De­bi­to­re in dif­fi­col­tà fun­zio­na­rio Equi­ta­lia gli pa­ga la spe­sa

Il Gazzetino (Venezia) - - Attualità - Al­ber­to Fran­ce­sco­ni

Fa­mi­glia mo­no­red­di­to, un fi­glio pic­co­lo da man­te­ne­re e, so­prat­tut­to, un de­bi­to da 26mi­la eu­ro per una se­rie di bol­let­te che si era­no ac­cu­mu­la­te sen­za che il si­gnor Vin­cen­zo riu­scis­se a pa­gar­le. Tem­po fa, con­fes­sa, ave­va pen­sa­to a un ge­sto estre­mo da­van­ti all’uf­fi­cio che, per lui co­me per mi­glia­ia di al­tri con­tri­buen­ti ita­lia­ni, rap­pre­sen­ta un in­cu­bo: Equi­ta­lia, qua­si un os­si­mo­ro in un Pae­se che in ma­te­ria fi­sca­le si di­mo­stra spes­so tutt’al­tro che equo.

Ie­ri mat­ti­na, in­ve­ce, Vin­cen­zo è usci­to da quell’uf­fi­cio sol­le­va­to. An­zi me­ra­vi­glia­to. «Ero an­da­to per chie­de­re un’ul­te­rio­re ra­tea­zio­ne del de­bi­to», spie­ga il con­tri­buen­te che vi­ve a De­se, ap­pe­na fuo­ri Me­stre, e la­vo­ra co­me ope­ra­io all’ae­ro­por­to Mar­co Po­lo, do­ve è as­sun­to co­me ca­te­go­ria pro­tet­ta. Con 1.200 eu­ro di bu­sta pa­ga, mo­glie e fi­glio a ca­ri­co e un af­fit­to da 550 eu­ro, an­che quel­la trat­te­nu­ta di 120 eu­ro al me­se rap­pre­sen­ta un pro­ble­ma. «In que­sta si­tua­zio­ne non pos­so com­pra­re il lat­te a mio fi­glio - ha spie­ga­to Vin­cen­zo al fun­zio­na­rio dall’al­tra par­te del ve­tro - Avrei bi­so­gno di pa­ga­re una ra­ta in­fe­rio­re per po­ter­ne ve­ni­re fuo­ri».

A quel pun­to qual­co­sa è scat­ta­to e il con­tri­buen­te ha ca­pi­to che di fron­te non ave­va un fun­zio­na­rio del­lo Sta­to ma un uo­mo. Il qua­le gli ha spie­ga­to che sì, con una pro­ce­du­ra par­ti­co­la­re si po­te­va chie­de­re di pro­gram­ma­re una mo­da­li­tà di­ver­sa per la re­sti­tu­zio­ne del de­bi­to, con buo­ne pos­si­bi­li­tà di ave­re una ri­spo­sta po­si­ti­va.

Poi l’uo­mo, ar­chi­via­ta la par­te bu­ro­cra­ti­ca del­la vi­cen­da, ha fat­to un pas­so in più. «Mi di­ca do­ve ha la mac­chi­na», ha det­to a Vin­cen­zo. I due so­no usci­ti as­sie­me dal­la se­de di via To­ri­no di Equi­ta­lia e in­sie­me han­no fat­to un bre­ve tra­git­to, fi­no a un su­per­mer­ca­to del­la zo­na. Con ge­sti ra­pi­di i due han­no fat­to un gi­ro fra le cor­sie del ne­go­zio e, do­po ave­re riem­pi­to il car­rel­lo di be­ni di pri­ma ne­ces­si­tà, si so­no av­vi­ci­na­ti al­la cas­sa. «Pre­go, fac­cio io», ha det­to il fun­zio­na­rio di Equi­ta­lia estraen­do il por­ta­fo­glio.

Do­po ave­re ca­ri­ca­to la spe­sa sul­la mac­chi­na di Vin­cen­zo se n’è tor­na­to in uf­fi­cio, per­ché il la­vo­ro vie­ne pri­ma di tut­to, ma se si fa con ri­spet­to nei con­fron­ti dei "clien­ti", qual­che vol­ta ci si può con­ce­de­re an­che un fuo­ri pro­gram­ma. E i col­le­ghi non avran­no cer­to pro­te­sta­to per la sua bre­ve as­sen­za. Il più stu­pi­to, ed emo­zio­na­to, era pro­prio il si­gnor Vin­cen­zo: «Non mi sa­rei mai aspet­ta­to una co­sa si­mi­le, rac­con­ta con la vo­ce che an­co­ra tre­ma. Vi ho in­for­ma­to per­ché vor­rei che si sa­pes­se quel­lo che mi è suc­ces­so». Il suo de­bi­to ri­ma­ne, for­se riu­sci­rà a pa­gar­lo con me­no dif­fi­col­tà, se la sua ri­chie­sta ver­rà ac­col­ta. Di si­cu­ro ha sco­per­to che an­che die­tro gli spor­tel­li di Equi­ta­lia si può in­cro­cia­re un sor­ri­so.

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