Me­te e col­pi di tacco La riscossa di Ra­gu­si

Il Gazzetino (Venezia) - - Rugby - Ivan Mal­fat­to

Si­mo­ne Ra­gu­si è tor­na­to in Ec­cel­len­za con l’im­pe­to di un tor­na­do. In sei par­ti­te al Pe­trar­ca Pa­do­va, due di cam­pio­na­to e quat­tro ami­che­vo­li, ha cam­bia­to tre ruo­li (aper­tu­ra 3 vol­te, cen­tro 2, estre­mo) e se­gna­to no­ve me­te. Le ul­ti­me con una tri­plet­ta nel­la vit­to­ria 63-24 con­tro la La­zio, co­me No­vil­lo e Giam­ma­rio­li del Cal­vi­sa­no nel 1˚ tur­no. L’im­pre­sa l’ha con­sa­cra­to pro­ta­go­ni­sta del­la se­con­da gior­na­ta del tor­neo (ora già si fer­ma per le cop­pe) an­che per una mar­ca­tu­ra spe­cia­le. Rea­liz­za­ta por­tan­do­si avan­ti il pal­lo­ne di tacco. Più Lio­nel Mes­si che Dan Car­ter, ver­reb­be da di­re. Ma a sen­ti­re l’aper­tu­ra dei pa­do­va­ni, sa­ba­to a Ro­ma rim­piaz­za­va Ni­ko­ra, non è pro­prio co­sì.

«Io cal­cio so­lo di de­stro spie­ga Ra­gu­si - Nell’azio­ne cor­re­vo in dia­go­na­le a si­ni­stra ver­so la li­nea di tou­che e due di­fen­so­ri mi ve­ni­va­no con­tro. Avrei do­vu­to cal­cia­re di si­ni­stro per su­pe­rar­li e te­ne­re la pal­la in cam­po. Non lo so fa­re. Co­sì in cor­sa ho al­za­to l’ova­le con la ma­no all’al­tez­za del pie­de, ho ruo­ta­to que­st’ul­ti­mo col­pen­do con l’ester­no, la pal­la ha sca­val­can­do i di­fen­so­ri sor­pre­si e io con­ti­nuan­do la cor­sa me la so­no tro­va­ta in ma­no, li­be­ro di an­da­re in me­ta. Non è sta­ta ar­ro­gan­za, o man­can­za di ri­spet­to. So­lo l’op­zio­ne più ef­fi­ca­ce coi miei li­mi­ti al pie­de in quel­la si­tua­zio­ne. Lo fac­cio an­che in al­le­na­men­to. In par­ti­ta mi era riu­sci­to all’asr Milano con l’un­der 17, ma quel­la vol­ta ave­va se­gna­to Mo­ri­si. La co­sa più bel­la è sta­ta sen­ti­re Gui­do Zor­zi, uno che ha gio­ca­to col Pa­do­va di Cam­pe­se, dir­mi: in 50 an­ni di rugby non ave­vo mai vi­sto una co­sa del ge­ne­re!».

Il 24en­ne uti­li­ty back, 1,76x90, già in Ec­cel­len­za a Pra­to (2013) e Ro­vi­go (2014), è sce­so di ca­te­go­ria do­po due sta­gio­ni in Pro 12 a Tre­vi­so, do­ve non è de­col­la­to. «Al Benetton - di­ce Ra­gu­si- ero par­cheg­gia­to all’ala, per sfrut­ta­re le qua­li­tà nell’uno con­tro uno, ma non riu­sci­vo ad espri­mer­mi. A me pia­ce es­se­re nel vi­vo dell’azio­ne, pren­de­re de­ci­sio­ni, da­re un con­tri­bu­to al­la squa­dra, non aspet­ta­re la pal­la. Non mi re­sta­va che cam­bia­re aria per tor­na­re a re­spi­ra­re e ri­tro­va­re gli sti­mo­li un po’ per­si».

Ha scel­to Pa­do­va, do­ve l’al­le­na­to­re An­drea Ca­vi­na­to lo co­no­sce­va dal­le gio­va­ni­li. «So­no ve­nu­to in un club che si fi­da del­le mie qua­li­tà - pro­se­gue - Ho det­to a Ca­vi­na­to: fam­mi gio­ca­re do­ve vuoi, tran­ne ala, e non ti rom­pe­rò mai le sca­to­le. Ho tro­va­to an­che un sac­co di ra­gaz­zi clas­se 1992 co­me me, con­tro i qua­li ho gio­ca­to col Milano da quan­do ave­vo 8 an­ni».

Ol­tre a lo­ro ma­ga­ri tro­ve­rà la ma­glia az­zur­ra, fi­no­ra so­lo ac­ca­rez­za­ta, com’è suc­ces­so par­ten­do dall’ec­cel­len­za a Bel­li­ni (al­tro pe­trar­chi­no), Odie­te, Pa­ni­co. «Fi­no­ra ho avu­to no­ve con­vo­ca­zio­ni con l’ita­lia e so­no sem­pre fi­ni­to in tri­bu­na. Nel frat­tem­po han­no fat­to esor­di­re di tut­to. Am­met­to che l’ho vis­su­ta un po’ ma­le, for­se il ca­lo a Tre­vi­so è le­ga­to pu­re a que­sto. Ma so­no tor­na­to in Ec­cel­len­za per ri­tro­va­re me stes­so, non la Na­zio­na­le. Se poi que­sto ne sa­rà la con­se­guen­za, non po­trà che far­mi pia­ce­re. Tut­ti am­bi­sco­no a gio­ca­re con l’ita­lia».

«Dal Pro12 all’ec­cel­len­za per ri­tro­va­re me stes­so»

CI­CLO­NE Si­mo­ne Ra­gu­si im­pe­gna due di­fen­so­ri: 9 me­te in 6 par­ti­te

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