«Co­sì ho vis­su­to per 32 an­ni con l’as­sas­si­no del­le mie fi­glie»

Do­po la mor­te dell’omi­ci­da di Schio la ve­do­va rom­pe il si­len­zio

Il Gazzetino (Venezia) - - Da Prima Pagina -

«Gli ho vo­lu­to un gran be­ne e que­sto era il suo po­sto. Vi­ci­no a me». Do­po an­ni di si­len­zio par­la la mo­glie di Vit­to­rio Vi­sen­tin, l’ex uf­fi­cia­le di Ma­ri­na mor­to il 23 set­tem­bre scor­so, che nel 1984 uc­ci­se le sue tre fi­glie. Va­le­ria Dal Sas­so do­po che il ma­ri­to era usci­to dal ma­ni­co­mio cri­mi­na­le lo ave­va ac­col­to in ca­sa, a Schio. «Non ho mai avu­to pau­ra a vi­ve­re con Vit­to­rio. Era un uo­mo me­ra­vi­glio­so».

Tren­ta­due an­ni do­po, ora che Vit­to­rio gia­ce in ci­mi­te­ro, stron­ca­to da un ma­le in­cu­ra­bi­le, il can­cel­lo di quel­la ca­sa ri­ma­sta com'era al­lo­ra, nel­la pri­ma pe­ri­fe­ria di Schio, si apre per rac­con­ta­re una sto­ria di do­lo­re e di amo­re. Co­me è riu­sci­ta la si­gno­ra Va­le­ria, mam­ma e mo­glie, a ri­pren­der­se­lo quan­do do­po quat­tro an­ni era usci­to dal ma­ni­co­mio cri­mi­na­le in cui era sta­to re­clu­so per­ché in­ca­pa­ce to­tal­men­te di in­ten­de­re e di vo­le­re? Non c'era sta­ta con­dan­na pe­na­le, sol­tan­to una dia­gno­si de­fi­ni­ti­va sul­le con­di­zio­ni di men­te che ave­va­no ge­ne­ra­to un ge­sto inau­di­to e rei­te­ra­to. Co­me è riu­sci­ta a vi­ver­gli ac­can­to, nel­la stes­sa vil­let­ta a schie­ra, ogni gior­no den­tro quel­le stan­ze che ave­va­no co­no­sciu­to l'or­ro­re?

«Io a Vit­to­rio gli ho vo­lu­to un gran be­ne... e que­sto era il suo po­sto. Vi­ci­no a me».

Il giar­di­no è te­nu­to con cu­ra. Pal­li­na, una gat­ta bian­ca, gio­ca con un to­pi­no che ha ap­pe­na cat­tu­ra­to. La si­gno­ra Va­le­ria, che og­gi ha 64 an­ni, quat­tro in me­no di quan­ti ne aves­se il ma­ri­to, par­la con sem­pli­ci­tà, ma an­che con ar­do­re. A trat­ti si com­muo­ve, a trat­ti ri­muo­ve i ri­cor­di. A una vi­ta di­strut­ta, ne ha ag­giun­ta fa­ti­co­sa­men­te un'al­tra, di sim­me­tri­ca, iden­ti­ca du­ra­ta. Ha cer­ca­to aiu­to nel­la fe­de. Lo ha tro­va­to nel­la co­mu­ni­tà dei te­sti­mo­ni di Geo­va. In mo­do in­cre­di­bi­le, at­tin­gen­do a for­ze in­te­rio­ri in­son­da­bi­li, è riu­sci­ta a vi­ve­re, ora do­po ora, ac­can­to a lui.

Co­min­cia ricordando il ma­ri­to, con un grop­po in go­la quan­do par­la del­la ma­lat­tia. «Vit­to­rio era gen­ti­le, edu­ca­to, mol­to in­tel­li­gen­te. Era un uo­mo sem­pli­ce, amo­re­vo­le. Un uo­mo me­ra­vi­glio­so. Io gli ho sem­pre vo­lu­to be­ne... fi­no a quan­do si è am­ma­la­to di un tu­mo­re al pan­creas».

Un al­tro uo­mo, ver­reb­be da pen­sa­re, ri­spet­to a quel­lo che era an­da­to fuo­ri di te­sta, for­se an­che a cau­sa dei po­stu­mi di un'ag­gres­sio­ne per ra­pi­na che ave­va su­bi­to quan­do era im­bar­ca­to a Ta­ran­to.

«Ades­so non ri­cor­do più quan­do tor­nò a ca­sa. Sa­ran­no sta­ti tre, quat­tro an­ni do­po quel­lo che era ac­ca­du­to. Ma io non ho fat­to fa­ti­ca ad ac­co­glier-

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