CON UN SO­LO AT­TEN­TA­TO COL­PI­TI DUE PAE­SI

Il Gazzettino (Pordenone) - - Da Prima Pagina - ALES­SAN­DRO OR­SI­NI

Se si è trat­ta­to di un at­ten­ta­to ter­ro­ri­sti­co, la lo­gi­ca è la stes­sa che ha por­ta­to all'ab­bat­ti­men­to dell'ae­reo rus­so che sor­vo­la­va la pe­ni­so­la del Si­nai, il 31 ot­to­bre 2015: col­pi­re due pae­si con un so­lo at­ten­ta­to. Pu­tin e al Si­si, do­po ave­re sta­bi­li­to ot­ti­mi rap­por­ti, di­chia­ra­va­no(...)

SE­GUE DAL­LA PRI­MA

(...) di lot­ta­re in­sie­me con­tro l'isis. L'ae­reo tra­spor­ta­va cit­ta­di­ni rus­si, ma era de­col­la­to in ter­ri­to­rio egi­zia­no. An­che Hol­lan­de e al Si­si so­no le­ga­ti da una stret­ta al­lean­za nel­la lot­ta con­tro l'isis. L'ae­reo tra­spor­ta­va so­prat­tut­to egi­zia­ni, ma era de­col­la­to in ter­ri­to­rio fran­ce­se. Tut­ta­via, ciò che de­sta le mag­gio­ri pre­o­cup­pa­zio­ni per il fu­tu­ro è la mo­da­li­tà ipo­tiz­za­bi­le dell'at­ten­ta­to. Do­po l'11 set­tem­bre 2001, i controlli se­ve­ri ne­gli ae­ro­por­ti han­no im­pe­di­to ai ter­ro­ri­sti di sa­li­re a bor­do ar­ma­ti di bom­be e que­sto ha con­sen­ti­to a mi­glia­ia di pas­seg­ge­ri di ac­cet­ta­re di buon gra­do le fi­le spes­so in­ter­mi­na­bi­li. Ep­pu­re, l'isis sem­bra ave­re mi­glio­ra­to la stra­te­gia di al Qae­da. Il 26 gen­na­io 2016, l'agen­zia Reuters, ci­tan­do fon­ti vi­ci­ne al­le in­da­gi­ni, ri­ve­lò che la bom­ba sul vo­lo rus­so fu mes­sa da un mec­ca­ni­co di una com­pa­gnia egi­zia­na, il cui cu­gi­no si era uni­to all'isis in Si­ria. Se fos­se con­fer­ma­to, si por­reb­be il pro­ble­ma di di­fen­de­re i vo­li di li­nea non sol­tan­to dai ter­ro­ri­sti che cer­ca­no di en­tra­re nei no­stri ae­reo­por­ti, ma an­che dai ter­ro­ri­sti che so­no già den­tro, co­me ope­ra­to­ri re­go­la­ri. Que­sto po­ne il pro­ble­ma del ruo­lo che le pro­vin­ce dell'isis han­no nel­la dif­fu­sio­ne del ter­ro­ri­smo glo­ba­le, dal mo­men­to che con­sen­to­no ciò che gli ame­ri­ca­ni chia­ma­no "esten­sio­ne stra­te­gi­ca".

Gra­zie al­le ot­to pro­vin­ce uf­fi­cia­li dell'isis, pre­sen­ti in Egit­to, Li­bia, Al­ge­ria, Ni­ge­ria, Pa­ki­stan, Af­gha­ni­stan, Ye­men e Nord del Cau­ca­so, al Ba­gh­da­di ha mi­glio­ra­to la ca­pa­ci­tà po­ten­zia­le di col­pi­re i pae­si che bom­bar­da­no i suoi do­mi­ni in Si­ria e in Iraq. Le pro­vin­ce, inol­tre, gli con­sen­to­no una pos­si­bi­le via di fu­ga, nel ca­so in cui Raq­qa fos­se po­sta sot­to as­se­dio. Que­sto mo­stra la na­tu­ra mu­te­vo­le dell'isis che, men­tre ar­re­tra in Si­ria e in Iraq, ha sa­pu­to ela­bo­ra­re una stra­te­gia per av­vi­ci­nar­si ai suoi ne­mi­ci e ab­bat­ter­li con il mi­ni­mo sfor­zo: l'ae­reo rus­so, su cui mo­ri­ro­no 224 pas­seg­ge­ri, fu ab­bat­tu­to da una lat­ti­na di co­ca co­la con­te­nen­te esplo­si­vo.

