STRA­GI IN VO­LO

Il Gazzettino (Pordenone) - - Lettere & Pinioni - Ales­san­dro Or­si­ni

La ri­ven­di­ca­zio­ne im­me­dia­ta con­sen­ti­reb­be al­la po­li­zia di re­strin­ge­re su­bi­to il cam­po del­le ri­cer­che, ren­den­do più fa­ci­le la cat­tu­ra de­gli au­to­ri del­la stra­ge. In que­sto ca­so, la ri­ven­di­ca­zio­ne tar­di­va aiu­ta i ter­ro­ri­sti a na­scon­der­si o a spo­star­si in un al­tro luo­go per con­dur­re un se­con­do at­ten­ta­to. La stra­ge con­tro la ma­ra­to­na di Bo­ston av­ven­ne il 15 apri­le 2013, ma la po­li­zia riu­scì a sco­pri­re l'iden­ti­tà dei due fra­tel­li Tsar­naev sol­tan­to quat­tro gior­ni do­po, quan­do Ta­mer­lan uc­ci­se il po­li­ziot­to Sean Col­lier, men­tre era di guar­dia al Mit. I due ji­ha­di­sti ave­va­no pia­ni­fi­ca­to di re­car­si a New York per rea­liz­za­re una se­con­da stra­ge e si guar­da­ro­no be­ne dal dif­fon­de­re un mes­sag­gio di ri­ven­di­ca­zio­ne che avreb­be mes­so la po­li­zia sul­le lo­ro trac­ce.

Il se­con­do ca­so di ri­ven­di­ca­zio­ne tar­di­va può ve­ri­fi­car­si in pre­sen­za dei co­sid­det­ti at­ten­ta­ti "dub­bi" ov­ve­ro quel­le stra­gi che po­treb­be­ro ave­re cau­se di­ver­se dal ter­ro­ri­smo, co­me un ae­reo che pre­ci­pi­ti im­prov­vi­sa­men­te. Il ri­tar­do nel­la ri­ven­di­ca­zio­ne è uti­liz­za­to per de­le­git­ti­ma­re i go­ver­ni ag­gre­di­ti. Quan­do i ca­pi di Sta­to, pie­ni di cau­te­la, af­fer­ma­no di non sa­pe­re se l'ae­reo è pre­ci­pi­ta­to a cau­sa di una bom­ba o di un gua­sto tec­ni­co, i ter­ro­ri­sti ot­ten­go­no il lo­ro ri­sul­ta­to che è quel­lo di di­mo­stra­re, at­tra­ver­so il mez­zo te­le­vi­si­vo, che i go­ver­ni ne­mi­ci non so­no in gra­do di con­trol­la­re il pro­prio ter­ri­to­rio. Mag­gio­re è il nu­me­ro di gior­ni in cui i ca­pi di Sta­to si pre­sen­ta­no da­van­ti al­le te­le­ca­me­re sen­za ri­spo­ste, mag­gio­re è il suc­ces­so del­la stra­te­gia dei ter­ro­ri­sti. Un'ascol­ta­tri­ce del­la tra­smis­sio­ne ra­dio­fo­ni­ca "Zap­ping" ha chie­sto, in di­ret­ta, co­me sia pos­si­bi­le che il go­ver­no fran­ce­se non rie­sca a con­trol­la­re ciò che ac­ca­de nell'ae­ro­por­to Char­les De Gaul­le: "So­no ester­re­fat­ta! È in­ve­ro­si­mi­le! Non rie­sco a ca­pa­ci­tar­mi di que­sta co­sa!".

