«Io e Ro­me­ro, bloc­ca­ti nel su­per­mar­ket di Zom­bi»

Il pro­fe­ti­co film hor­ror del 1978 è sta­to ri­pro­po­sto a mez­za­not­te I ri­cor­di di Da­rio Ar­gen­to, l’am­mi­ra­zio­ne di Win­ding Refn

Il Gazzettino (Pordenone) - - Spettacoli Cultura - Adria­no De Grandis

Ci so­no de­gli Even­ti che re­ste­ran­no per sem­pre. Qua­si sem­pre so­no not­tur­ni, na­ti so­prat­tut­to da quel con­te­ni­to­re ge­nia­le che fu ne­gli an­ni ’80 “Mez­zo­gior­no mez­za­not­te”, a cui si de­vo­no vi­sio­ni in­di­men­ti­ca­bi­li. Ie­ri not­te è toc­ca­to a un ca­po­la­vo­ro del ci­ne­ma hor­ror, “Da­wn of the dead”, che nel 1978, all’usci­ta ita­lia­na, fu ri­bat­tez­za­to “Zom­bi”. Il re­gi­sta era il già emer­gen­te Geor­ge A. Ro­me­ro, ma la ver­sio­ne che ve­dem­mo in Ita­lia era quel­la ope­ra­ta da Da­rio Ar­gen­to, di­ver­sa an­che nel­la co­lon­na so­no­ra fir­ma­ta dai Go­blin.

Pro­prio il re­gi­sta di “Pro­fon­do ros­so” e “Su­spi­ria” è al Li­do do­ve ha pre­sen­ta­to, in pri­ma mon­dia­le, as­sie­me a Ni­co­las Win­ding Refn la co­pia re­stau­ra­ta in 4k (quel­la di Ar­gen­to), che non ha avu­to fil­tri o ac­co­ri­men­ti di­gi­ta­li per man­te­ne­re l’aspet­to ori­gi­na­le del­la pel­li­co­la. Che “Zom­bi” sia an­co­ra og­gi un film di va­lo­re as­so­lu­to, sia in ter­mi­ni ci­ne­ma­to­gra­fi­ci che po­li­ti­ci, è in­dub­bio. E i due re­gi­sti lo sot­to­li­nea­no con for­za: “Un film in­cre­di­bi­le ed è giu­sto sia sta­to pre­sen­ta­to a que­sto fe­sti­val, che da an­ni sta esal­tan­do i la­vo­ri di re­stau­ro dei gran­di clas­si­ci. Non è so­lo un film, è en­tra­to di di­rit­to nel­la cultura pop, mo­strò l’ame­ri­ca che sa­reb­be ve­nu­ta, un film pro­fe­ti­co. L’ar­te de­ve es­se­re pe­ri­co­lo­sa e “Zom­bi” è un film mol­to pe­ri­co­lo­so”, spie­ga il re­gi­sta da­ne­se di “The neon de­mon”. Fa eco Ar­gen­to: “Un film po­li­ti­co co­me po­chi. L’at­tac­co al cen­tro com­mer­cia­le e la sua di­stru­zio­ne so­no la rap­pre­sen­ta­zio­ne ri­vo­lu­zio­na­ria con­tro il con­su­mo e il Po­te­re eco­no­mi­co, che og­gi stri­to­la il mon­do. Gli zom­bi poi so­no per­so­nag­gi pri­vi di mo­ra­le e an­che in que­sto il film è pro­fe­ti­co. Og­gi gli amo­ra­li so­no in mas­sa nel mon­do, a ini­zia­re dai ter­ro­ri­sti”.

La sto­ria del­le due ver­sio­ni ov­via­men­te la rac­con­ta Da­rio: “So­no sta­to ono­ra­to di la­vo­ra­re as­sie­me a Geor­ge. Sia­mo ami­ci e non è co­sì co­mu­ne nel mon­do del ci­ne­ma. All’epo­ca par­la­ro­no di at­tri­ti tra noi, ma non era as­so­lu­ta­men­te ve­ro. Geor­ge fe­ce un film che era un ma­ni­fe­sto po­li­ti­co. Pri­ma di ini­zia­re a scri­ve­re e a gi­ra­re Geor­ge era de­pres­so, gli ca­pi­ta spes­so. Ci sia­mo vi­sti a New York e as­sie­me ab­bia­mo ri­tro­va­to l’en­tu­sia­smo. Lui poi è ve­nu­to a Ro­ma a scri­ve­re la sce­neg­gia­tu­ra, in un re­si­den­ce vi­ci­no ca­sa mia, poi an­dam­mo in­sie­me a Pitt­sbur­gh per gi­ra­re. Re­stam­mo bloc­ca­ti per 4 gior­ni den­tro quel su­per­mar­ket per la ne­ve: biz­zar­ro co­me, noi stes­si dal vi­vo, vi­vem­mo la stes­sa sce­na gi­ra­ta. Poi Geor­ge mi man­dò una ver­sio­ne mon­ta­ta lun­ghis­si­ma, io pro­vai a ri­dur­la e cre­do di aver fat­to un buon la­vo­ro. All’ini­zio Geor­ge era un po’ per­ples­so, ma con l’an­dar del tempo la amò quan­to la sua”.

Il film eb­be ovun­que, an­che in Ita­lia, pro­ble­mi con la cen­su­ra. Refn di­ce: “Si ac­cor­se­ro che non era so­lo un film d’in­trat­te­ni­men­to. Non si fan­no più film co­sì? Non sem­pre, ma vi­via­mo in una so­cie­tà do­ve lo spet­ta­co­lo è scam­bia­to per un su­per­mer­ca­to. Ma il suc­ces­so non dà il va­lo­re a un’ope­ra, so­lo il suo si­gni­fi­ca­to può far­lo. La crea­ti­vi­tà non è fat­ta per com­pia­cer­ci, ma per far­ci rea­gi­re”. Ma l’hor­ror vi­ve an­co­ra di lu­ce? Ar­gen­to è ti­tu­ban­te: “Og­gi è ge­ne­ral­men­te trop­po com­mer­cia­le. Se ne fai uno che fun­zio­na, ne pro­du­co­no su­bi­to al­tri 15 di fi­la. Og­gi l’hor­ror mi­glio­re si gi­ra in Orien­te. Ma già è un mi­ra­co­lo che un film co­me “Zom­bi” rie­sca an­co­ra a far di­scu­te­re e a es­se­re ri­pre­sen­ta­to nel­le sa­le”.

CLAS­SI­CO Una sce­na di "Da­wn of the dead", in Ita­lia in­ti­to­la­to "Zom­bi", se­con­do ca­pi­to­lo del­la sa­ga dei mor­ti vi­ven­ti di Geor­ge A. Ro­me­ro. Sot­to, Da­rio Ar­gen­to e Ni­cho­las Win­ding Refn.

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