Si­ni­stra Ita­lia­na al­la mi­no­ran­za Pd: unia­mo­ci.

Il Gazzetino (Venezia) - - Primo Piano - Emi­lio Puc­ci

La pro­po­sta di Si­ni­stra ita­lia­na già è pron­ta. Al con­gres­so che si ter­rà dal 10 al 12 feb­bra­io ar­ri­ve­rà for­mal­men­te l’of­fer­ta ai ri­bel­li del Pd: riu­ni­fi­ca­re il cam­po, fe­de­ra­re le due si­ni­stre, di­fen­de­re quel mon­do che non si sen­te più rap­pre­sen­ta­to, crea­re una so­la for­za per fron­teg­gia­re «l’usur­pa­to­re» Ren­zi. Ma per ora Ber­sa­ni e Spe­ran­za ten­go­no il pun­to: «Do­vran­no cac­ciar­ci dal Pd, noi fa­re­mo la bat­ta­glia al no­stro in­ter­no in vi­sta del con­gres­so», è la li­nea.

La pa­ro­la fi­ne sul­lo scon­tro in­ter­no ai dem non è sta­ta an­co­ra scrit­ta. Cu­per­lo, pur con mil­le cri­ti­che, ha aper­to la por­ta al se­gre­ta­rio. Vuo­le an­da­re a ve­de­re il gio­co di Ren­zi pri­ma di an­nun­cia­re il no al re­fe­ren­dum. Le pres­sio­ni so­no for­tis­si­me: da Fran­ce­schi­ni a Ro­sa­to per fi­ni­re con Or­lan­do, tut­ti spin­go­no af­fin­ché in ex­tre­mis si rag­giun­ga un’in­te­sa. Ec­co per­ché la mi­no­ran­za per ora ha pre­so tem­po. Ha pre­fe­ri­to non vo­ta­re la re­la­zio­ne del pre­si­den­te del Con­si­glio per non san­ci­re una frat­tu­ra nel gior­no in cui il pre­mier ha mes­so car­te nuo­ve sul ta­vo­lo. Ma al mo­men­to, vie­ne spie­ga­to, non c’è al­cun pas­so in avan­ti. Nes­su­na svol­ta. Ov­ve­ro re­sta­no le ra­gio­ni del No. Re­sta la de­ci­sio­ne di da­re cit­ta­di­nan­za a chi, dall’an­pi al­la Cgil e ad al­tre ca­te­go­rie, non si ri­co­no­sce nel ddl Bo­schi. «Per ora è tut­ta aria frit­ta», spie­ga un se­na­to­re, «non sa­rà un col­po di tea­tro a far­ci cam­bia­re idea». Ren­zi ar­ri­va fuo­ri tem­po mas­si­mo, la te­si, ave­va tut­to il tem­po per muo­ver­si e non l’ha fat­to. «La ve­ri­tà è che ha pau­ra di per­de­re il re­fe­ren­dum ma la sua è tat­ti­ca», l’at­tac­co die­tro le quin­te.

Non c’è fi­du­cia. La con­vin­zio­ne è che il pre­mier vo­glia sol­tan­to spac­ca­re l’op­po­si­zio­ne in­ter­na, mi­ri a por­ta­re dal­la sua par­te un pez­zo del Pd che non si eè al­li­nea­to. «Se vin­ce il Sì fa­rà di te­sta sua, con la vit­to­ria del No in ogni ca­so sa­rà co­stret­to a mo­di­fi­ca­re la leg­ge elet­to­ra­le», il ra­gio­na­men­to.

Ma all’in­ter­no del­la mi­no­ran­za non so­no tut­ti com­pat­ti sull’at­teg­gia­men­to da te­ne­re. «Qual­che mos­sa Ren­zi l’ha fat­ta, la por­ta non va chiu­sa ora. Dia­mo­ci due set­ti­ma­ne di tem­po», è l’idea dei più

CON­TRO Pier­lui­gi Ber­sa­ni, ca­po­fi­la del No

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