Tra Ro­ma e Bru­xel­les la di­stan­za si ac­cor­cia

Il Gazzetino (Venezia) - - Primo Piano -

Le re­go­le van­no ri­spet­ta­te. De­fi­cit e de­bi­to de­vo­no es­se­re ri­dot­ti in mo­do «ap­pro­pria­to». È no­to che Bru­xel­les ri­cor­di co­me per il 2017 l’ag­giu­sta­men­to del bi­lan­cio in ter­mi­ni strut­tu­ra­li sia “nul­lo” a fron­te di una ri­chie­sta Ue di uno sfor­zo pa­ri al­lo 0,6% del Pil. Pa­doan è ri­ma­sto sul­le sue, con­fer­man­do le pre­vi­sio­ni pro­gram­ma­ti­che del Def e an­nun­cian­do “pro­ve” del­la lo­ro fon­da­tez­za per con­vin­ce­re sia l’uf­fi­cio par­la­men­ta­re di bi­lan­cio sia i par­la­men­ta­ri del­le com­mis­sio­ni di Ca­me­ra e Se­na­to, nel­la riu­nio­ne di mar­te­dì se­ra. Poi, pe­rò, ha ri­cor­da­to che l’obiet­ti­vo pro­gram­ma­ti­co di de­fi­cit/pil è del 2% e che il go­ver­no ha so­lo chie­sto l’au­to­riz­za­zio­ne al Par­la­men­to per au­men­tar­lo even­tual­men­te al 2,4% per co­pri­re le ri­sor­se ne­ces­sa­rie per ge­sti­re la cri­si dei mi­gran­ti e fi­nan­zia­re l’emer­gen­za ter­re­mo­to. Ciò si­gni­fi­ca una co­sa so­la: quei 7,7 mi­liar­di ex­tra po­treb­be­ro es­se­re in real­tà me­no. Una in­di­ca­zio­ne in tal sen­so po­treb­be es­se­re già con­te­nu­ta nel pro­get­to di leg­ge di bi­lan­cio. Poi i con­ti do­vran­no es­se­re ve­ri­fi­ca­ti con cer­tez­za so­lo do­po che i fon­di sa­ran­no spe­si e ciò po­trà giu­sti­fi­ca­re una ri­ser­va di Bru­xel­les a ve­ri­fi­ca­re nuo­va­men­te il ca­so ita­lia­no in pri­ma­ve­ra. Lo spa­zio per un ac­cor­do con Bru­xel­les po­treb­be tro­var­si pro­prio qui. Le riu­nio­ni do­ma­ni e mar­te­dì di Eu­ro­grup­po ed Eco­fin a Lus­sem­bur­go sa­ran­no an­che l’oc­ca­sio­ne di ul­te­rio­ri di­scus­sio­ni e af­fi­na­men­ti del com­pro­mes­so.

Nei gior­ni scor­si fon­ti eu­ro­pee ave­va­no in­di­ca­to co­me i dub­bi, per al­cu­ni il net­to di­sac­cor­do, ri­guar­das­se­ro in­nan­zi­tut­to un ele­men­to ba­si­la­re del Def: le as­sun­zio­ni di cre­sci­ta dell’eco­no­mia, con­si­de­ra­te ec­ces­si­va­men­te ot­ti­mi­sti­che. Poi i con­se­guen­ti ri­schi di de­via­zio­ni si­gni­fi­ca­ti­ve dal per­cor­so di ag­giu­sta­men­to del bi­lan­cio in ter­mi­ni strut­tu­ra­li nel 2017 e an­che nel­lo stes­so bien­nio 2016-2017. Ol­tre ai dub­bi sul­la mi­su­ra del­le spe­se per mi­gran­ti e ter­re­mo­to (7,7 mi­liar­di). E al­la re­go­la del de­bi­to, che non sa­reb­be ri­spet­ta­ta né nei due an­ni 2016-2017 né nel 2017 né nel 2019.

In ogni ca­so, per la va­lu­ta­zio­ne sul­la re­go­la del de­bi­to, al­lo sco­po di de­ci­de­re se apri­re o me­no una pro­ce­du­ra eu­ro­pea, la Com­mis­sio­ne do­vrà pe­sa­re i va­ri «fat­to­ri ri­le­van­ti», co­me fe­ce la scor­sa pri­ma­ve­ra quan­do, per la vio­la­zio­ne del­la re­go­la del de­bi­to nel 2015, l’ita­lia ven­ne con­si­de­ra­ta ri­spet­to­sa del pat­to di sta­bi­li­tà da­te le con­di­zio­ni sfa­vo­re­vo­li dell’eco­no­mia e dal con­te­sto de­fla­zio­ni­sti­co. In­som­ma, il qua­dro è an­co­ra ab­ba­stan­za com­pli­ca­to, tut­ta­via la sen­sa­zio­ne è che al­la fi­ne tut­ti i tas­sel­li an­dran­no a po­sto.

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