QUAL­CHE DUB­BIO SUL­LE VINCITE

Il Gazzetino (Venezia) - - Nordest -

Sa­reb­be nell'in­ten­zio­ne del­lo Sta­to quel­la di li­mi­ta­re il gio­co d'az­zar­do per tu­te­la­re le per­so­ne de­bo­li che ven­go­no at­ti­ra­te da que­sta spi­ra per­ver­sa. Di­co­no che è im­pos­si­bi­le. I ge­sto­ri fan­no af­fa­ri d'oro e lo Sta­to non pen­so ab­bia ve­ra­men­te a cuo­re la sa­lu­te del gio­ca­to­re, al­tri­men­ti avreb­be usa­to il pu­gno di fer­ro da tan­to tem­po. Il gio­co d'az­zar­do si po­treb­be iden­ti­fi­ca­re nel­le più di­spa­ra­te for­me. Si get­ta­no i sol­di con le slot ma­chi­ne, con i Grat­ta e vin­ci, con il Lot­to e con le va­rie scom­mes­se. La ma­nia del­la lu­do­pa­tia, in que­sti set­to­ri, ge­ne­ra di­pen­den­za pa­to­lo­gi­ca che col­pi­sce sia ma­schi che fem­mi­ne. Que­sti gio­chi do­vreb­be­ro far di­ver­ti­re le per­so­ne che vo­glio­no ten­ta­re la for­tu­na spe­ran­do in una vin­ci­ta con­si­sten­te. E' una il­lu­sio­ne che li fa gio­ca­re sem­pre di più. E' una ve­ra dro­ga. Ma lo Sta­to è com­pli­ce e ip­po­cri­ta. Nel­le ta­bac­che­rie, nel­le ri­ce­vi­to­rie, nei bar e nel­le sa­le pre­po­ste, fa af­fig­ge­re le scrit­te: il fu­mo uc­ci­de, fu­ma po­co o non fu­ma­re; be­vi po­co, l'al­cool uc­ci­de len­ta­men­te, gio­ca po­co per­ché il gio­co crea di­pen­den­za pa­to­lo­gi­ca. Pen­sa al­la sa­lu­te no­stra e quel­la del no­stro por­ta­fo­glio. E in­tan­to an­che lo Sta­to ne gua­da­gna e fa pu­re la pe­rio­di­ca pub­bli­ci­tà. La il Lot­to è un ve­ro spec­chiet­to per le al­lo­do­le: Ca­vour a suo tem­po de­fi­ni­va i gio­ca­to­ri del Lot­to de­gli al­loc­chi. Ma an­ch'io pur­trop­po so­no un al­loc­co per­ché mi fac­cio at­ti­ra­re, sep­pur non ec­ces­si­va­men­te da que­sto gio­co. Gio­co che non è più tra­spa­ren­te co­me un tem­po. Per­ché? Per­ché non c'e' più il bam­bi­no ma­sche­ra­to ad estrar­re i nu­me­ri e nep­pu­re quel di­spo­si­ti­vo ad aria che fa pre­ci­pi­ta­re nell'ur­na i cin­que nu­me­ri per ogni ruo­ta ca­sual­men­te. Un tem­po lo fa­ce­va­no e c'era­no gli ad­det­ti con il no­ta­io in di­ret­ta te­le­vi­si­va. Ora con il com­pu­ter, san­no qua­li e quan­ti nu­me­ri so­no sta­ti gio­ca­ti e se­con­do me pi­lo­ta­no le estra­zio­ni. Si vin­co­no so­lo spic­cio­li. Io non ac­cu­so, ma lo sup­pon­go. E i ge­sto­ri del Lot­to do­vreb­be­ro sa­pe­re che se non di­spen­sa­no più vincite co­me an­ni fa, so­no de­sti­na­ti a chiu­de­re bot­te­ga. Gia­co­mo Mel­la

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