Ol­tre a una ri­fles­sio­ne sul­la si­cu­rez­za dei no­stri ae­ro­por­ti, ne oc­cor­re un'al­tra che ci aiu­ti a ela­bo­ra­re una stra­te­gia di lun­go pe­rio­do per ri­dur­re i pro­ces­si di ra­di­ca­liz­za­zio­ne che con­du­co­no i gio­va­ni fon­da­men­ta­li­sti egi­zia­ni tra le brac­cia dell'isis. Il pun­to da chia­ri­re è che, in Egit­to, l'isis è un fe­no­me­no an­ti­co con un no­me nuo­vo. È in Egit­to che Ha­san al-ban­na fon­dò la Fra­tel­lan­za Mu­sul­ma­na nel 1928, ed è in Egit­to che vis­se Sayyd Qutb, l'ideo­lo­go più in­fluen­te dell'isla­mi­smo con­tem­po­ra­neo. An­che al Za­wa­hi­ri, l'at­tua­le ca­po di al Qae­da, è egi­zia­no.

Ne­gli ul­ti­mi ses­sant'an­ni, a par­te la bre­ve pa­ren­te­si rap­pe­sen­ta­ta dal fra­tel­lo mu­sul­ma­no Mor­si, l'egit­to è sta­to go­ver­na­to da quat­tro dit­ta­to­ri che han­no pe­san­te­men­te col­pi­to l'estre­mi­smo sen­za mai riu­sci­re a sra­di­car­lo. Pri­ma Nas­ser, che scam­pò all'at­ten­ta­to di un militante isla­mi­sta nel 1954; poi Sa­dat, che fu as­sas­si­na­to nel 1981; poi Mu­ba­rak, che è sta­to ro­ve­scia­to con il con­tri­bu­to de­ci­si­vo de­gli isla­mi­sti nel 2011; e in­fi­ne al Si­si, che è ber­sa­glia­to dal­le for­ze ra­di­ca­li co­me mai era av­ve­nu­to pri­ma. Que­sti quat­tro uo­mi­ni han­no com­bat­tu­to una guer­ra inin­ter­rot­ta con­tro quei lo­ro con­cit­ta­di­ni che vor­reb­be­ro ac­cre­sce­re il pe­so del­la re­li­gio­ne nel­la vi­ta pub­bli­ca. Se la sto­ria ha un sen­so, oc­cor­re co­glier­lo. E il sen­so è chia­ro: l'isla­mi­smo, in Egit­to, non può es­se­re scon­fit­to. Le spe­ran­ze di un Egit­to pa­ci­fi­ca­to so­no af­fi­da­te a una so­lu­zio­ne po­li­ti­ca che con­sen­ta la con­vi­ven­za tra isla­mi­sti e lai­ci. Il fat­to che l'espe­rien­za di Mor­si sia fal­li­ta non può es­se­re in­te­so co­me una con­dan­na eter­na al­la guer­ra ci­vi­le.

Fer­ma re­stan­do la con­dan­na del ter­ro­ri­smo, al­la po­li­ti­ca del­le "bar­ri­ca­te" - noi con­tro di lo­ro - bi­so­gne­reb­be con­trap­por­re la po­li­ti­ca dei "pon­ti", che si ba­sa su un ti­po di "ar­chi­tet­tu­ra cul­tu­ra­le", di cui gli ita­lia­ni so­no mae­stri. Re­pri­me­re, in­di­scri­mi­na­ta­men­te, la Fra­tel­lan­za Mu­sul­ma­na, sen­za of­fri­re nes­su­na pro­spet­ti­va, nem­me­no lon­ta­na, di un suo ri­tor­no nel­la vi­ta po­li­ti­ca, si­gni­fi­ca fa­vo­ri­re i pro­ces­si di ra­di­ca­liz­za­zio­ne ver­so il ter­ro­ri­smo dell'isis. A noi non pia­ce la Fra­tel­lan­za Mu­sul­ma­na, ma ciò che non pia­ce non per for­za de­ve es­se­re re­pres­so. L'egit­to non usci­rà da que­sto in­fer­no con gli ae­rei del­la Fran­cia, ma con i pon­ti dell'ita­lia.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.