Ezio Bos­so al­la Fe­ni­ce «Suo­ne­rò Men­dels­sohn e Ba­ch co­me il ven­to»

Il Gazzetino (Venezia) - - Cultura&società - Ric­car­do Pe­ti­to rock col­to?

Spie­ga­re agli ar­chi di suo­na­re «co­me se il ven­to dal fon­do do­ves­se spin­ge­re su chi sta di­nan­zi» è me­ta­fo­ra che ben ren­de l'idea di suo­no ri­chie­sta; la sor­pre­sa di non tro­va­re un «piz­zi­ca­to» su­gli spar­ti­ti e far­lo ag­giun­ge­re a ma­ti­ta si tra­mu­ta in un mo­men­to com­pli­ce, di ca­me­ra­ti­smo. Le pro­ve aper­te di un con­cer­to re­ga­la­no mo­men­ti inat­te­si: lo sa be­ne il ce­le­bre Ezio Bos­so, che con ta­le for­mu­la ha scel­to di an­ti­ci­pa­re il con­cer­to di lu­ne­dì al­le 20, che lo ve­drà pro­ta­go­ni­sta al­la Fe­ni­ce: di­ri­ge­rà l'or­che­stra Fi­lar­mo­ni­ca del Tea­tro col vir­tuo­so Ser­gej Kry­lov al vio­li­no. Si ascol­te­rà, tra il "Con­cer­to bran­de­bur­ghe­se n.3" di Ba­ch e la "Sin­fo­nia n. 4 in La mag­gio­re op. 90" di Men­dels­sohn, una com­po­si­zio­ne del­lo stes­so Bos­so, il Con­cer­to per vio­li­no No.1 "Eso­con­cer­to". No­no­stan­te il cur­ri­cu­lum di gran­dis­si­ma va­len­za, la po­po­la­ri­tà del com­po­si­to­re, pia­ni­sta e di­ret­to­re to­ri­ne­se Ezio Bos­so è "esplo­sa" con la par­te­ci­pa­zio­ne co­me ospi­te al Fe­sti­val di San­re­mo; la sua in­cre­di­bi­le vi­ta­li­tà e l’en­tu­sia­smo pa­io­no an­nul­la­re la ma­lat­tia neu­ro-de­ge­ne­ra­ti­va pro­gres­si­va dal qua­le è af­fet­to. Pri­ma del­le pro­ve, lo ab­bia­mo in­con­tra­to. Mae­stro, in­nan­zi­tut­to, per­ché la scel­ta di «pro­ve aper­te», che si pro­trar­ran­no fi­no a con la stes­sa!» Co­me è av­ve­nu­ta la scel­ta del pro­gram­ma? «Io mi ri­ten­go più bee­tho­ve­nia­no, di­co sem­pre che Bee­tho­ven è il mio pa­pà, ma lo è sta­to an­che di Men­dels­sohn, e il pa­dre di tut­ti è Ba­ch... Il mio è un con­cer­to per vio­li­no che rac­chiu­de al suo in­ter­no al­cu­ni prin­ci­pi eso­te­ri­ci, in­fat­ti si chia­ma "Eso­con­cer­to": vi ho in­se­ri­to una ci­ta­zio­ne for­ma­le del con­cer­to for­se per ec­cel­len­za per vio­li­no, quel­lo di Men­dels­sohn. Al­tro le­ga­me: Men­dels­sohn è co­lui che ha con­tri­bui­to al­la ri­sco­per­ta di Ba­ch: la scel­ta di un con­cer­to Bran­de­bur­ghe­se è sta­ta det­ta­ta dal­la vo­lon­tà di pro­por­re un pro­gram­ma, di­cia­mo co­sì, in cre­scen­do, far esplo­ra­re tut­te le pos­si­bi­li­tà di un'or­che­stra. C'è pu­re un le­ga­me con Ve­ne­zia, Ba­ch era in­na­mo­ra­to di Vi­val­di e nel ter­zo Bran­de­bur­ghe­se ci so­no del­le ci­ta­zio­ni vi­val­dia­ne evi­den­ti». Il suo eclet­ti­smo l'ha por­ta­ta ad esplo­ra­re ter­ri­to­ri mu­si­ca­li di­ver­si: esi­ste per lei un «In­dub­bia­men­te, so­prat­tut­to quel­lo in­gle­se, nei grup­pi di fi­ne an­ni Ses­san­ta, in grup­pi co­me The Who che por­te­ran­no al rock pro­gres­si­vo. Nei ca­si mi­glio­ri si as­si­ste­va ad una co­sa mol­to bel­la, che ap­par­tie­ne più a Ba­ch che al con­tem­po­ra­neo; nel rock non c'era la schia­vi­tù dell'ac­con­di­scen­den­za». Per la pri­ma vol­ta suo­na al­la Fe­ni­ce «Ci so­no dei tea­tri che ti com­muo­vo­no al so­lo pen­sie­ro, ri­co­no­sciu­ti da tut­ti co­me un ap­pro­do, e uno di que­sti è la Fe­ni­ce che, ol­tre­tut­to, sen­to par­ti­co­lar­men­te vi­ci­na: par­ti­re dal­la ce­ne­re e ri­co­strui­re... ne so qual­co­sa!»

«Pro­ve aper­te:

la mu­si­ca de­ve es­se­re

con­di­vi­sa»

DI­RET­TO­RE En­zo Bos­so al­la pro­va aper­ta del con­cer­to di lu­ne­dì al­la Fe­ni­ce

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