Fal­se ve­ri­fi­che fi­sca­li: di­ret­to­re del­le En­tra­te con­dan­na­to a pa­ga­re ol­tre 600mi­la eu­ro

Il Gazzetino (Venezia) - - Da Prima Pagina - Pie­tro­bel­li

Set­te an­ni do­po l'ope­ra­zio­ne "Re­set" che sma­sche­rò ad Ar­zi­gna­no e a Vi­cen­za il ma­laf­fa­re all'in­ter­no dell'agen­zia del­le En­tra­te e del­la guar­dia di Fi­nan­za, ar­ri­va la stan­ga­ta con­ta­bi­le per uno dei fun­zio­na­ri coin­vol­ti. Vi­to Mau­luc­ci, 77 an­ni, abi­tan­te nel ca­po­luo­go be­ri­co, all'epoca dei fat­ti di­ret­to­re dell'uf­fi­cio dell'agen­zia del­le En­tra­te di Ar­zi­gna­no do­vrà ri­sar­ci­re l'am­mi­ni­stra­zio­ne del­lo Sta­to con una som­ma stra­to­sfe­ri­ca, 663mi­la 821 eu­ro, com­pren­si­vi del­la ri­va­lu­ta­zio­ne, ma a cui do­vrà ag­giun­ge­re gli in­te­res­si che de­cor­re­ran­no fi­no al mo­men­to in cui sal­de­rà l'one­ro­so de­bi­to. La de­ci­sio­ne è sta­ta pre­sa dal­la se­zio­ne giu­ri­sdi­zio­na­le del­la Cor­te dei Con­ti di Ve­ne­zia, pre­si­du­ta da Gui­do Car­li­no, giu­di­ce re­la­to­re Giu­sep­pi­na Mi­gne­mi.

Mau­luc­ci, che era as­si­sti­to dall'av­vo­ca­to Mar­co An­to­nio Dal Ben, si era vi­sto pre­sen­ta­re un con­to an­cor più sa­la­to, 843mi­la eu­ro. Ma du­ran­te l'udien­za il pub­bli­co mi­ni­ste­ro Gian­car­lo Di Ma­io ha ri­dot­to l'im­por­to, cal­co­lan­do 360mi­la eu­ro per dan­no all’im­ma­gi­ne e 303mi­la eu­ro per dan­no da dis­ser­vi­zio. Il fun­zio­na­rio era sta­to ac­cu­sa­to di aver «co­sti­tui­to, or­ga­niz­za­to e par­te­ci­pa­to ad un’as­so­cia­zio­ne per de­lin­que­re aven­te co­me sco­po quel­lo di con­su­ma­re più delitti di con­cus­sio­ne, cor­ru­zio­ne per at­ti con­tra­ri ai do­ve­ri d’uf­fi­cio», ol­tre al­la ri­ve­la­zio­ne di se­gre­ti d’uf­fi­cio.

L'in­chie­sta con­ta­bi­le è co­min­cia­ta nel 2012, al­la lu­ce dei ri­sul­ta­ti di quel­la pe­na­le. Mau­luc­ci era ac­cu­sa­to di aver par­te­ci­pa­to a una ve­ra e pro­pria or­ga­niz­za­zio­ne che, av­va­len­do­si del­la com­pli­ci­tà di con­su­len­ti fi­sca­li, apri­va ve­ri­fi­che nel­le azien­de del­la con­cia di Ar­zi­gna­no, per poi chiu­der­le die­tro il pa­ga­men­to di tan­gen­ti. Ov­via­men­te, le con­te­sta­zio­ne di omes­so pa­ga­men­to dell'iva o al­tre ir­re­go­la­ri­tà non ave­va­no cor­so.

Il fun­zio­na­rio ave­va pat­teg­gia­to la pe­na di due an­ni e ot­to me­si di re­clu­sio­ne. Se­con­do la Pro­cu­ra con­ta­bi­le l'esi­sten­za dei rea­ti era pro­va­ta e l'im­pu­ta­to «dal 2001 fi­no al gen­na­io 2006 avreb­be in­cas­sa­to tan­gen­ti per cir­ca 30mi­la eu­ro l’an­no, e quin­di il to­ta­le del­le som­me il­le­ci­ta­men­te per­ce­pi­te am­mon­te­reb­be a 180mi­la eu­ro». Per que­sto il cal­co­lo del dan­no d'im­ma­gi­ne è sta­to in­di­ca­to in 360mi­la eu­ro, esat­ta­men­te il dop­pio del­le tan­gen­ti in­cas­sa­te. L'ac­cu­sa­to ha so­ste­nu­to che il pat­teg­gia­men­to non è sen­ten­za di con­dan­na e che le con­te­sta­zio­ni era­no pre­scrit­te. Se­con­do i giu­di­ci, in­ve­ce, il pat­teg­gia­men­to «può con­si­de­rar­si co­me ta­ci­ta am­mis­sio­ne di col­pe­vo­lez­za». E non c'era pre­scri­zio­ne. Nel me­ri­to, i giu­di­ci so­sten­go­no che «le con­dot­te ad­de­bi­ta­te al Mau­luc­ci so­no pro­va­te ol­tre ogni ra­gio­ne­vo­le dub­bio». Di qui la con­dan­na al ma­xi-ri­sar­ci­men­to.

L’AC­CU­SA

Fal­se ve­ri­fi­che per ave­re tan­gen­ti

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