Il ter­zo ca­so di ri­ven­di­ca­zio­ne tar­di­va può ve­ri­fi­car­si in pre­sen­za de­gli at­ten­ta­ti "cer­ti". Tal­vol­ta, i go­ver­ni han­no la cer­tez­za as­so­lu­ta di ave­re su­bi­to un at­ten­ta­to ter­ro­ri­sti­co, ma non rie­sco­no ad at­tri­bui­re la re­spon­sa­bi­li­tà a un'or­ga­niz­za­zio­ne pre­ci­sa. Sic­co­me la sco­per­ta del

no­me dell'or­ga­niz­za­zio­ne con­sen­te di iden­ti­fi­ca­re gli am­bien­ti da cui pro­vie­ne il pe­ri­co­lo, la ri­cer­ca del­la si­gla, quan­do si pro­trae per mol­ti gior­ni, in­de­bo­li­sce l'im­ma­gi­ne del go­ver­no e ac­cre­sce le pau­re tra i cit­ta­di­ni. L'at­ten­ta­to con­tro le Tor­ri Ge­mel­le av­ven­ne l'11 set­tem­bre 2001, ma fu ri­ven­di­ca­to da Bin La­den a fi­ne ot­to­bre, qua­si due me­si do­po.

La ri­ven­di­ca­zio­ne tar­di­va de­gli at­ten­ta­ti cer­ti ha un si­gni­fi­ca­to che può es­se­re com­pre­so be­ne se ab­bia­mo pre­sen­te la fru­stra­zio­ne, e il sen­so di im­po­ten­za, che pro­du­ce il co­sid­det­to "schiaf­fo del sol­da­to" ov­ve­ro quel gio­co di grup­po in cui un ra­gaz­zo vie­ne schiaf­feg­gia­to sul­la nu­ca da un coe­ta­neo che agi­sce al­le sue spal­le, in mez­zo ad al­tri ra­gaz­zi. Co­lui che vie­ne col­pi­to sa di ave­re ri­ce­vu­to uno schiaf­fo, e si gi­ra di scat­to, ma non po­trà in­ter­rom­pe­re gli at­tac­chi fi­no a quan­do non avrà da­to un no­me al suo ag­gres­so­re.

Esi­ste un quar­to ca­so di ri­ven­di­ca­zio­ne tar­di­va che può ve­ri­fi­car­si nel ca­so de­gli at­ten­ta­ti dei co­sid­det­ti dei "lu­pi so­li­ta­ri". In al­cu­ni ca­si, que­sto ti­po par­ti­co­la­re di ter­ro­ri­sta non ri­ven­di­ca la sua azio­ne per­ché non ha gli stru­men­ti cul­tu­ra­li per con­ce­pi­re una ri­ven­di­ca­zio­ne, o per­ché non ha i mez­zi per dif­fon­der­la, op­pu­re per­ché, es­sen­do so­lo, ha pau­ra di es­se­re sco­per­to dal­la po­li­zia, in ba­se al prin­ci­pio che, più mos­se fa un ter­ro­ri­sta, mag­gio­ri so­no le trac­ce che la­scia die­tro di sé. In al­tri ca­si, il lu­po so­li­ta­rio si ac­con­ten­ta di ave­re col­pi­to le per­so­ne og­get­to del suo odio e non gli oc­cor­re al­tro.

L'uni­co mo­do che ab­bia­mo per fron­teg­gia­re que­sta ter­ri­bi­le stra­te­gia dell'isis, che con­si­ste nell'uso di la­vo­ra­to­ri ae­ro­por­tua­li per ca­ri­ca­re lat­ti­ne esplo­si­ve nel­le sti­ve de­gli ae­rei, è quel­la di im­por­re a tut­ti i di­pen­den­ti de­gli ae­ro­por­ti, nes­su­no esclu­so, di sot­to­por­si a pro­ce­du­re più ri­gi­de di quel­le pre­vi­ste per i pas­seg­ge­ri co­mu­ni. Una si­mi­le stra­te­gia an­ti-ter­ro­ri­sti­ca im­por­reb­be di co­strui­re del­le cor­sie ap­po­si­te, im­po­nen­do al­cu­ni la­vo­ri di ri­strut­tu­ra­zio­ne all'in­ter­no de­gli ae­ro­por­ti.

Li bloc­che­re­mo in que­sto­mo­do.

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