Afo­ri­smi

Il Gazzettino (Pordenone) - - Borsa Mercati - ger­va­so­da­not­te@gmail di Ro­ber­to Ger­va­so

Com'è dif­fi­ci­le vi­ve­re nel pre­sen­te che non si fer­ma mai. Og­gi so­no di pes­si­mo buo­nu­mo­re. Per par­la­re tan­to di se stes­si ci vuo­le mol­ta fan­ta­sia. Il me­glio di me stes­so l'ho da­to. Non mi re­sta che il peggio. La buo­na memoria mi fa rim­pian­ge­re gli er­ro­ri del­la gio­vi­nez­za. È buo­no, for­te, fe­li­ce. E stu­pi­do. Di tut­te le qua­li­tà che Dio ci ha in­fu­so l'in­tel­li­gen­za è la me­glio na­sco­sta. Nes­sun in­tel­let­tua­le più di quel­lo im­pe­gna­to è con la puz­za sot­to il na­so. Puz­za di con­for­mi­sta. L'azio­ni­smo è na­to se­pol­to dal­la sua in­tran­si­gen­te po­chez­za. E' di­ven­ta­to di si­ni­stra per­chè ben­pen­san­te, di­spep­ti­co e mi­cro­fal­li­co. Il pro­gres­so avan­za, va­na­men­te trat­te­nu­to dai pro­gres­si­sti. Se un uo­mo che sta af­fo­gan­do chie­de aiu­to, io mi chiu­do su­bi­to in ca­bi­na. Voi non ave­te idea di che co­sa sia­no ca­pa­ci di fa­re le don­ne che par­la­no tan­to di amo­re pla­to­ni­co. Do­po tan­ti an­ni di con­vi­ven­za ci so­no due so­le an­co­re di sal­vez­za: la fri­gi­di­tà e l'im­po­ten­za. Guar­da­te in fac­cia chi og­gi vi dà del fa­sci­sta: per non ri­de­re, sba­di­glia­te. Non ab­ba­ia più, sba­va. Mai vi­ste co­sì po­che me­le e tan­ti ser­pen­ti co­me nel Pa­ra­di­so co­mu­ni­sta. A Vit­to­ria chie­do so­lo di far­mi di­men­ti­ca­re i tor­ti che mi ha fat­to su­bi­re. Una buo­na mo­glie de­ve es­se­re una buo­na aman­te. An­che per l'aman­te. Ama­re una don­na con il con­sen­so del ma­ri­to, non c'è me­ri­to. Vi­ve al di sot­to dei pro­pri mez­zi per far­si com­pa­ti­re. Nes­sun ge­ne­re let­te­ra­rio ti co­strin­ge a di­re la ve­ri­tà più dell'afo­ri­sma. È un ta­le gour­mand che rut­ta pri­ma di man­gia­re. La mia sa­lu­te è ap­pe­sa a un fi­lo. Di fer­ro. Quan­ti so­gni si so­no in­fran­ti con­tro gli sco­gli dell'agen­zia del­le En­tra­te. Ci vuo­le un bell'al­trui­smo a per­do­na­re i vi­zi e i di­fet­ti al­trui. So­no sta­to po­ve­ro; so­no sta­to ric­co; og­gi non so­no né ric­co né po­ve­ro. Do­ma­ni, sa­rò mor­to. La mia igie­ne è ga­ran­ti­ta da mia mo­glie che mi fa la doc­cia e dal­la ca­nuz­za Lo­la che la mat­ti­na al ri­sve­glio mi lec­ca il vi­so e le orec­chie con la sua af­fi­la­ta lin­guet­ta. Quan­ti sa­cri­fi­ci non ho fat­to per pau­ra che me ne chie­des­se­ro al­tri. Quan­ti ami­ci se ne so­no an­da­ti; ma an­che quan­ti ne­mi­ci. Quan­do un ne­mi­co muo­re ne par­lo ma­le co­me se fos­se vi­vo. Ma evi­to le re­pli­che. Bi­so­gna ave­re il co­rag­gio di con­di­vi­de­re la fe­li­ci­tà so­lo con noi stes­si. È l'ipo­cri­sia dell'uma­ni­tà che mi ha re­so co­sì ci­ni­co. Cia­scu­no ama a mo­do suo. E co­sì na­sco­no gli adul­te­ri. Guar­do lo spen­to fu­tu­ro con gli oc­chi lu­mi­no­si del pas­sa­to. Il suc­ces­so di un po­li­ti­co si ba­sa so­prat­tut­to sull'as­sen­za del­le vir­tù. È un pic­co­lo uo­mo che il ti­to­lo di mi­ni­stro ren­de an­co­ra più pic­co­lo. Non cre­do più nem­me­no in me stes­so. mi so­no fat­to trop­pe il­lu­sio­ni. Non mi so­no mai mon­ta­to la te­sta. Me la so­no fat­ta mon­ta­re. Una vol­ta, fra i suoi se­ni, mi tro­va­vo co­me fra due trin­cee con­trap­po­ste. Og­gi, dor­mo co­me fra due guan­cia­li. Chie­de­te­mi tut­to: ve ne pen­ti­re­te.

Per par­la­re tan­to di se stes­si ci vuo­le mol­ta fan­ta­sia

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.