Re­fe­ren­dum, il Nord tra (mol­ti) dub­bi e qual­che cer­tez­za

Il Gazzetino (Venezia) - - Borsa Mercati - DI PAO­LO GURISATTI

Gior­gio Na­po­li­ta­no, nei gior­ni scor­si, ha bac­chet­ta­to Ren­zi, per­ché la sua stra­te­gia po­li­ti­ca sta met­ten­do a ri­schio le ri­for­me. Dob­bia­mo ricordare che è sta­to lui a sce­glie­re Ren­zi, per te­ne­re il si­ste­ma Ita­lia lon­ta­no dal de­fault, do­po Mon­ti e Let­ta. Si ca­pi­sce che è pre­oc­cu­pa­to. L’ita­lia ha il 10% del de­bi­to pub­bli­co del mon­do, a fron­te di un PIL del 2.4%, una po­po­la­zio­ne an­zia­na più al­ta che in al­tri pae­si, un tas­so di at­ti­vi­tà più bas­so, gran­di dif­fi­col­tà a met­te­re i gio­va­ni ta­len­ti al la­vo­ro e la pro­dut­ti­vi­tà in ca­du­ta li­be­ra da ol­tre vent’an­ni. Con que­sti fon­da­men­ta­li è sull’or­lo di una si­tua­zio­ne “ar­gen­ti­na” e per que­sto, dal 2011 a og­gi, ha do­vu­to dar­si go­ver­ni di emer­gen­za, quel­lo di Ren­zi in­clu­so. L’ita­lia è in crisi, per­ché in­ges­sa­ta da un si­ste­ma di re­go­le cre­sciu­to a di­smi­su­ra per tu­te­la­re l’ap­pa­ra­to am­mi­ni­stra­ti­vo, più che i cit­ta­di­ni e le im­pre­se: è una bu­ro­cra­zia e sem­pre me­no una de­mo­cra­zia. Per que­sto de­ve cam­bia­re ver­so, cam­bia­re le isti­tu­zio­ni e le re­go­le di go­ver­no. Na­po­li­ta­no lo sa e ha, a suo tem­po, ras­si­cu­ra­to la co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le, pri­ma con Mon­ti e poi con Ren­zi, il piè veloce. Er­ro­ri di per­cor­so non de­vo­no far­ci di­men­ti­ca­re che un’even­tua­le man­ca­ta con­fer­ma del­le aspet­ta­ti­ve mon­dia­li è un gros­so ri­schio per l’ita­lia. Un esi­to ne­ga­ti­vo del re­fe­ren­dum po­treb­be in­dur­re ef­fet­ti peg­gio­ri di quel­li del­la Bre­xit sull’in­ghil­ter­ra, vi­sto che non ab­bia­mo una mo­ne­ta in­di­pen­den­te, non sia­mo un po­lo del­la fi­nan­za glo­ba­le e dob­bia­mo espor­ta­re. Que­sto ge­ne­re di con­si­de­ra­zio­ni è già pre­sen­te nel­la te­sta di mol­ti ve­ne­ti, e non so­lo de­gli im­pren­di­to­ri di Con­fin­du­stria già schie­ra­ti a fa­vo­re di Ren­zi, al­tri­men­ti i da­ti De­mos non da­reb­be­ro un vantaggio al Sì, sia pu­re tra mil­le dub­bi e mol­tis­si­me in­cer­tez­ze, in una re­gio­ne do­mi­na­ta dal­la Le­ga. Il Ve­ne­to e il Nord han­no mol­to da per­de­re da un fal­li­men­to di Ren­zi. In­ter­pre­ta­re il re­fe­ren­dum co­me un ple­bi­sci­to a fa­vo­re o con­tro que­sto go­ver­no di emer­gen­za è quin­di un er­ro­re. Sem­mai bi­so­gne­reb­be cri­ti­ca­re Ren­zi, per­ché non ha fat­to in­ter­ven­ti an­co­ra più ra­di­ca­li di quel­li chie­sti da Na­po­li­ta­no. E ha ral­len­ta­to il pas­so. Bi­so­gne­reb­be con­di­zio­nar­ne il cam­mi­no. Lo­gi­ca vor­reb­be che na­sces­se un mo­vi­men­to di “re­spon­sa­bi­li osti­li a Ren­zi”, ca­pa­ce di apri­re un con­te­zio­so con il fron­te del Sì, sen­za ne­ga­re la ri­for­ma co­sti­tu­zio­na­le all’ita­lia. Pre­ci­san­do le mos­se suc­ces­si­ve. Que­sta po­si­zio­ne, non fa­ci­le da ge­sti­re, po­treb­be con­qui­sta­re con­sen­si tra gli in­de­ci­si del Nord. Vo­ta­re Sì al re­fe­ren­dum e poi chie­de­re una ve­ri­fi­ca su un pro­gram­ma ri­go­ro­so di più in­ten­se ri­for­me am­mi­ni­stra­ti­ve, con­sen­ti­reb­be di chiu­de­re l’emer­gen­za e ri­chia­ma­re Ren­zi al com­pi­to sto­ri­co che gli è sta­to as­se­gna­to. Bloc­car­ne l’ini­zia­ti­va, in­ve­ce, per ti­mo­re di una de­ri­va au­to­ri­ta­ria e an­ti-de­mo­cra­ti­ca non ha pro­prio sen­so. A me­no che non si vo­glia spac­ca­re tut­to, sen­za nean­che cu­rar­si di rac­co­glie­re i coc­ci. Al Sud.

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