Za­net­ti: «Vi spie­go per­chè mi so­no al­lea­to con Ver­di­ni»

I de­pu­ta­ti di Ala nel grup­po Scel­ta Ci­vi­ca. Il vi­ce mi­ni­stro: «Sce­na­ri mu­ta­ti, con­ta­no le idee più de­gli uomini»

Il Gazzetino (Venezia) - - Da Prima Pagina - Fon­ta­nel­la

«Con­ta­no le idee più che gli uomini», En­ri­co Za­net­ti, ve­ne­zia­no e se­gre­ta­rio di Scel­ta Ci­vi­ca, spie­ga così l’in­gres­so di Denis Ver­di­ni nel­le fi­la del suo par­ti­to, as­sie­me ad al­tri 9 par­la­men­ta­ri pro­ve­nien­ti da Ala. Quan­to al­la gui­da del par­ti­to, fon­da­to da Mon­ti, Za­net­ti ga­ran­ti­sce: «Re­sto io se­gre­ta­rio».

En­ri­co Za­net­ti, al­la fi­ne, do­po aver­ci ten­ta­to già a lu­glio, è riuscito a far en­tra­re Denis Ver­di­ni in Scel­ta Ci­vi­ca, e quin­di nel­la mag­gio­ran­za par­la­men­ta­re del go­ver­no Ren­zi. Ver­di­ni in­fat­ti, fuo­ru­sci­to da For­za Ita­lia pur ri­ma­nen­do in cor­dia­lis­si­mi rap­por­ti con Ber­lu­sco­ni, e pro­prio per so­ste­ne­re Ren­zi, era fer­mo con i suoi die­ci de­pu­ta­ti di Ala ad un nu­me­ro in­suf­fi­cien­te a co­sti­tui­re un grup­po po­li­ti­co. La con­fluen­za di Ala nel grup­po di Scel­ta Ci­vi­ca, ben­ché in que­st’ul­ti­mo sia­no ri­ma­sti a se­gui­re Za­net­ti so­lo cin­que de­pu­ta­ti com­pre­so il vi­ce­mi­ni­stro, por­ta il nu­me­ro a quo­ta 16, con l’ade­sio­ne an­che del ve­ne­to Mar­co Mar­co­lin, ex le­ghi­sta to­sia­no. Al­la Ca­me­ra ser­vo­no di re­go­la 20 de­pu­ta­ti per co­sti­tui­re un grup­po, ma ne ba­sta­no 15 se il par­ti­to si è presentato alle ele­zio­ni - co­me Scel­ta Ci­vi­ca ha fat­to - in al­me­no 20 cir­co­scri­zio­ni. Quin­di Za­net­ti e Ver­di­ni co­sti­tui­sco­no ora un grup­po par­la­men­ta­re ve­ro e pro­prio, con tut­to ciò che que­sto vuol di­re in ter­mi­ni di fi­nan­zia­men­ti e di ca­pa­ci­tà di trat­ta­ti­va con Ren­zi per pol­tro­ne e li­nea po­li­ti­ca.

Ono­re­vo­le Za­net­ti, po­chi an­ni fa lei con­si­de­ra­va For­za Ita­lia il "vec­chio" e af­fer­ma­va l’av­ven­to del "nuo­vo". Ora si al­lea con Ver­di­ni, con i pez­zi più im­ba­raz­zan­ti del "vec­chio".

