Afo­ri­smi

Il Gazzetino (Venezia) - - Borsa Mercati -

Sia­mo so­li, ine­so­ra­bil­men­te so­li. Sfi­dia­mo que­sta so­li­tu­di­ne, af­fron­tia­mo­la, fac­cia­mo­ne te­so­ro. Di­ven­te­rà la no­stra più sal­da an­co­ra, la no­stra più prov­vi­den­zia­le fon­te di con­for­to nel­le av­ver­si­tà. - Tut­to pas­sa. Re­sta­no so­lo i ri­cor­di che tra­sfi­gu­ra e l'im­ma­gi­na­zio­ne ab­bel­li­sce. - Il pas­sa­to è mio, sol­tan­to mio. Ren­de­re par­te­ci­pi gli al­tri è pro­fa­nar­lo. - È ca­du­to dal­le nu­vo­le ed è fi­ni­to al pron­to soc­cor­so. - Scri­vo, scri­vo, scri­vo. Quan­do non scri­ve­rò più, mo­ri­rò, mo­ri­rò, mo­ri­rò. - Mia mo­glie pre­fe­ri­sco frain­ten­der­la che ca­pir­la. - Non c'è nien­te di peg­gio che aver ra­gio­ne con chi ti ha da­to sem­pre tor­to. - Ho bi­so­gno di com­pie­re un at­to eroi­co, un ge­sto estre­mo, ma mi man­ca la pla­tea. - Se non fos­si co­sì in­tel­li­gen­te, sa­rei de­ci­sa­men­te cre­ti­no. - Nien­te è più sin­te­ti­co del ma­tri­mo­nio. Ba­sta un sì. - Ci ri­cor­dia­mo più del ma­le su­bi­to che del be­ne go­du­to. - Com'è dif­fi­ci­le es­se­re mi­glio­ri di quel­li che sia­mo! - Ce­men­ta un'ami­ci­zia più un'oc­chia­ta che una stret­ta di ma­no. Più una stret­ta di ma­no che un con­trat­to scrit­to. - Cre­do so­lo al­le pro­mes­se di chi non mi chie­de nien­te in cam­bio. - I su­pre­mi re­go­la­to­ri del­la mo­ra­li­tà di un uo­mo so­no la sua ric­chez­za e la sua po­ten­za. - Quan­te vol­te mi è ca­pi­ta­to di chie­de­re qual­co­sa a qual­cu­no spe­ran­do che me la ne­gas­se. - Nes­su­na don­na mi ha mai det­to di no. Sal­vo ri­pen­sar­ci. - Vit­to­ria si ri­cor­da di me so­lo quan­do io non mi ri­cor­do di lei. - Non di­cia­mo co­se tur­che. E i tur­chi? - La po­li­ti­ca è un'ar­te, una scien­za o una truf­fa? - L'uo­mo, più è di­spo­ti­co con chi sta in bas­so, più è ser­vi­le con chi sta in al­to. - Non c'è ve­ra iro­nia sen­za spie­ta­ta au­toi­ro­nia. - L'adu­la­zio­ne con iro­nia e au­toi­ro­nia è hu­mor. - La ge­lo­sia na­sce dal­la pau­ra o dal so­spet­to di un tra­di­men­to. La pos­ses­si­vi­tà dal­la vio­la­zio­ne del­la pri­va­cy, dall'am­pu­ta­zio­ne al fur­to dell'in­ti­mi­tà. - Per­ché non la fac­cio fi­ni­ta? Per fa­re di­spet­to al de­sti­no. - So­no co­sì in­fe­li­ce che, se lo fos­si di più, tro­ve­rei fi­nal­men­te il mio equi­li­brio. - Io mi so­no spo­sa­to, e va be­ne. Ma mia mo­glie per­ché l'ha fat­to? - Men­tre scri­vo, un pia­no­for­te sto­na. E io per­do il fi­lo. - Di quan­ti equi­vo­ci e di quan­te rot­tu­re, l'or­go­glio in amo­re è re­spon­sa­bi­le? - Non ba­sta es­se­re in­na­mo­ra­ti di se stes­si. Bi­so­gna an­che es­ser­ne ge­lo­si. - Quan­do ascol­to l'ome­lia di un ve­sco­vo, mi do­man­do se Dio esi­sta. - Si può es­se­re for­tu­na­ti an­che nel­la sfor­tu­na. - Fa sem­pre me­no di quel­lo che pro­met­te. E non pro­met­te nien­te. - Una li­nea di feb­bre mi fa sen­ti­re un co­ni­glio. Un in­ter­ven­to a cuo­re aper­to con cir­co­la­zio­ne ex­tra­cor­po­rea mi fa sen­ti­re un leo­ne. - Che fa­ti­ca fin­ge­re di sta­re be­ne quan­do si sta ma­le. E che fa­ti­ca fin­ge­re di sta­re ma­le quan­do si sta be­ne. - L'ul­ti­ma ba­cio di mia mo­glie ri­sa­le all'ul­ti­mo li­ti­gio. ger­va­so­da­not­te@gmail.com

il tem­po

Com’è dif­fi­ci­le es­se­re mi­glio­ri di quel­lo che sia­mo

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