re com­pe­ti­ti­vi­tà e pro­dut­ti­vi­tà del la­vo­ro, re­sti­tui­reb­be fi­du­cia al si­ste­ma, ali­men­tan­do oc­cu­pa­zio­ne, do­man­da in­ter­na e con­su­mi. Un pri­mo, gran­de, pas­so. A po­co prez­zo.

(twit­ter @eci­snet­to)

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