«Lo sce­na­rio è mu­ta­to. Io so­no sta­to in gio­ven­tù iscrit­to a For­za Ita­lia, par­ti­to che ho vo­ta­to fi­no al 2001. Suc­ces­si­va­men­te so­no sta­to de­lu­so dall’ul­ti­mo go­ver­no Ber­lu­sco­ni, di­mo­stra­to­si incapace di ve­ro rin­no­va­men­to, e ho vi­sto in Scel­ta Ci­vi­ca l’op­por­tu­ni­tà di af­fer­ma­re una for­za mo­de­ra­ta e in­no­va­tri­ce. Per­ché al­lo­ra il cen­tro­si­ni­stra era in real­tà un si­ni­stra-cen­tro, do­mi­na­to dal­la si­ni­stra. Le tas­se, al­lo­ra, era­no bel­le, ri­cor­da? Con Ren­zi, si è af­fer­ma­to in­ve­ce un cen­tro­si­ni­stra in cui è il cen­tro a pe­sa­re, e sul­le tas­se le po­si­zio­ni adot­ta­te so­no non dis­si­mi­li da quel­le del cen­tro­de­stra clas­si­co. Men­tre il cen­tro­de­stra si è al­lon­ta­na­to da quel­le po­si­zio­ni, ha mol­la­to gli or­meg­gi ver­so il le­pe­ni­smo, il no all’eu­ro, la Le­ga, so­sti­tuen­do al fe­de­ra­li­smo la se­ces­sio­ne sta­vol­ta dall’eu­ro­pa. In que­sto nuo­vo sce­na­rio, cen­tro e de­stra so­no di­ven­ta­ti in­con­ci­lia­bi­li, men­tre di­ven­ta pos­si­bi­le co­strui­re al­lean­za e pro­gram­mi con il cen­tro-si­ni­stra ren­zia­no. Ver­di­ni e il grup­po di Ala so­no pez­zi di cen­tro­de­stra che si spo­sta­no sul­le no­stre po­si­zio­ni, di chi og­gi vuo­le ri­co­strui­re un’area mo­de­ra­ta aper­ta alle ri­for­me, che raf­for­zi la gam­ba cen­tri­sta del go­ver­no».

Aper­ta in par­ti­co­la­re al re­fe­ren­dum per Ren­zi...

«La ri­for­ma che è sot­to­po­sta al giu­di­zio de­gli elet­to­ri è mol­to si­mi­le a quel­la che il cen­tro­de­stra va­rò nel 2006 e che fu boc­cia­ta per pu­ro an­ti­ber­lu­sco­ni­smo. Non ve­do per­ché ades­so do­vrem­mo ri­fa­re lo stes­so er­ro­re, boc­cian­do­la per an­ti­ren­zi­smo».

Pe­rò in Scel­ta Ci­vi­ca so­lo 5 de­pu­ta­ti su 20 l’han­no se­gui­ta, gli al­tri han­no la­scia­to il grup­po.

«Li ri­spet­to ma non han­no ca­pi­to che si fa po­li­ti­ca sul­le idee e non sul­le persone».

For­se, ma non si può al­lear­si con Ver­di­ni e di­re che si è nuo­vi, fre­schi e tra­spa­ren­ti. Bi­so­gna sce­glie­re.

«Quan­do nac­que Sc, non era­va­mo al­lea­ti con Fi­ni e Ca­si­ni? In po­li­ti­ca le ag­gre­ga­zio­ni si fan­no sul­la con­di­vi­sio­ne di spa­zi po­li­ti­ci, di iden­ti­tà, di vi­sio­ne sul­le al­lean­ze. Ver­di­ni è usci­to da For­za Ita­lia per so­ste­ne­re po­si­zio­ni vi­ci­ne alle no­stre, per­ché do­vrem­mo aver pau­ra di cam­mi­na­re in­sie­me? Mi­ca ci sia­mo sposati!»

Ri­mar­rà se­gre­ta­rio?

«Cer­to, per ora c’è so­lo l’ade­sio­ne dei de­pu­ta­ti di Ala al grup­po par­la­men­ta­re di Sc. So­ster­re­mo in­sie­me i co­mi­ta­ti di Pe­ra per il li­be­ro sì al re­fe­ren­dum, so­lo do­po av­vie­re­mo un per­cor­so po­li­ti­co co­mu­ne a li­vel­lo di par­ti­to».

Mon­ti non vuo­le che usia­te il no­me Scel­ta Ci­vi­ca.

«Se ne è an­da­to dal par­ti­to tre an­ni fa, di sua vo­lon­tà. Se uno sce­glie di non eser­ci­ta­re la lea­der­ship, è le­git­ti­mo, ma al­lo­ra evi­ti di da­re l’im­pres­sio­ne di vo­ler fa­re il pro­prie­ta­rio. C’è un par­ti­to con i suoi or­ga­ni di­ri­gen­ti, e que­sto par­ti­to non ha pa­dro­ni. Uno va­le uno...».

Ver­di­ni e Za­net­ti

AL­LEAN­ZA

FU­SIO­NE Il vi­ce­mi­ni­stro En­ri­co Za­net­ti,

se­gre­ta­rio na­zio­na­le di Scel­ta Ci­vi­ca.

Ha vin­to la bat­ta­glia nel par­ti­to fa­cen­do pas­sa­re la sua li­nea ma ha

per­so 15 de­pu­ta­ti su 20

nel grup­po par­la­men­ta­re

per la sua scel­ta di al­lear­si

con Ver­di­ni.

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