Gei­jo, un ve­ro tra­sci­na­to­re: «L’im­por­tan­te è vin­ce­re»

Il Gazzetino (Venezia) - - Ogni Sport - An­drea Fur­lan

È sta­ta la pun­ta di dia­man­te dell'im­po­nen­te mer­ca­to aran­cio­ne­ro­ver­de di que­st'esta­te, ha avu­to la sfor­tu­na di in­for­tu­nar­si du­ran­te il ri­ti­ro e do­ver at­ten­de­re qua­si due me­si per po­ter tor­na­re a cal­ca­re il cam­po. Do­me­ni­ca, con la sua pre­sta­zio­ne, Ale­xan­dre Gei­jo ha tra­sci­na­to il Ve­ne­zia, che gra­zie ai suoi pri­mi due gol del­la sta­gio­ne, ha avu­to la me­glio di un Te­ra­mo co­rag­gio­so, ca­pa­ce di por­tar­si in van­tag­gio. Un gol da ve­ro at­tac­can­te, il pri­mo, do­ve si è fat­to tro­va­re al po­sto giu­sto nel mo­men­to giu­sto du­ran­te un cao­ti­co calcio d'an­go­lo, al ter­mi­ne del qua­le è ar­ri­va­to la re­te del pa­reg­gio. Era so­la­men­te il tren­te­si­mo, ed ave­va ap­pe­na se­gna­to il pri­mo gol del­la sua sta­gio­ne sot­to la cur­va dei pro­pri ti­fo­si, ma sen­za in­du­gio, ha rac­col­to il pal­lo­ne fret­to­lo­sa­men­te per ri­por­tar­lo a cen­tro­cam­po. «Pur­trop­po, o per for­tu­na af­fer­ma il cen­tra­van­ti la­gu­na­re - ab­bia­mo l'obbligo di vin­ce­re sem­pre. È ve­ro, c'era tem­po, ma vo­le­vo ri­par­ti­re su­bi­to, co­sì co­me i miei com­pa­gni. Era­va­mo tut­ti con­ten­ti, ma non ci ac­con­ten­tia­mo mai, per que­sto ab­bia­mo cer­ca­to di ve­lo­ciz­za­re le co­se». In se­gui­to so­no ar­ri­va­te tan­te oc­ca­sio­ni, una tra­ver­sa, ed al­tri due gol, com­pre­so il suo se­con­do che ha mes­so in ghiac­cio la par­ti­ta. Un bel con­trol­lo di pet­to ed un si­ni­stro ad in­cro­cia­re che non ha la­scia­to scam­po all'estre­mo di­fen­so­re av­ver­sa­rio, che ha por­ta­to, ol­tre al­la si­cu­rez­za per i tre pun­ti, an­che una fo­la­ta di ven­to a spaz­za­re le po­le­mi­che per la ste­ri­li­tà dell'at­tac­co: «Ad es­se­re sin­ce­ri, que­sto non è mai sta­to un pro­ble­ma nel­lo spo­glia­to­io. Ab­bia­mo la mi­glior di­fe­sa, che co­me di­ce sem­pre il mi­ster, è frut­to an­che del la­vo­ro del re­par­to of­fen­si­vo. Non è fa­ci­le in que­sto cam­pio­na­to tro­va­re spa­zi, non ab­bia­mo vo­lu­to far­ne un'os­ses­sio­ne. Sap­pia­mo che l'im­por­tan­te è vin­ce­re le par­ti­te». Co­sa che, co­me vi­sto do­me­ni­ca, non è mai da da­re per scon­ta­ta sul­la car­ta: «Il Te­ra­mo ci ha crea­to qual­che pro­ble­ma con il lo­ro pres­sing al­to. Era­no be­ne or­ga­niz­za­ti e po­te­va­no con­ta­re sul­la ve­lo­ci­tà dei lo­ro at­tac­can­ti. A di­mo­stra­zio­ne del fat­to che non c'è gran­de dif­fe­ren­za tra chi de­ve vin­ce­re il cam­pio­na­to e chi si de­ve sal­va­re. Nes­su­na par­ti­ta fi­ni­sce 4-0, le squa­dre di que­sto gi­ro­ne so­no tut­te buo­ne for­ma­zio­ni». Al­la fi­ne, re­sta co­mun­que la sod­di­sfa­zio­ne per i gol e per il ri­sul­ta­to: «Fa sem­pre pia­ce­re segnare, ci man­che­reb­be, ma non è la co­sa più im­por­tan­te. So­lo se quan­do esco dal cam­po ho da­to tut­to so­no sod­di­sfat­to, e se ho se­gna­to so­no con­ten­to. Ma se vin­cia­mo sen­za i miei gol va be­ne ugua­le».

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