Il trion­fo dei Sar­ries Per Far­rell la par­ti­ta del­la con­sa­cra­zio­ne

Il Gazzettino (Pordenone) - - Ogni Sport - DI AN­TO­NIO LI­VIE­RO

Sa­ra­cens, finalmente. No­ve an­ni do­po l’ul­ti­mo trion­fo fir­ma­to Wa­sps, il ti­to­lo eu­ro­peo per club tor­na in In­ghil­ter­ra. Do­po due se­mi­fi­na­li e una fi­na­le (per­sa con­tro i ga­lat­ti­ci di Tou­lon), il suc­ces­so dei Sar­ries rien­tra nel­la lo­gi­ca del­le co­se ol­tre che in quel­la del­le pro­ba­bi­li­tà. La squa­dra di Mc­call era già so­li­da, or­ga­niz­za­ta, do­ta­ta di una di­fe­sa spie­ta­ta. Le man­ca­va la pie­na ma­tu­ra­zio­ne di al­cu­ni suoi gio­ca­to­ri im­por­tan­ti e, gra­zie ad es­sa, una ul­te­rio­re cre­sci­ta tat­ti­ca e men­ta­le del grup­po. Co­sa pun­tual­men­te av­ve­nu­ta in que­sta sta­gio­ne che ve­de il club lon­di­ne­se chiu­de­re im­bat­tu­to la Cham­pions Cup (9 vit­to­rie in al­tret­tan­te par­ti­te, un re­cord) e pri­meg­gia­re in cam­pio­na­to. Que­sta Cop­pa rap­pre­sen­ta la pie­na con­sa­cra­zio­ne di Owen Far­rell all’aper­tu­ra. Il gio­ca­to­re più at­te­so del­la fi­na­le di Lio­ne ha vin­to ai pun­ti il duel­lo con Dan Car­ter fin­ché il di­vi­no All Black è sta­to in cam­po. Cioè in un pri­mo tem­po in­ghiot­ti­to dal di­lu­vio, con la pal­la ri­dot­ta a un pez­zo di sa­po­ne, do­ve con­ta­va sba­glia­re me­no. Ma an­che in con­di­zio­ni estre­me, Far­rell è riu­sci­to a man­te­ne­re la ne­ces­sa­ria fred­dez­za e a da­re un’im­pron­ta al mat­ch. Va det­to che un pol­pac­cio do­lo­ran­te, li­mi­ta­va a Car­ter la de­strez­za nei cal­ci, tan­to da co­strin­ger­lo pri­ma a de­le­ga­re i piaz­za­ti poi ad usci­re ad ini­zio ri­pre­sa. Ma il pun­to non è que­sto. È che il gio­va­ne Far­rell ha gio­ca­to da lea­der ve­ro e da mat­ch­win­ner. Ha sa­pu­to fre­na­re il tem­pe­ra­men­to fo­co­so e istin­ti­vo, ge­sti­re con lu­ci­di­tà i mo­men­ti dif­fi­ci­li, ri­scat­tan­do la fi­gu­ra da pi­vel­lo ri­me­dia­ta nel­la fi­na­le di due an­ni fa con­tro l’uo­mo di ghiac­cio Wil­kin­son. Cen­to per cen­to dal­la piaz­zo­la, tut­ti dal suo pie­de i i pun­ti del­la vit­to­ria sul Ra­cing (21-9). So­prat­tut­to al­la grin­ta ha ag­giun­to scel­te di gio­co ef­fi­ca­ci, spe­cie al pie­de. Quan­do ri­ce­ve pal­la sul­la li­nea del van­tag­gio il suo cal­cio ra­den­te è le­ta­le e non ha or­mai più nul­la da in­vi­dia­re al grub­ber di Car­ter. Ri­spet­to al­le abi­tu­di­ni ha fat­to gio­ca­re as­sai me­no la li­nea dei tre­quar­ti, usan­do con par­si­mo­nia il pas­sag­gio, pri­vi­le­gian­do oc­cu­pa­zio­ne del cam­po e com­bat­ti­men­to spin­to. Ma an­che que­sto sa­per­si di­sci­pli­na­re tat­ti­ca­men­te fa par­te del­la sua cre­sci­ta. A di­re il ve­ro non è che sia cam­bia­to nel tem­pe­ra­men­to. I plac­cag­gi ro­ven­ti, ai li­mi­ti del­le re­go­le, han­no te­nu­to in ap­pren­sio­ne an­che sa­ba­to i ti­fo­si (ha ri­schia­to un gial­lo per una cra­vat­ta su Ma­soe) e ha man­ca­to un cal­cio in touche. Pe­rò è riu­sci­to a do­mi­nar­si. Ad equi­li­bra­re lo sti­le di gio­co sen­za per­de­re nul­la del­le sue pe­cu­lia­ri­tà, co­me di­mo­stra il cal­cio a se­gui­re di 50 me­tri a 2’ dal ter­mi­ne con­clu­so con un plac­cag­gio sul ri­ce­vi­to­re nell’area dei 22 me­tri fran­ce­si. E’ pia­ciu­to an­che nel­la ge­stio­ne dei tem­pi di gio­co e nel­le scel­te in sin­to­nia con Wig­gle­swor­th. Il me­dia­no di mi­schia è sta­to un al­tro ma­gni­fi­co pro­ta­go­ni­sta, as­sie­me al gio­iel­lo Ito­je (pre­mia­to co­me gio­ca­to­re eu­ro­peo dell’an­no). I cal­ci a se­gui­re del nu­me­ro 9 so­no sta­ti stre­pi­to­si. I suoi pie­di e quel­li di Far­rell han­no mes­so in trap­po­la i fran­ce­si e at­ti­ra­to su di lo­ro una pres­sio­ne enor­me in ogni set­to­re di gio­co.

STELLARE Owen Far­rell,

24 an­ni

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