Re­fe­ren­dum, il ve­ro obiettivo di chi di­ce No

Il Gazzetino (Venezia) - - Borsa Mercati - Bruno Vespa

(...) ver­te sul­la op­por­tu­ni­tà di man­te­ne­re Ren­zi al go­ver­no o di man­dar­lo a ca­sa, an­che se non im­me­dia­ta­men­te. Nel­la com­me­dia di Eduar­do “Na­ta­le a ca­sa Cu­piel­lo” il pro­ta­go­ni­sta vor­reb­be che il pre­se­pe che sta pre­pa­ran­do pia­ces­se al fi­glio. Quan­do que­sto gli ri­spon­de di no, lui co­min­cia a far­gli of­fer­te di ogni ge­ne­re e il fi­glio con­ti­nua a ri­spon­de­re no: il pre­se­pe non gli pia­ce e ba­sta. Quan­do ho mo­stra­to il fil­ma­to di Eduar­do a Ro­ber­to Spe­ran­za, uno dei ca­pi del­la mi­no­ran­za Pd, lui si è di­ver­ti­to e ci si è an­che ri­tro­va­to. Ren­zi ha det­to agli in­quie­ti com­pa­gni di es­se­re di­spo­sto a far eleg­ge­re i se­na­to­ri co­me vo­glio­no lo­ro e a mo­di­fi­ca­re la leg­ge elet­to­ra­le in tut­ti i mo­di pos­si­bi­li. Ma non è “quel” pre­se­pe che non pia­ce a Ber­sa­ni e ai suoi: è l’idea stes­sa di pre­se­pe. Quin­di è inu­ti­le in­si­ste­re. A me­no di mi­ra­co­li, il po­po­lo del­la si­ni­stra Pd al re­fe­ren­dum vo­te­rà no e ba­sta. Te­me che il Sì raf­for­ze­reb­be il se­gre­ta­rio del lo­ro par­ti­to e poi­ché al­le elezioni sa­rà lui a da­re le car­te per la for­ma­zio­ne del­le li­ste (co­me nel 2013 le det­te Ber­sa­ni) e sa­rà a lui a con­ce­de­re po­che can­di­da­tu­re, co­me al­lo­ra Ber­sa­ni ne con­ces­se po­che agli ami­ci di Ren­zi. E’ la po­li­ti­ca bel­lez­za…

Da par­te sua, il pre­si­den­te del Con­si­glio ha ca­pi­to mol­to be­ne che con l’eco­no­mia fer­ma una par­te co­spi­cua dell’elet­to­ra­to me­no mo­ti­va­to po­treb­be aste­ner­si. E si sa tra­di­zio­nal­men­te che chi pro­te­sta va al­le ur­ne più vo­len­tie­ri di chi non pro­te­sta. Chi vo­ta no è più pro­pen­so a vo­ta­re col fred­do de­cem­bri­no di chi vo­te­reb­be sì. Ec­co per­ciò la spet­ta­co­la­re se­rie di prov­ve­di­men­ti che in lar­ga par­te tra po­co sa­ran­no in­se­ri­ti nel­la leg­ge di sta­bi­li­tà. I son­dag­gi di­co­no che i Sì pre­val­go­no dal­la To­sca­na in su, men­tre da Ro­ma in giù pre­val­go­no i no? Ec­co al­lo­ra l’an­nun­cio di un con­cor­so per die­ci­mi­la nuo­vi as­sun­ti, so­prat­tut­to tra for­ze dell’or­di­ne e in­fer­mie­ri. E si sa che ai con­cor­si par­te­ci­pa so­prat­tut­to gen­te del Mez­zo­gior­no. Si ag­giun­ga­no il rin­no­vo (at­te­so da an­ni) dei con­trat­ti per il pub­bli­co im­pie­go, la ri­du­zio­ne del­le tas­se già an­nun­cia­ta per le im­pre­se e l’im­pe­gno per l’ir­pef nel 2018 , i pen­sio­na­men­ti an­ti­ci­pa­ti, la quat­tor­di­ce­si­ma ai pen­sio­na­ti più po­ve­ri, il so­ste­gno al­le fa­mi­glie di­sa­gia­te, i bonus per le pic­co­le par­ti­te Iva, la pro­ro­ga dei 500 eu­ro per i di­ciot­ten­ni e per l’ag­gior­na­men­to pro­fes­sio­na­le per gli in­se­gnan­ti, le in­fra­strut­tu­re per il Sud e il pon­te sul­lo Stret­to. La po­ten­za di fuo­co è im­pres­sio­nan­te.

Sia la si­ni­stra Pd che il cen­tro­de­stra non au­spi­ca­no una ca­du­ta im­me­dia­ta di Ren­zi e tan­to­me­no elezioni an­ti­ci­pa­te: non sa­reb­be­ro pron­ti. Non vo­glio­no ab­bat­ter­lo, ma fe­rir­lo gra­ve­men­te per trat­ta­re in po­si­zio­ne di van­tag­gio li­ste e nuova leg­ge elet­to­ra­le. Ma pur aven­do avu­to una for­ma­zio­ne de­mo­cri­stia­na, Ren­zi è uo­mo di sfon­da­men­to. C’è per­ciò da spe­ra­re che se vin­ce il Sì, sap­pia ge­stir­si con sag­gez­za ed equi­li­brio.

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