Reyer, se­ra­ta da in­cu­bo

Il Gazzetino (Venezia) - - Basket - Ste­fa­no Ba­ba­to

Bu­sca­glia non è un fes­so e, sen­za spre­mer­si par­ti­co­lar­men­te le me­nin­gi, ha ca­pi­to che per bat­te­re que­sta Reyer ser­vi­va so­prat­tut­to una co­sa: or­di­na­re ai suoi ester­ni di to­glie­re fin da su­bi­to l’aria a Hay­nes, Mc­gee e To­nut, man­te­nen­do il ba­ri­cen­tro del­la di­fe­sa ben al­to, for­te del fat­to che la pe­ri­co­lo­si­tà dei pseu­do lun­ghi oro­gra­na­ta è li­mi­ta­tis­si­ma. Nel sen­so che il coa­ch di Tren­to ha pri­vi­le­gia­to in­tel­li­gen­te­men­te gli aiu­ti sui pic­co­li piut­to­sto che sui lun­ghi di De Raf­fae­le. Tan­to non ce n’era bi­so­gno.

"Ag­gres­sio­ne" si­ste­ma­ti­ca che ha pro­dot­to i frut­ti spe­ra­ti (da Bu­sca­glia): sca­va­re su­bi­to un sol­co im­por­tan­te e so­prat­tut­to far "sba­rel­la­re" men­tal­men­te Hay­nes e Mc­gee che di fat­to non so­no mai en­tra­ti in par­ti­ta fi­nen­do nel­le re­te (più psi­co­lo­gi­ca che tec­ni­ca) dell’ot­ti­ma e an­co­ra una vol­ta ben co­strui­ta squa­dra tren­ti­na.

È que­sto ciò che ha fat­to la dif­fe­ren­za ie­ri se­ra al Ta­lier­cio. E fin­chè al­la Reyer non en­tre­rà in te­sta che il gio­co in­ter­no e la di­fe­sa del fer­ro vi­ci­no al pro­prio ca­ne­stro rap­pre­sen­ta­no due di­men­sio­ni fon­da­men­ta­li del basket, gli oro­gra­na­ta di stra­da ne fa­ran­no sem­pre fi­no a un cer­to pun­to. Che in pa­ro­le po­ve­re si­gni­fi­ca at­trez­zar­si di lun­ghi ve­ri, ade­gua­ti e pos­si­bil­men­te di qua­li­tà. Non è un ca­so che Jef­fer­son, lun­go più che discreto ma non cer­to tra­scen­den­ta­le, ab­bia spa­dro­neg­gia­to vi­ci­no al fer­ro as­sie­me a Ho­gue. En­tram­bi han­no mes­so sul piat­to sot­to ca­ne­stro quel­la fi­si­ci­tà e atle­ti­smo che la Reyer me­dia­men­te non ha. E i con­ti, vi­ci­no al fer­ro, si fan­no pre­sto a fa­re in ca­sa oro­gra­na­ta: Pe­ric og­get­ti­va­men­te in que­sto mo­men­to è un fan­ta­sma, nel sen­so che è dav­ve­ro giù fi­si­ca­men­te. Ort­ner è sem­pre sta­to una via di mez­zo e non si pos­so­no pre­ten­de­re mi­ra­co­li. Ei­jm di fat­to è un’ala e non si può pen­sa­re di far qua­dra­re il cer­chio af­fi­dan­do­si so­lo ai suoi ge­ne­ro­si aiu­ti ed Ha­gins, per quan­to ie­ri si sia da­to da fa­re, non è il gio­ca­to­re idea­le per con­te­sta­re la fi­si­ci­tà dei pa­ri ruo­lo avversari. In po­che pa­ro­le le pri­me tre par­ti­te di cam­pio­na­to (ma an­che le ami­che­vo­li di pre sea­son) han­no det­to che la Reyer vi­ci­no al fer­ro ha gli stes­si iden­ti­ci pro­ble­mi del­le scor­se sta­gio­ni con tut­te le ri­per­cus­sio­ni tec­ni­che del ca­so.

Chia­ro che il cam­pio­na­to è ap­pe­na ini­zia­to e le co­se pos­so­no cam­bia­re. Su que­sto non ci pio­ve. Ma non vor­rem­mo che an­che que­st’an­no la Reyer si tro­vas­se tra un po’ nel­le con­di­zio­ni di fa­re del­le scel­te im­por­tan­ti in uno dei ruo­li chia­ve; quel ruo­lo che per un mo­ti­vo o l’al­tro con­ti­nua a rap­pre­sen­ta­re una sor­ta di in­cu­bo. Spe­cie se ogni coa­ch che si tro­ve­rà ad af­fron­ta­re gli oro­gra­na­ta ap­pli­che­rà l’in­tel­li­gen­te pia­no par­ti­ta di Bu­sca­glia.

E non è un ca­so che sia Hay­nes che Mc­gee ab­bia­no ti­ra­to con per­cen­tua­li pes­si­me, in­ner­vo­si­ti dal­la pres­sio­ne si­ste­ma­ti­ca mon­ta­ta dai tren­ti­ni. A tal pro­po­si­to pre­oc­cu­pa un po’, e la con­si­de­ra­zio­ne an­drà te­sta­ta nei pros­si­mi mat­ch, il fat­to che Hay­nes fa­ti­chi a pren­de­re per ma­no la squa­dra. Nel sen­so che ie­ri si è di­mo­stra­to tut­to fuor­chè un lea­der. Si sa­pe­va che non era un play ma piut­to­sto una "combo", e fin qui nul­la di stra­no. Ma ie­ri ser­vi­va un po’ più di te­sta e di per­so­na­li­tà...che non si so­no vi­ste.

I cam­pa­nel­li d’al­lar­me, pa­le­si e chia­ri, so­no dun­que suo­na­ti (e non da og­gi) e co­me det­to una set­ti­ma­na fa non sa­rà fa­ci­le per coa­ch De Raf­fae­le far qua­dra­re i con­ti. Per­chè sot­to ca­ne­stro, in at­tac­co e in di­fe­sa, non ci sia­mo pro­prio. E gli er­ro­ri de­gli ester­ni par­to­no pro­prio dal­la man­can­za di quel­la di­men­sio­ne, fon­da­men­ta­le per gli equi­li­bri di qual­sia­si squa­dra.

La par­ti­ta ha avu­to un an­da­men­to ad ela­sti­co con Tren­to che è su­bi­to scap­pa­ta sfrut­tan­do co­me det­to la gran di­fe­sa su­gli ester­ni e la fi­si­ci­tà di Jef­fer­son, Ho­gue e di Bal­di Ros­si vi­ci­no al fer­ro (7-24 ad ini­zio del se­con­do pe­rio­do). La Reyer ha cer­ca­to di rien­tra­re au­men­tan­do la pres­sio­ne di­fen-

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