Wen­ders e i mi­ste­ri dei ses­si

Dia­lo­go in 3d tra uo­mo e don­na in un giar­di­no: «Dal­la lo­ro dif­fe­ren­za na­sce la sto­ria»

Il Gazzettino (Pordenone) - - Spettacoli & Cultura -

VENEZIA - Un Sim­po­sio tra uo­mo e don­na in una sor­ta di giar­di­no dell'eden per con­fron­ta­re qua­li so­no le dif­fe­ren­ze tra i due ses­si e co­me si ve­do­no, si im­ma­gi­na­no. È quel­lo che ha por­ta­to, non sen­za co­rag­gio, al Li­do in con­cor­so Wim Wen­ders con Les beaux jours d'ara­n­juez (3D) film in 3D li­be­ra­men­te trat­to dal te­sto tea­tra­le Les beaux jours d'ara­n­juez (2012) di Pe­ter Han­d­ke. Pro­ta­go­ni­sti Re­da Ka­teb, So­phie Se­min (ex mo­glie di Han­d­ke a cui lo scrit­to­re te­de­sco ha de­di­ca­to que­sta pie­ce), Jens Har­zer e Nick Ca­ve.

Un uo­mo e una don­na in un giar­di­no (il film è sta­to gi­ra­to nell'abi­ta­zio­ne di Sa­rah Ber­nard) si in­ter­ro­ga­no sull'amo­re in una not­te d'esta­te. Ma più che un di­scor­so a due è l'uo­mo a in­ter­ro­ga­re la don­na per car­pir­ne i se­gre­ti, le co­se mai det­te, mai con­fes­sa­te.

Tra le ve­ri­tà ter­ri­bi­li che emer­go­no dal­la don­na quel­la che nel ses­so sia per­pe­tra­ta «una ven­det­ta con­tro l'uo­mo» e an­che che la pro­ta­go­ni­sta, la don­na non ha «mai ama­to dav­ve­ro un adul­to, ma so­lo i vec­chi e i bam­bi­ni». An­che per­ché «gli uo­mi­ni so­no fra­gi­li».

Sul­lo sfon­do, nel­la ca­sa che si af­fac­cia sul­la ter­raz­za do­ve tut­to si svol­ge, uno scrit­to­re (Jens Har­zer) im­ma­gi­na il dia­lo­go del­la cop­pia e ini­zia a scri­ve­re. O for­se è esat­ta­men­te il con­tra­rio, so­no i due pro­ta­go­ni­sti che rap­pre­sen­ta­no quel­lo che lui sta scri­ven­do.

«È dal­la dif­fe­ren­za tra uo­mi­ni e don­ne che co­min­cia la sto­ria dell'uma­ni­tà - ha det­to ie­ri Wen­ders al Li­do - Di fron­te al­la me­la del pa­ra­di­so ter­re­stre par­te la sto­ria eter­na che du­ra da sem­pre. Una sto­ria che ha cau­sa­to guer­re, ma an­che la co­sa più bel­la: l'amo­re. Il film non dà ri­spo­ste, ma è so­lo un con­ti­nuo in­ter­ro­gar­si».

Per­ché il 3D in un film con una sce­no­gra­fia co­sì mi­ni­ma­li­sta? «Vo­le­vo rap­pre­sen­ta­re il Pa­ra­di­so, vo­le­vo che il pub­bli­co sen­tis­se in­sie­me a me so­lo il ven­to e gli uc­cel­li­ni che can­ta­no. Ho già uti­liz­za­to il 3D tan­te vol­te ed è una tec­no­lo­gia mol­to de­li­ca­ta, cor­ri­spon­de in fon­do ai no­stri due oc­chi, ma non ave­vo mai ot­te­nu­to tan­ta pa­ce».

E an­co­ra sul fu­tu­ro del ci­ne­ma, di­ce ri­fe­ren­do­si all'ot­ti­mi­smo del di­ret­to­re ar­ti­sti­co del fe­sti­val di Venezia: «ap­pren­de­re che Al­ber­to Bar­be­ra è ot­ti­mi­sta sul fu­tu­ro di que­sta ar­te mi fa pia­ce­re. Spe­ro dav­ve­ro che il ci­ne­ma re­sti con noi, ma quan­do ve­do che i ra­gaz­zi guar­da­no i miei film su pic­co­li scher­mi, te­le­fo­ni­no o pal­ma­re, da una par­te so­no con­ten­to, ma poi mi chie­do per­ché de­di­ca­re tan­to im­pe­gno al­la rea­liz­za­zio­ne se ven­go­no vi­sti co­sì».

IN CON­COR­SO Wim Wen­ders

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.