Vio­len­za e fa­na­ti­smo nel we­stern all’olan­de­se

BRIM­STO­NE Una donna mu­ta per­se­gui­ta­ta da un pre­di­ca­to­re CA­ST Da­ko­ta Fan­ning, Guy Pear­ce e Jon Snow de "Il tro­no di spa­de"

Il Gazzettino (Pordenone) - - Spettacoli & Cultura - Giu­sep­pe Ghi­gi

“Non so­no le fiam­me a ren­de­re in­sop­por­ta­bi­le l’in­fer­no, ma l’as­sen­za di amore”, di­ce Guy Pear­ce, il ma­le­fi­co re­ve­ren­do di “Brim­sto­ne”, un in­quie­tan­te per­so­nag­gio di re­li­gio­so che sem­bra ave­re un con­to in so­spe­so e tut­te le in­ten­zio­ni di re­go­lar­lo. Po­treb­be es­se­re l’ini­zio di un film di Dreyer o di Berg­man, ed in­ve­ce lo sce­na­rio è dav­ve­ro di­ver­so: sia­mo nel Wild We­st, nel­le Bad­lands, una del­le re­gio­ni più ino­spi­ta­li de­gli Sta­ti Uni­ti d’ame­ri­ca, in quel Di­cian­no­ve­si­mo se­co­lo teatro e mon­do dei più ce­le­bri film we­stern. A gi­rar­lo non è un au­to­re hol­ly­woo­dia­no, ma Martin Koolhoven, olan­de­se, un eu­ro­peo, dun­que.

“So­no sem­pre sta­to un aman­te del ge­ne­re per­ché la­scia li­be­ri dai pa­ra­me­tri del rea­li­smo e ci si può ab­ban­do­na­re al­le in­con­gruen­ze sen­za ca­de­re nel ri­di­co­lo – so­stie­ne il re­gi­sta – pe­rò af­fron­tar­lo mi ha crea­to un bel po’ di ti­mo­re. Non è cer­to la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria del ci­ne­ma che in Eu­ro­pa si met­te in sce­na un we­stern. Ne­gli an­ni Ses­san­ta in Ita­lia Ser­gio Leo­ne, Duc­cio Tes­sa­ri, Ser­gio Cor­buc­ci si di­ver­ti­va­no a ri­co­strui­re il sel­vag­gio mon­do del go we­st tra Ro­ma e la Spa­gna. Il bel­lo era che pur am­bien­ta­ti in un uni­ver­so lon­ta­no man­te­ne­va­no il sa­po­re dell’ita­lia­ni­tà, il suo co­lo­re, i suoi tem­pi. Eb­be­ne, io ho cer­ca­to di fa­re al­tret­tan­to: da­re un sa­po­re olan­de­se a ‘Brim­sto­ne’ e que­sto si­gni­fi­ca per for­za di co­se dar­gli un sa­po­re cal­vi­ni­sta, quin­di di una mo­ra­le ri­gi­da e os­ses­si­va”.

Il film, oscu­ro e di­stur­ban­te viag­gio al­la ra­di­ce di un mistero e più in ge­ne­ra­le del­le per­ver­se de­ri­ve a cui può giun­ge­re il cie­co e acri­ti­co fon­da­men­ta­li­smo re­li­gio­so, ha uno sguar­do al fem­mi­ni­le, un cen­tro nar­ra­ti­vo del tut­to nuo­vo per il ge­ne­re.

“Il wild we­st nar­ra­to dal ci­ne­ma è sta­to sem­pre mol­to ma­cho, mol­to ma­schi­li­sta – so­stie­ne Koolhoven – e se ave­va qual­che per­so­nag­gio fem­mi­ni­le era sem­pre un con­tor­no, un gin­gil­lo gra­de­vo­le per i cow boys. Tut­ta­via vor­rei ri­cor­da­re che è so­lo il cin­quan­ta per cen­to di quel mon­do vi­ve­va in con­di­zio­ni di epi­ca ed anar­chi­ca av­ven­tu­ra, il re­sto se­gui­va le ri­gi­de re­go­le mo­ra­li e so­cia­li det­ta­te dal­la cul­tu­ra e dal­la re­li­gio­ne pro­te­stan­te-cal­vi­ni­sta”. An­che per Da­ko­ta Fan­ning, già pro­ta­go­ni­sta nel­la sa­ga “Twi­light”, che in­ter­pre­ta Liz una gio­va­ne ma­dre mu­ta che con­du­ce una vi­ta ap­pa­ren­te­men­te tran­quil­la in­sie­me al­la fa­mi­glia e poi in­ve­ce ini­zia a su­bi­re ogni sor­ta di ef­fe­ra­tez­ze, il film spo­sta il cen­tro nar­ra­ti­vo: “Il we­stern è sta­to sem­pre il do­mi­nio dei ma­schi, era giun­to il tem­po che ac­ca­des­se il con­tra­rio, che a do­mi-

nar­lo fos­se uno sguar­do fem­mi­ni­le. Ma non è so­lo que­sto che mi ha in­cu­rio­si­to. Liz è mu­ta e per un at­tri­ce è una scom­mes­sa. Mi af­fa­sci­na­no le per­so­ne che co­mu­ni­ca­no col cor­po e non con le pa­ro­le, for­se rie­sco­no con le lo­ro vi­bra­zio­ni a di­re mol­to di più”. Nel ca­st, a pro­po­si­to di ido­li dei gio­va­ni, an­che Jon Snow de "Il tro­no di spa­de".

“Brim­sto­ne” non sa­rà un con­tro-we­stern, ma di si­cu­ro ro­ve­scia il per­cor­so bi­bli­co: dal pri­mo episodio, l’apo­ca­lis­se, si giun­ge al­la Ge­ne­si. “Il mio ob­biet­ti­vo non era di es­se­re bla­sfe­mo, an­che se qual­cu­no po­trà con­si­de­rar­lo co­sì, ma di ri­spet­ta­re la ve­ri­tà. Io non se­guo teo­rie, ma in­se­guo i miei per­so­nag­gi. E per­tan­to non vo­le­vo co­strui­re un per­cor­so li­nea­re. De­vo ri­cor­da­re che i no­stri sen­ti­men­ti non si muo­vo­no or­di­na­ta­men­te, e al­lo­ra per­ché rac­con­tar­li in se­quen­za?”

EF­FE­RA­TEZ­ZE In "Brim­sto­ne"

nul­la è ri­spar­mia­to al­le don­ne (e ai lo­ro figli) e la scel­ta

è quel­la di mo­stra­re ogni sor­ta di or­ro­re.

In basso a si­ni­stra, Da­ko­ta Fan­ning e Jon Snow. Qui a

de­stra, il re­gi­sta Martin Koolhoven con le pro­ta­go­ni­ste

fe­mi­ni­li. Nell’al­tra pa­gi­na, Guy

Pear­ce.

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